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Lo Shakespeare argentino

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Il Piccolo Teatro Campo d’Arte è un teatro giovanissimo. La sua fondazione risale al 2007, avvenuta ad opera di un gruppo di attori e registi uniti da una formazione artistica comune, basata sulle tecniche di Strasberg e Stanislavskij. Si recita, si insegna, si sperimenta, con un’attenzione sempre viva a tutte le arti performative. Tra le tante novità proposte per quest’anno dal giovane direttore artistico Andrea Bellocchi spicca “La cicatrice che per sempre resta”, lo spettacolo in scena dal 20 al 23 maggio ispirato al poemetto di William Shakespeare “Lo stupro di Lucreazia”. Il lavoro arriva dall’Argentina, con la drammaturgia di Laura Silva, che è anche attrice (con Matias Ferrer nella parte di Tarquino) e regista, insieme ad Emilce Puyada. In questo poemetto narrativo al centro della vicenda è Lucrezia, moglie di Collatino, nobile amico del re Tarquinio il Superbo, una donna esempio di fedeltà che verrà violentata proprio dal figlio del sovrano e che, presa dalla vergogna, si darà la morte, causando la cacciata dei Tarquini e il conseguente avvento della repubblica. Con Laura Silva non è più l’antica Roma a fare da sfondo alla vicenda, non c’è più una conseguenza politica, la vicenda è interamente umana, e soprattutto femminile. Shakespeare è lo spunto e l’ispirazione per far parlare il dolore di una donna che, violata, si sente privata di se stessa, del suo stesso essere e sentirsi donna. L’autrice e attrice dello spettacolo ha definito questo spettacolo una “supplica”, aggiungendo che però è anche un “richiamo a tutti quelli che di solito non si fermano a penare che una violenza sessuale non è un mero fatto isolato nella vita di una persona ma piuttosto la porta d’ingresso di un inferno dal quale, sovente, come in un labirinto, non si trova più la via d’uscita”. A questo coincide la morte, che non è più fisica ma interiore, simbolica. È la morte di ogni donna a cui viene sottratta la propria identità da un uomo. Anche le coordinate spaziali vengono meno, l’opera è ambientata in un “posto qualunque”, dove Lucrezia, oltre ad essere moglie di Collatino è anche “figlia, madre, sorella, fidanzata di qualsiasi persona presente fra gli spettatori”. A sostenere una drammaturgia tanto intensa è l’estetica del teatro d’immagine, dove la parola perde un primato assoluto per diventare elemento tra gli elementi, dove l’immagine parla da sola in sequenze che, in accordo con musica, luci, disegni, danno allo spettatore un’idea completa del significato che ha l’opera. Di fronte al grande specchio d’acqua che racchiude la scena, in cui si condensa tutta la carica metaforica di Shakespeare, ogni spettatore fa i conti con una violenza palesata, svelata, messa a nudo, ma che resta sempre inesprimibile.

Informazioni:
Piccolo Teatro Campo d’Arte
Via dei Cappellari 93 (Campo dé Fiori)
“La cicatrice che per sempre resta”
Dal 20 al 23 maggio

Stefano Cangiano