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PICASSO E LA SUA ROMA DEL 1917

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Un centinaio di opere in mostra al Vittoriano che onora l’Arlecchino dell’arte
Un indimenticabile viaggio organizzato con fantasia e rigore è presentato al museo del Vittoriano a Roma che fino all’8 febbraio terrà in scena l’omaggio a Picasso, l?Arlecchino dell?arte.

Le opere principali sono le prime due che si incontrano nel percorso guidato della mostra, entrambe del 1917: la prima è ?l?Italienne?, una delle due uniche tele che il pittore spagnolo ha lasciato a ricordo del suo soggiorno a Roma, di ritorno per la prima volta in Italia dalla Svizzera; è il ritratto, con stilemi cubisti molto ammorbiditi e colori squillanti tra il verde, il nero e il rosso; affascinante la sagoma di San Pietro sullo sfondo, di una fioraia di Anticoli Corrado, ripreso da una cartolina che si vendeva come souvenir. La seconda è un ?Arlecchino?, uno dei quattro presenti nel percorso della mostra, che arriva da Barcellona: un piano americano che come stile affonda le radici nel Rinascimento. Quadri molto diversi tra loro che esemplificano con efficacia la svolta che portò Picasso a sposarsi ad una pittura senza più schemi. I dipinti coprono un periodo di tempo tra il 1917 e il 1937, tra il viaggio in Italia e la creazione di Guernica trasportandoci nella visione di capolavori come la massiccia ?Donna che legge?, ?Arlecchino musicista? e la ?Natura morta con busto antico?. Da notare l’uso del colore celeste abbinato con il bianco per le figure fantastiche presenti nella sala centrale e i volti delle donne piangenti, misteriosi e deformati come solo Picasso sa trasformare. Non mancano acquarelli e sculture in bronzo, lettere, schizzi e foto dell’artista in diretta sulla Roma del 1917 con i suoi alberghi, i suoi bar, i suoi salotti. Imperdibile la galleria di incisioni della Suite Vollard con il suo fitto alternarsi di personaggi mitici, quasi un compendio dell?iconografia del Picasso maturo. Nell’osservare le opere si perdono i punti di riferimento della realtà concreta e lo spazio non è più il fattore comune che armonizza gli elementi del quadro: è un elemento come tutti gli altri che scompone le figure; alla fine della visita ci si ritrova ad aver trascorso più di un’ora in contemplazione assoluta senza essersene accorti: i sentimenti trascinano lo spettatore verso tutto ciò che non è simmetria, rigore, razionalità. E più di tutto rimane nella mente una frase dell’artista indimenticabile che ha rivoluzionato la storia dell’arte. Parole incise su uno dei padiglioni all’entrata della mostra. ?L’artista è un ricettacolo di emozioni venute da ogni parte: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una figura che passa, da una tela di ragno. Perciò l’artista non deve distinguere fra le cose. Per esse non esistono quarti di nobiltà?.

Orari: dalle 9,30 alle 19,30
Venerdi e sabato fino alle 23,30.
Ingresso: 10 euro, 7,50 ridotto.

Arianna Adamo