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RITORNA AL VALLE LO SPETTACOLO TUTTO AL FEMMINILE “DUE PARTITE”

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Un viaggio in un piccolo universo di donne: alla ricerca dell?identità e dell?affettività

Torna al teatro Valle dal 10 aprile al 6 maggio uno degli spettacoli di maggiore successo della scorsa stagione: "Due partite".
Regista alla sua prima prova teatrale è Cristina Comencini, figlia del grande cineasta Luigi, da poco scomparso.

 

Chi la ha già apprezzata per film come "La bestia nel cuore" e "Il più bel giorno della mia vita", non resterà deluso: questo spettacolo, tratto dall’omonimo romanzo da lei stessa scritto, si presenta come un affresco su un piccolo mondo popolato da figure femminili apparentemente felici ed affermate, ma che in realtà svelano piano piano le loro frustrazioni ed insicurezze in una partita che sembra ripetersi all?infinito. È una commedia dai toni amari questa, nella quale l’autrice riflette sull’identità della donna, mettendo a confronto due generazioni: i sogni, le speranze e le ambizioni cambiano, e curiosamente l’unico legame che resta invariato è quello di amicizia e affinità che lega le protagoniste.  
Non si può non menzionare il cast d’eccezione, composto da quattro interpreti molto amate del mondo cinematografico e televisivo: Margherita Buy, Marina Massironi, Isabella Ferrari e Valeria Milillo, si rivelano all?altezza di questa grande prova teatrale.
Lo spettacolo si divide in due parti: la prima ambientata negli anni ’60, la seconda ai giorni nostri; la scena è la medesima: interno di un appartamento signorile, quattro donne, quattro amiche si incontrano, parlano, si confrontano, piangono, ridono, si uniscono di fronte alla nascita e alla morte.
L’atto iniziale fotografa uno dei numerosi giovedì in cui le interpreti si riuniscono come d’abitudine per una partita a carte mentre le rispettive bambine giocano a fare le mamme nella stanza accanto. Sono mogli che non lavorano, che dedicano tutte loro stesse alla famiglia ed ai figli, annoiate, arrabbiate, traditrici, tradite, speranzose vivono ancora in un’epoca in cui le loro esistenze trovano completamento e affermazione all?interno nell’unione familiare. E proprio per questo sognano per le loro figlie un futuro diverso. Cala il sipario con una nuova nascita e si riapre ai nostri giorni con un funerale. La scena è più o meno la stessa, anche le attrici, che ora interpretano le figlie e si rispecchiano nelle rispettive mamme. Non sono più casalinghe annoiate, le giovani donne oggi lavorano, sono piene di impegni e non hanno più tempo per partite a carte e vita da salotto, ma assomigliano comunque incredibilmente alle loro madri: stesse nevrosi, stesso carattere, stessa inquietudine esistenziale. Paradossalmente nessuna di loro ha dato alla luce bambini, il senso della famiglia è stravolto perché vissuto senza seguire più schemi rigidi e la ricerca della femminilità esplora nuovi territori. Le protagoniste si ritrovano a riflettere sulla loro identità, sul loro ruolo che è cambiato e indirettamente sul rapporto con l’altro sesso. Gli uomini sono invisibili: padri, mariti, amanti, amici raccontati vengono messi a nudo nelle parole delle protagoniste; sembra di immaginarli, anche loro sviscerati nelle loro ossessioni e debolezze, si muovono in un mondo borghese in piena crisi.Ma alla fine cosa rimane? Tra lacrime e risate la conclusione per l?autrice si ritrova nei versi maschili dedicati da un marito alla propria compagna, per il pubblico resta aperta invece la riflessione su cosa sia cambiato veramente da generazione a generazione e su cosa voglia dire essere donna oggi.

 

Vittoria Pomponio