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Acquario di Roma: si festeggia la fine del cantiere, ma non si apre

Al via la fase degli allestimenti interni. Apertura prevista tra 6-12 mesi

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Tratto da Urlo n.159 Luglio 2018

EUR – Forse c’è una luce in fondo al tunnel. È quello che si pensa entrando all’interno dell’ormai (strutturalmente) ultimato Acquario di Roma, scendendo pian piano le scale bianche e addentrandosi nei meandri degli spazi che lo ospiteranno, ancora spogli per la verità. Ma quando viene dato l’annuncio alla stampa, il 2 luglio, della fine del cantiere per la parte strutturale, e dell’inizio della fase finale, quella degli arredi e degli allestimenti, si capisce che ancora ne manca di tempo. E neanche poco: 6-12 mesi. Intanto un assaggio della virtualità è stato dato ai presenti, tra tartarughe e delfini proiettati e cascate in video mapping.

PRESENTAZIONE ALLA STAMPA – A presenziare la conferenza stampa sono stati l’Ing. Domenico Ricciardi, Presidente della Mare Nostrum, la società che si occupa della parte commerciale e di servizi dell’opera, e il Presidente dell’Acquario di Roma, Marco Staderini. Assenti, inaspettatamente, i vertici di Eur Spa. “Oggi è un giorno importante – ha spiegato Ricciardi – Con questa apertura si riconsegna a Eur Spa e a tutti i cittadini un’area verde riqualificata e illuminata con il ripristino del periplo del laghetto dell’Eur. Un’opportunità per ricongiungere questa attesa struttura con tutto il quartiere e con la città”. L’Acquario di Roma è stato presentato come un’occasione per porre la Capitale all’interno di un più ampio progetto di crescita e internazionalizzazione, grazie alla partnership con SEA LIFE – Merlin Entertainment, già curatrice di numerosi progetti del genere all’estero.
“Il progetto nasce dal pericolo della morte del Mediterraneo – ha detto Ricciardi – e l’Acquario rappresenta l’inizio della ripresa. Questo mare ha bisogno dell’evoluzione tecnologica per essere monitorato e necessita di soggetti che insieme si occupino della sua salute. Quest’opera non deve essere considerata solo un luogo di divertimento, ma ha l’intento di coinvolgere le persone nella conoscenza del Mediterraneo”. L’Acquario di Roma attende tre milioni di visitatori l’anno e al suo interno verranno svolte anche delle iniziative volte alla sensibilizzazione e alla divulgazione, il tutto per la difesa e la tutela del nostro patrimonio marittimo.

I RITARDI – I primi lavori per la realizzazione della struttura iniziarono nel 2008, ben 10 anni fa, e nel tempo hanno subito molti stop, dovuti soprattutto alla mancanza di fondi. Nel 2015 veniva annunciata l’ultimazione dell’intervento a stretto giro, tanto da far partire una campagna di comunicazione e di assunzioni. Ma nel 2016, a sorpresa, come un’onda anomala, la Merlin spiegò che, anche se la parte dell’acquario tradizionale di sua competenza era ultimata, quella della Mare Nostrum no. Così, dopo un lungo periodo di silenzio, arriviamo al 2018, qualche mese fa, quando Roberto Diacetti, Presidente di Eur Spa, prendendo una posizione netta, affermava che se l’acquario non fosse stato inaugurato per il 31 maggio la concessione sarebbe stata revocata. Ma così non è stato, visto che, arrivando a oggi, l’Acquario di Roma è ancora chiuso, e tuttavia una conferenza stampa ne annuncia la prossima apertura, ergo nessuna concessione sembra sia stata revocata. Quindi? Cosa ha fatto cambiare idea al presidente Diacetti? Se “il ritardo – come ha dichiarato Staderini – è stato dovuto per gran parte all’adeguamento della struttura secondo le nuove norme antisismiche, dopo i terremoti del centro-Italia, con prolungamento di qualche mese nel cronoprogramma e conseguente sospensione, da parte delle banche, dei finanziamenti e quindi dei pagamenti alle ditte”, condito da “è stato faticoso riprendere il cammino, ma ora lo stiamo facendo”, è ciò che riguarda tutto il tempo perso, il danno economico, la gestione finanziaria futura, visto che l’area dove sorge la struttura è stata data in concessione alla Mare Nostrum per 30 anni da Eur Spa, che interessa maggiormente i cittadini in questo momento: “Non è un mistero – afferma Staderini – che questa iniziativa sia stata realizzata con nemmeno un euro di capitale pubblico, ma solo con soldi privati. L’opera verrà restituita al termine del periodo concessorio, quindi nel 2048, a Eur Spa, a cui verrà versato ogni anno il 5% del fatturato, compresi gli anni di ritardo, dal 2012 a oggi, con un interesse del 2,5%”. Mentre sull’esito dei lavori e la conseguente apertura, durante l’incontro non si è stati particolarmente precisi, rimandando l’annuncio tra qualche tempo. Approssimativamente, comunque, l’inaugurazione dovrebbe avvenire tra la fine dell’anno e giugno 2019.

IL PROGETTO – Oltre all’acquario tradizionale (curato da Merlin Entertainment), ci sarà un auditorium, una galleria commerciale e un’area Expo. Si conteranno all’interno degli spazi ben 50 specie di pesci reali, associati poi a robot e a sistemi di riproduzione virtuale dell’ecosistema marino. L’Acquario di Roma è una struttura, complessivamente, di 17mila mq e ha l’obiettivo non solo di creare al suo interno un polo di edutainment, ovvero di formazione e intrattenimento, dove approcciarsi alla scoperta del mare e delle sue ricchezza, ma anche un progetto ambizioso di monitoraggio del Mediterraneo, grazie anche all’interazione e la sinergia con le università, gli enti e le associazioni che di esso si occupano.
L’Acquario di Roma, che avrà un costo complessivo di 120 milioni di euro, potrà ospitare nei suoi spazi circa 2500 persone e il costo del biglietto, ancora da decidere “sarà di molto inferiore agli standard degli altri acquari del mondo – ha dichiarato Ricciardi – con agevolazioni per i bambini. Saremo nell’ordine dei 10-12 euro”.

I DUBBI – Restano alcune domande aperte, che abbiamo posto direttamente a Eur Spa, senza purtroppo (per il momento) ottenere risposta: come mai la concessione, nonostante si sia andati oltre il 31 maggio, non è stata revocata come annunciato qualche mese fa dal Presidente Diacetti? Forse perché si è arrivati all’accordo tra le parti di versare annualmente a Eur Spa il 5% del fatturato per 30 anni, con gli interessi del 2,5% anche per gli anni di ritardo, dal 2012 a oggi? Avremmo voluto avere una risposta in merito, perché questa domanda ne avrebbe portate altre. Tale “risarcimento”, ad esempio, sarebbe stato valido anche se i lavori si fossero conclusi entro il 31 maggio? E se invece fosse stata revocata la concessione, come minacciato, ci sarebbe stato un indennizzo per la collettività come penale per il privato? E se l’Acquario non dovesse fatturare tanto? È possibile legare a doppio filo un risarcimento per i disagi subiti da una collettività alla speranza di guadagno di un privato? Avremmo davvero piacere che l’Eur Spa ci rispondesse, magari togliendoci ogni dubbio.

Serena Savelli