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Steve McCurry in mostra al Macro di Testaccio

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Al Macro di Testaccio in mostra gli scatti più famosi di Steve McCurry fino al 29 aprile

McCurry ha cercato e trovato l’indimenticabile; molte delle sue immagini sono diventate icone moderne. Conosciuto maggiormente per l’uso evocativo che fa del colore, seguendo la tradizione documentarista, cattura l’essenza dell’animo umano.
Premiato diverse volte con il World Press Photo Awards, una sorta di premio Nobel della fotografia, Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia dei nostri tempi, punto di riferimento, anche in Italia, per un larghissimo pubblico, composto soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, si riconoscono. Guidato da un’innata curiosità e senso di meraviglia per il mondo e per le cose e persone che lo abitano, ha una strana capacità di attraversare i confini della lingua e della cultura per catturare storie di esperienza umana. Per questa ragione la maggior parte delle sue immagini sono di persone. Cattura il momento indifeso, l’anima più genuina che si affaccia, l’esperienza impressa sul volto. Cerca di trasmettere ciò che quella persona può essere. Ogni suo ritratto racchiude un complesso universo di esperienze, storie, emozioni, dolori, paure, speranze.

Veterano del National Geographic, sempre in viaggio in qualche parte del mondo, Steve McCurry ha fatto del viaggiare una sua dimensione di vita. Nato a Philadelphia, si laureò alla facoltà di Arte e Architettura della Pennsylvania. Dopo il lavoro per un quotidiano durato due anni, partì per l’India per iniziare come freelance. La sua carriera ha avuto una svolta quando, vestito in abiti tradizioniali, ha attraversato il confine del Pakistan per arrivare nell’Afghanistan controllato dai ribelli appena prima dell’invasione russa. Al ritorno, i rullini delle pellicole che aveva fatto cucire nei suoi vestiti contenevano le immagini che sarebbero state pubblicate in tutto il mondo facendo di lui il primo a mostrare il conflitto che si stava combattendo in quelle terre. Per questa impresa McCurry ha vinto la Robert Capa Golden Medal per il migliore reportage fotografico dall’estero, un premio dedicato ai fotografi che dimostrano un grande coraggio e che si rendono protagonisti di imprese eccezionali. Successivamente sono state molte le zone e i conflitti internazionali e civili oggetto di documentazione: Beirut, la Cambogia, le Filippine, la Guerra di Golfo, la Iugoslavia, l’Afghanistan e il Tibet.

L’attenzione dei suoi scatti è rivolta alle conseguenze umane della guerra; essi mostrano non soltanto che cosa la guerra cambia sul paesaggio, ma anche e piuttosto, i mutamenti che porta al volto umano. Il lavoro di McCurry è stato pubblicato in ogni principale giornale nel mondo e frequentemente compare nel National Geographic Magazine con gli articoli recenti sul Tibet, sull’Afghanistan, sull’Iraq, sullo Yemen e sul tempio di Angkor Wat, Cambogia. Il suo servizio a Ground Zero l’11 settembre fu un testamento all’eroismo ed alla nobiltà d’animo delle persone della città di New York.

Dal 3 dicembre 2011 al 29 aprile 2012, Steve McCurry è a Roma con una mostra organizzata negli spazi espositivi della Pelanda del MACRO di Testaccio. Le foto sono state scelte non con criteri spazio-temporali, ma per assonanza di soggetti e di emozioni, cercando i fili comuni e gli impensabili legami che accomunano luoghi e persone. L’allestimento è pensato come un villaggio nomade con una serie di volumi che si compenetrano tra loro per restituire quel senso di umanità che si respira nelle foto di McCurry. La mostra comprende oltre 200 fotografie: non manchano alcune delle icone, come il celebre ritratto della ragazza afgana dagli occhi verdi, scattate nel corso degli oltre 30 anni della sua straordinaria carriera di fotografo e di reporter; ma insieme ad una selezione del suo vasto repertorio, sono visibili per la prima volta i lavori più recenti, quelli prodotti tra il 2009 e il 2011: il progetto” The last roll” con 32 immagini scattate in giro per il mondo utilizzando l’ultimo rullino prodotto dalla Kodack, gli ultimi viaggi in Thailandia e in Birmania con una spettacolare serie di immagini dedicate al Buddismo e un lavoro inedito su Cuba . Infine esposta una selezione delle sue fotografie italiane, un magnifico omaggio all’Italia, frutto dei ripetuti soggiorni effettuati nel corso dell’anno passato in varie città e regioni, dal Veneto alla Sicilia, appositamente per questo evento.

MACRO Testaccio – La Pelanda
Dal 3 dicembre 2011 al 29 aprile 2012
Tutti i giorni, chiuso il Lunedì

 

Emanuela Maisto