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“O sorprendenti viaggiatori! Dite, che avete visto?”

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Torna il Festival della Letteratura di Viaggio, una rassegna per celebrare il viaggio come strumento per la scoperta e la comprensione delle culture e dell’altrove.

Il Festival della Letteratura di Viaggio – ideato e realizzato dalla Società Geografica Italiana e da Federculture – giunge quest’anno alla sua terza edizione. Quattro giorni – dal 30 settembre al 3 ottobre 2010 – dedicati alle diverse forme di narrazione del viaggio. In calendario una quindicina di eventi – tra Villa Celimontana e Palazzo delle Esposizioni – con gli autori, viaggiatori e narratori a diverso titolo: scrittori, poeti, giornalisti, pittori, filosofi, attori, geografi, fotografi. Tra gli ospiti principali delle passate edizioni: Bernardo Bertolucci, Adonis, Tahar Ben Jelloun, Alberto Arbasino.

Come è nato il Festival della Letteratura di Viaggio?

“E’stata una combinazione, una congiunzione – racconta il curatore del programma, Antonio Politano, fotografo e giornalista, specializzato in reportage di viaggio per “National Geographic Italia”, “La Repubblica” e “L’Espresso”-  l’incontro tra due istituzioni come Società Geografica Italiana e Federculture, dove personalmente ho cercato di portare una visione del viaggio come accostamento, scoperta di luoghi e culture altre. La cosa bella e interessante credo sia la possibilità di mettere insieme  in un unico Festival discorsi diversi sul viaggiare. E questa volta narrativi, perché non si tratta di analisi tecniche o riflessioni sulle tendenze del mercato. Quello che volevamo fare – e che ancora ci interessa – è dar vita a delle occasioni di confronto e di racconto”.

Cosa è per te il viaggio?

“Il vero senso del viaggio è l’accostamento a qualcosa in qualche luogo. Ogni volta cerco di avere uno sguardo il più possibile aperto e di mettermi all’ascolto. Per viaggiare servono energia, tempo, risorse, voglia di vedere e di incontrare, di entrare in relazione. Per questo sarebbe bene viaggiare meno organizzati, meno protetti, e usando il più possibile i mezzi locali per incontrare la gente comune. Il viaggio è un moltiplicatore di intensità, dove le idee fatte e subite, le notizie dette, arrivate, sentite sembrano il più delle volte scomparire”.

Le forme di narrazione sono tante. Tu ne pratichi principalmente due. Qual è allora la differenza tra fotografia e scrittura?

“La fotografia racconta all’occhio ed è più immediata, perché è un istante catturato oppure un’associazione di scatti organizzati in una storia. La scrittura è un processo sedimentato, meditato. La fotografia urge, devi trovarla al momento, mentre la scrittura la puoi comporre anche con il tempo. La cosa interessante per chi fa questo mestiere è avere a disposizione due forme espressive e farle avanzare come binari che – pur diversi – vanno nella stessa direzione e corrono paralleli”.

Quali sono le anticipazioni per la prossima edizione?

“Quest’anno per la prima volta abbiamo cercato di trovare un filo rosso che potesse unire la maggior parte dei nostri incontri e abbiamo pensato al Levante e al Mediterraneo, dalle nostre coste fino a quelle della Turchia, di Israele, della Palestina e dell’ Egitto. Ci sarà un narratore sui generis che è l’inventore delle guide Lonely Planet, Tony Wheeler; un filosofo che si è interrogato a lungo sul senso dell’andare e per il quale l’errante è una figura centrale, Umberto Galimberti; ci sarà la mostra allestita a Palazzo delle Esposizioni dedicata alla Grande Venezia. Con carte geografiche, libri e atlanti di ieri – provenienti dalla Biblioteca della Società Geografica Italiana – accanto a fotografie di oggi di autori vari – per mostrare la contemporaneità degli stessi luoghi e delle persone che li abitano”.

Ilaria Campodonico