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Masked, Legami di sangue: l’intifada al teatro, lontano dai combattimenti e dentro la realta’ quotidiana

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Nel 1990 Ilan Hatsor, un giovane autore israeliano, decideva di scrivere un testo destinato a segnare un’epoca e ad avere un successo internazionale. Masked nacque allora e dopo la prima italiana dell’anno scorso al Teatro dell’Orologio viene ripresentato al Teatro Due Roma con la regia di Maddalena Fallucchi. La vicenda si articola attorno a tre fratelli palestinesi, Da’ud, Na’im e Halled,  che hanno scelto per le proprie vite strade differenti: il più grande fa il lavapiatti a Tel Aviv ed è accusato di essere una spia a servizio degli israeliani, il secondo ha scelto la strada del terrorismo ed è scappato tra le montagne per unirsi ad un gruppo chiamato “Le Tigri della Rivoluzione” mentre il più giovane, ancora incerto, è emotivamente lacerato dall’affetto che prova per entrambi. Non la guerra dunque, non i missili e le sassaiole, non gli scenari di distruzione da telegiornale, ma  un’intimità molto più evocativa, dalla quale traspare con evidenza e con una chiarezza a volte cruda la “tragedia” della guerra.  È il caso di parlare di tragedia, poiché Hatsor, ora quarantacinquenne, scrisse quest’opera sotto la suggestione dei “Persiani” di Eschilo, testo fondante del teatro greco ma che rappresenta anche un unicum e un’innovazione per lo spirito con cui fu ideato, aprendosi ai  “nemici”, nel tentativo da sempre arduo di comprendere e riconoscere le ragioni altrui. Hastor recupera questo spirito e la regista che ora ripropone Masked in Italia riconosce questo approccio al reale e al teatrale: “Quando ho letto questo testo, ne ho sentito immediatamente l’onestà intellettuale, la voglia da parte dell’autore di cercare di capire le ragioni dell’ “altro”. Masked è stato il primo testo israeliano che ha avuto il coraggio di affrontare il tema dell’Intifada e che, soprattutto, ha saputo farlo preservando la propria neutralità da ogni pregiudizio, senza esprimere sentenze storiche o politiche ma rendendo il valore universale della guerra, dei suoi risvolti su un’umanità tanto legata da vincoli di sangue quanto divisa nelle scelte e negli orizzonti vitali. Un ‘universalità dunque che si propone e ricompone proprio attraverso la frammentarietà dei tre fratelli, attraverso le loro molteplici peculiarità. Il conflitto tra fratelli recupera un antico archetipo della tragedia greca come anche l’unità di azione e l’“ispirazione” di questo spettacolo, che riesce ad essere per questo “tradizionalmente innovativo”, a fondere due componenti per cui il contrasto è solo postulato, come si crede scontato il conflitto cinquantennale tra israeliani e palestinesi ma che Hatsor, autore israeliano che mette in scena tre fratelli palestinesi, supera senza giudizi morali e prese di posizione, ma solo sospinto dalla voglia di comprendere, fino in fondo, davvero, con gli strumenti che solo il teatro potrebbe offrire. Ampliamo il concetto attraverso le parole di Maddalena Fallucchi: “Il teatro può sottolineare le ingiustizie, attraverso le emozioni può attivare meccanismi di maggiore comprensione e solidarietà. Purtroppo il problema sono gli interessi politici delle parti, e questo è molto più difficile da combattere. Ma più gente capisce, più gente “comprende” le ragioni dell’”altro”, maggiori possibilità si avranno di risolvere le cose”. Ricordiamo infine i tre giovani attori, Massimiliano Mecca, Fabio Pappacena e Michele Degirolamo, candidato al podio del premio ETI “Gli Olimpici del Teatro” nella categoria “attore emergente” proprio per Masked.

Informazioni:
Dal 9 al 21 marzo 2010
Teatro Due Roma
Vicolo due Macelli, 37
Tel. 06 6788259
Dal Martedì al Sabato: h 21, Domenica: h 18
Biglietti:Intero 15 €, Ridotto 12 €, Gruppi 8 €

Stefano Cangiano