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Oliviero Rainaldi e la natura delle cose

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Dal 21 giugno al 1 agosto 2010, per la prima volta approda l’arte contemporanea nel Parco di Villa Aldobrandini. Il Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Sovraintendenza ai Beni Culturali, presenta infatti la mostra “Oliviero Rainaldi. La Natura delle Cose”. Un omaggio all’acqua e al suo potere evocativo, un viaggio a ritroso nel tempo tra miti e icone della letteratura e dell’arte all’interno di una delle ville storiche più raffinate e segrete di Roma. Villa Aldobrandini ha sempre avuto una relazione intima e costante con l’acqua, presente sul suo sito fin dall’Antichità. Rainaldi ha preso spunto da questa particolare dimensione ambientale per elaborare le sue installazioni, che dialogheranno con le radure, le palme e le vedute urbane della villa, grazie a quattordici progetti realizzati per l’occasione. “Il giardino diviene luogo di un’esposizione di opere create proprio per questo scenario, ideate per dialogare con i viali, con le aiuole, con le acque e con le prospettive. Si tratta di un dialogo tra la contemporaneità della creazione e la storia secolare che ha lasciato una considerevole traccia in questo luogo, in un accostamento che enfatizza le caratteristiche della materia naturale e della materia artificiale manipolata dalla mano dell’uomo” afferma Alberta Campitelli, Responsabile Parchi e Ville Storiche del Comune di Roma. Il lavoro di Rainaldi, che da oltre trent’anni si muove tra gesso, oro, marmo e vetro, si arricchisce in questo nuovo percorso della presenza vitale ed evocativa dell’acqua utilizzata come materia e superficie da modellare con i suoi segni e le sue invenzioni. La mostra, a cura di Costantino D’Orazio, sarà accompagnata da un catalogo Marsilio Editori con testi di Francesco Buranelli, Alberta Campitelli e Costantino D’Orazio. L’iniziativa si avvale del sostegno di Acea e Il Gioco del Lotto – Lottomatica e della collaborazione della Fondazione Pastificio Cerere e il supporto di Plein Air.
“Rainaldi non si è limitato ad un confronto “interno” con il suo lavoro, ma ha saputo costruire un dialogo con il contesto naturale e urbanistico di Villa Aldobrandini. Se ogni singolo lavoro ha trovato una collocazione che si sposa sapientemente con gli alberi del giardino, molte sculture sono state elaborate proprio a partire dall’osservazione del panorama cittadino che circonda il parco. L’artista ha voluto esaltare il fatto che la villa sia l’unico giardino pubblico pensile di Roma, sconosciuto ai più per questo suo carattere riservato e appartato, che offre scorci inediti del Centro Storico” sostiene Costantino D’Orazio, curatore della mostra.
“Rainaldi inizia ad elaborare quello che diventerà il “segno”, la “cifra” artistica più tipicamente rainaldesca: l’ascolto,l’attesa” afferma Francesco Buranelli, Segretario Pontificia Commissione Beni Culturali “Teste poste di profilo, di prospetto e di tre-quarti con occhi chiusi ed ampie orecchie. Una immagine che diventa una icona nel repertorio di Rainaldi: una icona quasi ossessiva, ripetitiva, che si trasforma, si muta negli anni perdendo gradualmente i tratti fisionomici iniziali che si atrofizzano nella parte inferiore del volto, per dare maggiore risalto alla forma più pura della scatola cranica che si sviluppa a dismisura fino ad assomigliare ad un uovo”.

Arianna Adamo