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Da Falcognana a Quarto della Zolforatella il territorio sotto il peso dei rifiuti

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quarto solfarata

La mobilitazione dei cittadini contro le richieste di nuovi rifiuti e la proposta del biodigestore

Tratto da Urlo n.133 marzo 2016

MUNICIPIO IX – Nel Municipio “record” per la raccolta differenziata, i cittadini e gli impianti non sembrano trovare pace. “Non ci saranno, nella discarica Ecofer di Falcognana, materiali provenienti dal trattamento dei rifiuti solidi urbani”, così l’Assessore regionale Mauro Buschini, al termine della Commissione Ambiente sulla discarica al km 15.300 di via Ardeatina.

Un’informazione che non elimina la preoccupazione degli abitanti della zona, indignati per le richieste di conferimento per circa duecento nuove tipologie di rifiuti, catalogati secondi i codici CER, (Catalogo Europeo dei Rifiuti), 58 dei quali considerati pericolosi. Una richiesta effettuata dalla Ecofer nel 2012 e che deve ancora essere sottoposta all’autorizzazione della Regione. “Abbiamo manifestato la preoccupazione per la salute di tutti i cittadini della zona – afferma il Presidente del CdQ Falcognana, Emanuele Belluzzo – Abbiamo chiesto di tenere conto dei pareri negativi rilasciati nel 2013 dai ministeri competenti e di rivedere il parere positivo dato nelle scorse settimane all’ampliamento dei codici CER – conclude Belluzzo – La salute dei cittadini deve venire prima di ogni altra cosa e chiediamo alla Regione Lazio di tutelare tale aspetto sopra ogni altro interesse”. In Commissione è intervenuto anche il legale della società Ecofer Ambiente Srl, che ha spiegato che “qualcuno, ma non noi, nel 2013, aveva pensato di mettere parte dei rifiuti qui. Ma ci siamo sempre rifiutati, non siamo una discarica per RSU – Rifiuti Solidi Urbani, ndr – ma di parti plastiche delle automobili. Facciamo parte del ciclo del metallo e ciò permette di ridurre il numero degli sfasciacarrozze”.

Soddisfazione per quanto disposto in Commissione è stata espressa dal Consigliere regionale Pd, Riccardo Agostini, e da quello municipale, Alessandro Lepidini. I due parlano di un “primo passo nella giusta direzione”: “La Commissione, in maniera chiara, ha subordinato l’avvio della Conferenza di Servizi alla verifica dei valori di fondo delle zone di falda da parte del CNR” e, sulla bonifica del territorio che sarebbe di competenza della Città Metropolitana, “la speranza è che venga avviata al più presto, visto il già notevole ritardo e rimpallo di competenze. Ci sarà un coinvolgimento di associazioni del territorio, comitati dei cittadini e del IX Municipio, che saranno informati tempestivamente dei risultati delle rilevazioni e di tutti gli sviluppi amministrativi”. L’aspettativa è che i contrasti tra la società Ecofer e i cittadini residenti possa ricomporsi, così come auspicato anche dal centrodestra municipale, con il Consigliere di Fi Massimiliano de Juliis: “Alla Ecofer chiediamo di meditare un passo indietro, di rinunciare ai nuovi rifiuti, in particolare a quelli pericolosi, e procedere con ciò che già oggi è autorizzato. Crediamo che un fatto del genere permetterebbe di riconquistare una fiducia reciproca e, passatemi il termine, molto probabilmente la fine delle ostilità”.

Ma in queste settimane il Municipio IX non manca di dimostrarsi ancora una volta “calamita” degli interventi sui rifiuti. Altro progetto ad aprire una vertenza generalizzata è la richiesta, presentata il 28 dicembre scorso alla Regione Lazio da Pontina Ambiente Srl (riconducibile al gruppo Cerroni), di poter realizzare un impianto (detto biodigestore) capace di ricevere la FORSU (frazione organica di rifiuti solidi urbani, attualmente conferiti per una parte fuori città, ndr) della Capitale. Parliamo di circa 240mila tonnellate all’anno che arriverebbero all’impianto che potrebbe essere costruito a Quarto della Zolforatella (Km 21 di via Laurentina), sul confine tra il Municipio IX e Pomezia. Il progetto prevede la realizzazione di un impianto, per la produzione di compost, biometano ed energia elettrica, articolato in due lotti gemelli, ognuno della potenzialità di 120.000 tonnellate all’anno di FORSU e rifiuti verdi in ingresso. Per ogni lotto verrebbe costruito un nuovo capannone della superficie di circa 20mila mq, con la sezione anaerobica che ospita ben 18 digestori. È su questo progetto che il 24 febbraio scorso il Consiglio del Municipio IX ha affermato la sua netta contrarietà. La mozione approvata ricorda l’incompatibilità con l’impianto vincolistico dell’area: “paesaggio agrario del Vincolo Bondi”, e ancora “la riserva naturale di Decima Malafede”. Poi la “presenza di acque pubbliche”, e il fatto che “negli anni l’area è stata più volte oggetto di ipotesi per la realizzazione di una discarica e che le stesse sono state sempre rigettate proprio in virtù della presenza dei vincoli esistenti”. Inoltre nella mozione vengono richiamate le difficili condizioni delle arterie a servizio dell’area: “Via Ardeatina e via Laurentina, oltre che ad essere in pessime condizioni hanno raggiunto già uno stato di saturazione”. A fronte di tutto questo il Consiglio municipale chiede alla Regione di “valutare se sussistono le condizioni per rigettare la proposta senza aprire la Conferenza di Servizi”, oltre a proporre “l’ampliamento del perimetro del parco di Decima Malafede”. Il prossimo passaggio è il perfezionamento, da parte della Commissione Ambiente municipale, delle osservazioni tecniche da trasmettere alla Regione: “Un ulteriore tassello che va a sommarsi alla richiesta di inchiesta pubblica e a quella di partecipazione al procedimento, qualora esso abbia poi corso, vista la nostra richiesta di valutare il rigetto della proposta prima della convocazione della Conferenza di Servizi – conclude Lepidini – Dobbiamo presidiare in ogni modo questa vicenda perché considerato il proponente, non potremo permetterci neppure per un istante di abbassare la guardia”. L’unica nota stonata, secondo il Consigliere forzista De Juliis, “è la costante mancanza del Presidente del Municipio e di parte della sua maggioranza su temi così importanti. Preferendo non partecipare alla seduta è solo grazie alla presenza della minoranza che è stato possibile il mantenimento del numero legale”. Ma intanto i cittadini stanno proseguendo con la mobilitazione, non soltanto per evitare la costruzione del biodigestore, ma anche per ottenere una forma di tutela maggiore dell’area in questione. La speranza dei residenti è che la stessa area possa essere compresa all’interno del vicino Parco Decima Malafede, riserva naturale protetta istituita nel 1997. In questo modo i tentativi (più di uno negli ultimi anni) di costruire impianti di trattamento alla Solfarata potrebbero smettere di ripetersi. 

Leonardo Mancini