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Casale Papillo: procede il processo partecipativo mentre si parla di sgombero

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Dopo l’assemblea il quartiere e gli occupanti presentano le loro idee, mentre la politica cerca di rimettere ordine

(Da Urlo n.110 – dicembre 2013)

 

EUR PAPILLO – “Nessuno ha più diritto di altri”. Con questa frase il Presidente del Municipio IX, Andrea Santoro, ha concluso l’assemblea del 23 novembre scorso sul futuro del Casale Papillo in via Alberto Moravia. Oltre al Vice Sindaco, Luigi Nieri, sono intervenuti anche i cittadini del CdQ Papillo-Acqua Acetosa Ostiense e il Comitato di Gestione del Casale. Ma l’assemblea è solo l’ultimo atto di una vicenda iniziata il 28 giugno scorso con l’occupazione dei locali. Il Pacha Mama (Madre Terra), così è stato rinominato il casale dagli occupanti, negli ultimi mesi è stato al centro di dibattiti e polemiche: edifici pericolanti, allacci illegali alla rete idrica ed elettrica e voci di sgombero. Con la Memoria di Giunta del 5 novembre è tornata l’attenzione sul casale con un’assemblea per deciderne le funzioni: “Dopo anni di abbandono – spiega Santoro – ristruttureremo e destineremo il casale ad attività scelte con i cittadini”. E dal CdQ e dagli occupanti sono arrivate molte proposte, che non sembrano però tra loro conciliabili. “C’è chi vuole sfruttare questa zona con un percorso legale – spiega il Portavoce del CdQ, Sergio Ippolito – Le occupazioni sono un modo sbagliato di procedere. Santoro 8 anni fa ascoltò le nostre richieste fra cui la ristrutturazione del casale, da allora lottiamo ed oggi ci sentiamo presi in giro”. Il CdQ lamenta la mancanza nella zona di spazi aggregativi, tanto che le loro riunioni si tengono in mezzo alla strada, nei pressi di un parco giochi che “non esiste: è un terreno del costruttore e se domani vogliono possono portarci via anche questo”. Nella convenzione urbanistica del 1993 per l’area del Papillo venivano previsti, come oneri concessori a carico del costruttore, la scuola elementare, la materna, la palestra (attualmente chiusa per problemi burocratici), i parcheggi, la ristrutturazione del casale (mai ristrutturato) e un piccolo centro commerciale (mai costruito). Ma nel 2007 ci fu una nuova convenzione che, a fronte di compensazioni urbanistiche, prevedeva la costruzione di un asilo nido: “quindi, per evitare una nuova colata di cemento – continuano dal CdQ – abbiamo proposto che lo si inserisca nei locali del casale”. Ma l’idea del Comitato di Gestione del Casale è volta a riportare gli stabili al loro uso originario, come ci spiega Paolo Perrini, portavoce di Pacha Mama: “Questa era una fattoria agricola e vorremmo riportare la struttura all’utilizzo originario, con una parte di abitativo per le persone che lavorano qui, ma anche circa 50 posti di lavoro per la gestione dei 28 ettari. Parliamo di agricoltura biologica, ristorazione, artigianato, laboratori, una biblioteca, tutelando l’occupazione di soggetti a basso potere contrattuale. Prevediamo anche un agriasilo di concerto con la scuola vicina. Praticamente vogliamo creare un punto che sia di aggregazione, sociale e di occupazione, che valorizzi la produzione artigianale e agricola con percorsi didattici che siano anche di integrazione a percorsi scolastici. E facciamo tutto questo semplicemente facendo rivivere, nella stessa maniera in cui era stato pensato anticamente, un luogo pubblico abbandonato che il privato avrebbe dovuto ristrutturare da 20 anni. Se non ci fossimo venuti noi sarebbe ancora lasciato nell’incuria”. In totale disaccordo il Pdl municipale: “Questa vicenda è iniziata male, per poi proseguire peggio con la bocciatura della nostra mozione sullo sgombero – spiega il Consigliere Massimiliano De Juliis – Non si possono accettare le occupazioni di un bene pubblico. Se si segue la linea dell’amministrazione debole, allora vedremo sempre più occupazioni di parti del nostro patrimonio”. E il consigliere Gino Alleori rilancia: “Bisogna assicurarsi che le convenzioni vengano rispettate e che i cittadini abbiano i servizi che da tempo aspettano. Sarebbe inoltre un bel segnale che l’asilo comunale venisse inserito nei casali, utile riqualificazione in una zona in espansione demografica”.
C’è da dire, inoltre, che dal 2011 c’è anche un Punto Verde Qualità che comprende l’area. Durante l’assemblea è Nieri a mostrare una lettera della società tenutaria del PVQ che rivendica le strutture: “Vedremo le carte – annuncia – Intanto una cosa è certa, i casali vanno ristrutturati”. Al margine è poi il Presidente Santoro a richiamare alla prudenza: “Nel quartiere mancano dei servizi che potrebbero trovare posto nei casali. Inoltre, dopo tutte le inchieste sui PVQ, credo che il sistema andrebbe rivisto”. Sembra quindi una situazione difficile da risolvere, per lo meno ingarbugliata, e i cittadini dicono di sentirsi abbandonati: “Le compensazioni hanno privato il quartiere degli spazi di aggregazione – seguita il CdQ – Noi chiediamo un asilo nido, un parco giochi, uffici municipali, attività commerciali, insomma un punto di aggregazione per un quartiere che non ha nulla. Si faccia un bando, se poi gli occupanti vorranno partecipare facciano un passo indietro e intanto lascino la struttura”. Nonostante la lettera dei concessionari del PVQ che rivendica l’area dei casali, Nieri ha voluto comporre i contrasti per indirizzare la discussione su un sentiero più proficuo: “Bisogna portare fino in fondo il processo partecipativo abbassando i toni e facendo convivere i vari interessi. Parliamo di un pezzo di periferia che bisogna migliorare tutti insieme”. Intanto per il Pacha Mama è arrivata la lettera di sgombero da parte dell’Assessorato all’Urbanistica al quale è stata fatta presente, con una relazione dei Vigili, la possibilità di transennare gli edifici pericolanti e di periziare il casale centrale. Questa possibilità è stata proposta dagli occupanti, che ora sperano in una risposta positiva da parte dell’Assessorato. Per quanto riguarda la possibilità di liberare l’edificio spiegano: “Prenderemo in considerazione di fare un passo indietro solo quando sarà imposto ai costruttori il rispetto della convenzione e il Municipio predisporrà il restauro, in attesa del bando cui concorreremo con il nostro progetto”; e sull’assemblea partecipativa: “un processo partecipativo che coinvolga i cittadini per noi è un passaggio imprescindibile, una vittoria che parla di beni comuni e non più di interessi privati”. Il Capogruppo del M5S al Municipio IX, Giuseppe Mannarà, ha sottolineato l’importanza di rimettere le parti sullo stesso piano: “Lo strumento della partecipazione è sempre interessante, è la soluzione migliore per accordare le esigenze del quartiere con i progetti presentati. L’importante è che non ci siano prevaricazioni, bisogna mettersi tutti sullo stesso piano, prima ancora di iniziare a discutere”. È poi Santoro che, dopo la riunione, spiega l’importanza di lasciare lo stabile: “Abbiamo stabilito che da oggi inizia un processo per trovare il progetto migliore per il quartiere, ovviamente va rivista l’occupazione per permettere la ristrutturazione. Dato che in questa città si deve imparare che chi realizza le case deve anche fare le opere pubbliche, bisogna dare al privato la possibilità di farle. Il processo partecipativo continua anche sul sito del Municipio per l’invio, entro il 31 dicembre prossimo, di proposte e progetti”. Successivamente verrà indetto un tavolo, ci sarà un bando e la contemporanea ristrutturazione degli edifici, con i circa 830mila euro già destinati a quest’opera. Nei prossimi mesi si andrà delineando il futuro dell’occupazione del Casale, con gli occupanti che potrebbero lasciare lo stabile o essere sgomberati per permettere la ristrutturazione e la partecipazione al bando.

Leonardo Mancini