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I racconti di Edgar Allan Poe al Teatro Stanze Segrete

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Tre omicidi, tre storie, tre vite segnate dal genio della perversione

Carl, Edgar e Lucie si ritrovano insieme per caso, in comune hanno una colpa e il destino che li attende. Tutti e tre colpevoli di omicidio e tutti destinati a morire di lì a poco per scontare la loro pena. In poco più di un’ora ognuno ripercorre la propria vita, offrendo allo spettatore la possibilità e l’occasione di sentirsi in ogni storia, ritrovarsi a scandagliare la psiche di ognuno di questi personaggi, segnati da manie, nevrosi diverse eppure più normali di chiunque altro, fragili e incapaci di perpetrare la loro finzione di normalità nel mondo. Carl (Sebastiano Gavasso) uccide perché ossessionato dall’occhio azzurro della sua vittima e viene tradito dall’ossessione del battito del cuore del cadavere che nasconde sotto le tavole del pavimento. Edgar (Diego Migeni) racconta dell’improvvisa schiavitù nei confronti dell’alcool, della violenza sulla moglie e sui suoi animali, in particolare il gatto, che lo spingerà fino all’uxoricidio. Anche lui tradito da una debolezza si farà scoprire dalla polizia. Lucie (Sofia Vigliar) è un’insegnante, un’esperta di frenologia, dottrina che individua una divinità creatrice che dona ad ogni pare del corpo umano una propensione precisa, è un personaggio tra il filosofico e il folle, che racconta dell’uccisione del marito e della tranquillità conseguente che ha provato, fino al momento di rottura, a una corsa disperata per strada che equivale a una confessione. Queste due forze opposte e forse complementari caratterizzano ogni personaggio, da un lato l’istinto distruttivo, omicida, che prende corpo in un istante ma che evidentemente si sedimenta nel corso di una vita, e dall’altro l’impossibilità a tenere da parte le conseguenze di questa spinta distruttrice, il ritorno del rimosso che scompagina la serenità conseguente allo sfogo e quindi l’ammissione della colpa. L’uomo fa necessariamente i conti col suo passato  e fa i conti con se stesso, lo si capisce grazie ai racconti dei tre personaggi, Carl scrive in continuazione il suo nome su un muro come a non voler smarrire la sua identità e col chiaro scopo di lasciare una traccia di sé nel mondo, Edgar vuole “scaricare la sua anima” con il racconto e su tutti è la testimonianza della giovane donna, Lucie, ad essere chiarificatrice. È lei a parlare del “genio della perversione” che conduce gli uomini ad agire contro ogni ragione o secondo una ragione ingannevole, alcune volte coscienti dell’errore, in nome della salvezza, di una “salvaguardia dall’offesa” che si traduce però in autodistruzione. Ed è proprio Lucie a fare la considerazione finale e più vera, quando dice: “Non ricordateci soltanto come degli assassini, noi come voi siamo nati puri, il resto è diverso”. Questo il senso ultimo di queste tre testimonianze, restituito da una’ottima prova attoriale e dalla sapiente regia di Andrea Teodori, che riesce a raccogliere e sintetizzare la visione e il linguaggio di uno scrittore immerso nell’Ottocento ma più vivo che mai per chi lo legge e ancora di più per chi ha la possibilità di vedere i suoi racconti materializzarsi sulla scena. Una scena, quella del teatro Stanze Segrete, che non può essere più adatta. Personaggi e pubblico si fondono nello stesso nucleo di umanità, si sfiorano e si comprendono, ritrovandosi tutti, seppure per qualche momento, nella propria stanza segreta.


Edgar Allan Poe, “Racconti”
Teatro Stanze Segrete
Dal 23 novembre al 5 dicembre
Info: www.stanzesgrete.it, 06/6872690

Stefano Cangiano