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Sante Monachesi: un futurista istintivo e passionale

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La mostra al Museo della Fondazione Roma ripercorre, attraverso una selezione di circa 100 opere tra dipinti e sculture, il variegato percorso creativo di Sante Monachesi, artista futurista marchigiano, mettendone in evidenza i momenti più originali e soprattutto la sua attenzione rivolta all’uso in chiave artistica di materiali frutto delle nuove tecnologie industriali.


Nato in una piccola città marchigiana, Macerata, nel 1910 , per Sante Monachesi doveva apparire troppo chiusa nel suo riserbo rinascimentale e troppo angusta al giovane artista per soddisfare il suo desiderio di nuovo. Il Futurismo sembrò allora rappresentare per lui l’occasione per evadere da quel mondo provinciale. La mostra allestita nell’estate del 1922  presso il Convitto Nazionale era stata sufficiente ad innescare una bomba destinata a far deflagrare il sonnolento ambiente provinciale come la lettura del testo di Boccioni “Pittura e Scultura Futurista”. Monachesi divenne futurista e lo fu per il resto dei suoi giorni: il capo storico del movimento futurista , Marinetti , lo accolse a Roma e lo introdusse nel vivace laboratorio culturale dell’Urbe. Monachesi corrispose a quanti avevano creduto in lui creando sculture metalliche e dipinti di impronta futurista. Gli anni Cinquanta sono segnati dall’esperienza francese: visitando i sobborghi della capitale, ancora segnata dalle ferite lasciate dal secondo conflitto mondiale, Monachesi era rimasto impressionato dai grandi palazzi in costruzione ed elaborava la serie dei “Muri ciechi”, imponenti muraglie prive di finestre, rese dall’artista con ampie campiture di colore puro, rosso squillante, azzurro smaltato, bianco accecante, che si levano contro un cielo vaporoso e si fanno pura astrazione, ispirandosi a Utrillo, Marquet, Matisse e Dufy. L’atmosfera della metropoli francese, con la sua intensa vita notturna, con i teatri e i caffè letterari, stimolano in Monachesi il desiderio di elaborare opere nuove, animate da una gioia di vivere sincera. Ecco allora nascere la serie dedicata alle clownnesses, procaci donne nude che indossano cappelli simili a quelli dei clowns o delle fate rappresentate nelle miniature raffigurate dal pittore marchigiano nell’atto di danzare sospese nell’aria e sempre pronte a divertirsi, come le protagoniste di un eterno baccanale.

I colori puri, violenti, sempre più vivaci sugli sfondi che si vanno schiarendo nel corso degli anni fino a diventare bianchi, hanno il vigore primordiale di un approccio selvaggio e sensuale all’arte del dipingere, dominato dall’istinto e dalla passione, che è il tratto di tutta l’opera di Monachesi.

Instancabile promotore di nuovi movimenti artistici il pittore marchigiano nei primi anni Sessanta non rimase insensibile al progresso tecnologico e alla appassionante gara in corso fra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti per la conquista dello spazio. Nasce con lui l’Astralismo, al quale fece seguito nel 1962 un nuovo movimento “Agrà”, presentato nel 1964 in occasione della XIII Biennale di Venezia.

Ciò che và sottolineato e che è interessante in questo artista marchigiano, è il suo spaziare dalla pittura alla scultura, dalla letteratura al cinema, è la coerenza interna alle sue opere: l’espressione libera da condizionamenti, di autonomia artistica, di desiderio sperimentale, persino di anticonformismo, che tutto accomuna nel suo divagante procedere creativo.

Informazioni:

Roma, Fondazione Roma Museo
Via del Corso 320
Periodo della mostra: 21 settembre – 31 ottobre 2010
Orario: mar-dom 11-20 (l’accesso alla mostra sarà garantito fino alle ore 19.30)
Info: tel. 066786209
Biglietto intero: Euro 6,00; Ridotto Euro 4,00


Emanuela Maisto