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LES FAUSSES CONFIDENCES

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Nella suggestiva cornice del teatro India, va in scena per il mese di maggio ?Le false confidenze?, spettacolo diretto ed interpretato dal grande attore campano Toni Servillo. Si tratta di una pièce teatrale di Pierre Marivaux del 1737, che ricalca molto gli schemi della commedia dell?arte,

 

nella quale i personaggi partecipano più o meno consapevolmente, ed animati da sentimenti più o meno nobili, in complicati intrighi e giochi amorosi. Tema fondamentale di ?Le false confidenze? è il rapporto tra amore e denaro, Dorante (Andrea Renzi) è un bel giovane, raffinato ma senza soldi. Ama e desidera sposare una ricca vedova, interpretata magistralmente da Anna Bonaiuto, la ?Signora?. Il servo Dubois (Toni Servillo) come un burattinaio muove i personaggi reggendo gli intrighi e gli equivoci, che inevitabilmente sfuggiranno dal suo controllo.
Siamo in un interno borghese, tipicamente settecentesco, ma quello che muove i personaggi è una forza che fa muovere il nostro mondo anche oggi: l?interesse. Interesse che si cela dietro la ricchezza, dietro il desiderio di un riscatto sociale ed economico. E che ci fa interrogare su quanto siano veramente oneste e disinteressate le figure che animano questo raffinato intrigo.
C?è un?atmosfera di perenne attesa, si percepisce un ticchettio di sottofondo, come se fosse un vecchio orologio che scandisce ogni movimento e ogni silenzio. In questo modo il regista riesce a dare enfasi ai passaggi chiave dello spettacolo, nel momento in cui i personaggi si guardano e si sfiorano tutto sembra fermarsi intorno a loro. La scenografia è piuttosto essenziale, permette agli attori di muoversi rapidamente nelle loro schermaglie in un?atmosfera spesso cupa e ambigua, che vuole sempre alludere e giocare intorno a parole non dette. La psicologia dei personaggi viene messa a nudo dal regista, sono smascherate le loro debolezze ed insicurezze, l?incapacità di nascondere i propri sentimenti; è questo che riesce a rendere ogni intrigo e ogni equivoco mai banale o scontato. La grande forza dello spettacolo si ritrova nella finezza dei dialoghi, e nella incredibile teatralità di ogni personaggio. Anche i costumi sono molto curati e colpiscono per la loro pomposità eccessiva rispetto alla semplicità dell?ambiente che fa da contorno.  
Il regista ha affermato che ciò che lo ha più colpito del testo di Marivaux è la modernità del linguaggio, la sua essenzialità, il modo in cui i personaggi si incontrano, giocano o ingannano. Non a caso infatti, nella lingua francese il nome del grande drammaturgo ha dato origine al verbo marivauder, con il quale si  indica ?il gioco raffinato intorno alla sottigliezza dei casi sentimentali?.

Vittoria Pomponio