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“Filomena Martorano, ‘I fii so’ fii’”al Nuovo Teatro San Paolo sabato 7 e domenica 8 febbraio

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filomena

Un adattamento del famoso testo in versione romana

Al Nuovo Teatro San Paolo il 7 febbraio va in scena “Filomena Martorano ‘I fii so’ fii’”, una commedia di Eduardo De Filippo. lO spettacolo è un adattamento del famoso testo in una versione romana dinamica, commovente e sorprendentemente liberatoria, firmata dal regista Andrea Monti. Le musiche di Teresa De Sio.

FILOMENA MARTORANO – Presentata per la prima volta al Politeama di Napoli il 7 novembre 1946, Filumena Marturano è,  delle commedie di Eduardo, la più rappresentata in tutto il mondo. Accanto ad Eduardo l’opera è stata infatti portata in scena da Titina quindi da Regina Bianchi e Pupella Maggio, dopo di loro si sono avvicendati stuoli di illustri nomi italiani ed esteri, oltre alla famosa interpretazione cinematografica diretta da Vittorio De Sica con Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Racconta Andrea Camilleri che, in occasione della trasposizione televisiva della commedia, Eduardo disse a Regina Bianchi: “Regì, guarda che poi questo Titina se lo guarda». Regina Bianchi recitò con
tutta l’anima dando tutta se stessa. Alla fine del primo atto – negli anni ‘60 non c’era montaggio, si registrava un atto intero – Camilleri profondamente emozionato si precipitò ad abbracciare l’attrice che gli svenne tra le braccia per la tensione emotiva della recitazione che, con quelle parole, le aveva provocato Eduardo.
Tradotta in molte lingue la forza del testo di Eduardo non si può perdere. Con coraggio affronto la perfezione convinto che un personaggio così forte possa rivendicare rispetto in tutti gli idiomi. Ci vuole un cuore grande per far vibrare le corde dell’autore. Io, in quest’opera che ho visto in diverse salse, ci butto il mio, per restituire, con la mia lingua, un po’ dell’amore che l’autore continua a dispensare grazie alle innumerevoli repliche di questo fortunatissimo capolavoro.
(Andrea Monti)

SINOSSI – In una società che vede l’unione familiare sempre più difficile da preservare, e nella quale il concetto stesso di famiglia comincia da tempo ad assumere significati più ampi, diventa esempio illuminante la storia della protagonista di questo racconto teatrale. Filomena Martorano con grandi sacrifici, pratici e morali, decide di dedicare la propria vita a quella dei tre figli. Icona degli umili, dei disperati; viene sfruttata e ripetutamente esortata a guardarsi alle spalle, alla miseria che l’ha generata e alla mondezza che l’ha sfamata. Con tenacia e grande coraggio, affronta Domenico Soriano, borghese piccolo piccolo, chiamandolo a superare ipocrisie e pregiudizi per riconoscere le ragioni del sangue. “I figli so’ figli e so’ tutti uguali!”: questo il grido disperato di una ex prostituta votata a riscattare i disperati senza santi in Paradiso. Uno spettacolo emozionante, edificante e divertente per la musica di scena e la dinamicità degli intermezzi ballati.

RECENSIONE – La sfida di questo spettacolo parte dalla rilettura del testo, efficacemente tradotto dal napoletano al romanesco, ed adattato per trasformarlo in un atto unico di circa 90 minuti. Un lavoro sostanziale sul copione, che viene traslato dal dialetto originale (il napoletano storico di Eduardo De Filippo) ad uno altrettanto espressivo come il romanesco: Operazione che, incredibilmente, avviene tutto sommato senza grande sconvolgimento: a cambiare è sostanzialmente il tipo di musicalità, mentre il senso vero e profondo della storia resta intatto. Quasi a compensare questa virata linguistica, le musiche sono vivaci ‘ballate’ contemporanee di matrice partenopea: uno stacco azzeccato, vivacizzato da passi di danza folkloristica rivisitata, a metà fra pizzica e tarantella. Sono momenti
giocosi, godibili e utili a spezzare la tensione drammatica del testo, che riportano in scena le sonorità di Eduardo facendone vibrare l’anima. Se gli attori, Maurizio Faraoni (Mimmo Soriano) e Tiziana Salvatori (Filomena Martorano) soprattutto, sono ottimi interpreti del nuovo carattere romanesco, anche nelle coreografie si difendono egregiamente, e il risultato è una sequenza di immagini e quadri in corretta ed equilibrata armonia. Accanto a questa invenzione scenica, interessanti la scenografia e gli elementi visivi stilizzati: semplici sagome bianche, che inondate dalla pioggia di luci fluo diventano pannelli variopinti. Una chiave di lettura che mira ad essenzializzare, sfrondare ed alleggerire la più articolata scrittura del testo, mettendone in
risalto il nucleo: il compimento di una paternità.
 (© Donatella Codonesu).

INFO:
Filomena Martorano “I fii so’ fii”
Nuovo Teatro San Paolo
www.nuovoteatrosanpaolo.it

Sabato 7 febbraio, ore 20.30
Domenica 8 febbraio, ore 18.00
Ingresso: 10,00 €
Acquista o prenota la tua poltrona alla biglietteria o al numero 06-55340226