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Il teatro e’ una giovane eroina

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Se un teatro sceglie di intitolarsi a un personaggio che attraversa e anima tutta la cultura europea e, a distanza di 2.500 anni, seduce ancora e genera riflessioni fondamentali sulla persona e sulla società, non è un caso.

Nel 2010 è stato così per il nato nel cuore del Testaccio. Un teatro che nel nome porta già la sua missione, la lotta che una realtà giovane come questa sceglie, in un periodo storico certo non favorevole, di intraprendere per offrire un nuovo spazio di espressione artistica. E solo i giovani sono dotati del coraggio necessario a sfidare le consuetduini, i lati più oscuri dell’esistente, proprio come l’eroina sofoclea, che, con la sua testimonianza, continua a parlare al mondo della necessità di rivedere costantemente i suoi equilibri e i suoi assetti, senza dimenticarsi dei legami fondamentali dell’uomo. Come quello con il teatro.
E con il primo spettacolo che segnaliamo restiamo all’interno della classicità, tornando all’epica di Omero. “Si chiamava Ulisse”, scritto e diretto da Gabriella Nicolosi e in scena dal 29 marzo al 1 aprile, parla di donne attraverso uno degli eroi della cultura europea. Le donne che accompagnano tutta la vicenda bellica troiana, a partire dalla causa scatenante, Elena, e costellano il viaggio di ritorno dell’uomo astuto per eccellenza nella sua patria, Itaca. Quello stuolo di personaggi che sembrano figure silenti, esclusivamente funzionali al percorso di Ulisse, diventa centrale in questo spettacolo, dove le protagoniste sul palco sono proprio le donne. Dee come la protettrice di Odisseo, Atena, figure mitiche come la maga Circe, Scilla e Cariddi, e donne “vere”, concrete, come Penelope, Nausicaa o Euriclea, che prendono corpo e parola e ricreano sulla scena pensieri che hanno attraversato due migliaia di anni, pensieri di donna che costruiranno un ritratto dell’eroe omerico diverso da quello a cui siamo abituati e mostreranno come, anche attraverso i millenni, certe vicende e certi ruoli siano rimasti costanti.
Potere e dote dei classici, che serbano insegnamenti a cui ritornare ogni volta che una riflessione si fa necessaria, per uscirne ristorati, vivificati. Come avviene anche con lo spettacolo “Saguenay black flow”, di Riccardo Bonino, in scena il 5 e 6 aprile. Anche qui la suggestione da cui prende le mosse e il nome lo spettacolo è mitica. Saguenay infatti è il regno di ricchezze e fortuna raccontato da una leggenda dei nativi americani della regione canadese che nel XVI secolo spinse numerosi conquistatori a esplorare territori impervi e sconosciuti, senza mai accedere a questo luogo mitico. A partire da questa metafora, nello spettacolo che è prima di tutto un concerto, le immagini accompagnano melodie e parole di Riccardo Bonino e dei sei tra musicisti e coristi che lo accompagnano sul palco, in questo spettacolo che racconta tanti viaggi ma una sola emozione, quella che li accomuna tutti e che incita a partire come facevano gli esploratori, con esiti ogni volta diversi.
Come diversa sarà la vicenda di Antigone e del teatro che porta il suo nome, una storia che ci auguriamo felice e d’esempio per quanti continuano a credere nel teatro.

 

“Si chiamava Ulisse”, dal 29 marzo al 1° aprile
“Saguenay black flow”, 5 e 6 aprile

Teatro Antigone
Via Amerigo Vespucci 42 (Testaccio)
338 65 85 664- 347 80 50 518
http://www.teatroantigone.it

Stefano Cangiano