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Relocated Identities alle Officine Fotografiche

Un reportage sulle famiglie siriane che non esistono

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OFFICINE FOTOGRAFICHE –  Il 21 febbraio oltre all’inaugurazione del progetto vi è stata anche un’emozionate introduzione alla mostra multimediale e fotografica con gli interventi di Alessio Cupelli, Luca Sangalli, Maria Cuffaro e Giovanni Visone.

Relocated Identities è il progetto realizzato da Intersos e finanziato dal dipartimento per la protezione civile e aiuti umanitari della Commissione Europea (ECHO). L’intenzione è quella di monitorare e documentare le esperienze personali di uomini, donne e bambini e riuscire così a proteggerne e salvaguardarne la libertà e l’identità. Il fotografo Alessio Cupelli, già da anni collaboratore di Intersos (organizzazione umanitaria italiana), assieme alla produttrice multimediale Katia Marinelli, hanno trascorso molte settimane in Giordania per recuperare testimonianze di famiglie siriane senza identità che affrontano quotidianamente la sfida di normalizzare e legalizzare i personali documenti legali e civili.

Sette anni dopo l’inizio della problematica evacuazione della Siria, sono circa 5.200.000 i rifugiati registrati che sono ancora in cerca di protezione e sicurezza. Solamente in Giordania, ve ne sono 654.887, dato proveniente dall’UNHCR, ma è presente anche un numero altrettanto alto di profughi non registrati (approssimativamente 1.300.000) accampati fuori dai centri formali, principalmente limitrofi alle zone di Amman, Mafraq, Irbid e Zarqa, dove ovviamente la situazione tende ad inasprirsi maggiormente.

Sono purtroppo migliaia i rifugiati che hanno lasciato i campi di Zaatari ed Azraq in modo irregolare a causa della mancanza di opportunità di sostentamento, condizioni di vita difficile nei campi e l’impossibilità di poter ottenere permessi regolari per trasferirsi nelle comunità ospitanti. Scappare in questo modo però è molto pericoloso e grazie a questo reportage possiamo riuscire a comprenderlo molto bene. I controlli in Giordania sono frequentissimi, le multe da pagare molto alte e spesso nel momento in cui si viene sorpresi a muoversi senza l’adeguata documentazione, oltre il carcere, la seconda realtà è il rimpatrio in Siria.

Le famiglie vengono separate e la situazione viene caratterizzata da condizioni di vita opprimenti, difficoltà economiche, ovviamente sfruttamento lavorativo e discriminazione di genere. I bambini dall’età di sette anni non vengo praticamente più considerati come minori e purtroppo la diffusione dell’abbandono scolastico è altissimo.

Grazie a questo progetto e alla potenza delle immagini immortalate, riusciamo ad entrare nell’intimo di un mondo lontano dal nostro e in una realtà che sembra già essere stata dimenticata, nonostante la guerra in Siria non si sia ancora fermata. Proprio per la divulgazione e la sensibilizzazione a questo progetto è stato creato il sito http://relocatedidentities.intersos.org/  visibile anche all’interno dell’esposizione stessa, così da renderla più completa.

Alice Conti