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Alla Casa delle Culture l’incontro inaspettato tra due eroi: Amleto e Pinocchio

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È noto ormai da anni come nella Casa delle Culture confluiscano molteplici modi di concepire e praticare il teatro e come poi, da qui, si riverberino a chi ha il piacere di frequentare quest’ambiente. La programmazione di quest’anno, inserita nel Cartellone “Segnali d’ascolto” esprime una molteplicità di espressioni artistiche attraverso attori giovani in compagnia di autori altrettanto freschi, di spazi per incontrare le professioni e le idee che animano il Teatro. In questo variegato panorama si inseriscono altri spettacoli non strutturati nel programma redatto a inizio anno, quelle che alla Casa delle Culture chiamano “Pillole fuori Cartellone”. E proprio di una di queste pastiglie è “Io non conosco sembra”, di Fortunato Cerlino, autore e regista dello spettacolo. Ad incontrarsi sul palco saranno Amleto e Pinocchio, due “eroi” occidentali con cui tutti vengono a contatto in un modo o nell’altro, scontrandosi con loro o incontrandoli distrattamente. Due figure solo apparentemente inconciliabili, ma che rivelano una matrice comune: la favola. Perché se del burattino collodiano è ben nota la natura favolosa, in Amleto si nasconde dietro la superficie tragica. Infatti il protagonista dell’opera shakespeariana è lo stesso che popola i miti medievali e in una veste diversa da quella a cui siamo abituati, dell’uomo che si dibatte tra realtà e mania, tra furore distruttivo e salvaguardia di sé. Parliamo dell’opera di Saxo Gramaticus, storico danese del XI secolo che nel “Gesta Danorum” traccia le imprese degli eroi nazionali, riservando ad Amlodi (l’Amleto shakespeariano) la parte dello sciocco. In Amleto resterà la caratteristica tipica del folle di andare in direzione opposta rispetto alla realtà per svelarne l’immanente demenza. E in Amleto come in Pinocchio a rivestire tanta parte dell’esperienza del protagonista è la figura del padre, nella sua assenza o presenza, nella sua ricerca. Il regista ha tracciato una sintesi pregnante: “Lo spettacolo vuole raccontare il dialogo tra la materia e i sogni.  La favola incarnata è l’intenzione poetica del nostro progetto”. E l‘incontro tra materia e immaginario di questa “commedia-dramma” avviene in una comune stanza da letto. “È la stanza in cui Amleto sogna di essere Pinocchio e viceversa. Ho voluto intendere la vicenda del principe di Danimarca come una vicenda privata, che si compone tra mura domestiche. I ricordi assumono la consistenza delle ombre e tengono prigioniero il giovane principe che fatica ad essere re, finché non deciderà di incontrare il proprio fantasma, il proprio mito, per smettere di essere un uomo meccanico, di legno, e incarnare infine il proprio destino”.

Informazioni:
Casa delle Culture
Via San Crisogono 45 (Trastevere)
“Io non consco sembra”
Dal 29 Aprile al 5 Maggio


Stefano Cangiano