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Eur: in una provocazione elettorale si nasconde un disagio concreto

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Si ragiona sull’utilità di opere avveniristiche in assenza di infrastrutture

Tratto da Urlo n.135 maggio 2016

EUR – Si sono presentati con un grosso cartello “vendesi” tra le braccia e l’intento di alzare un polverone su una delle opere più contestate degli ultimi tempi: la Nuvola di Fuksas. La candidata Sindaco di Fdi, Giorgia Meloni, accompagnata da alcuni rappresentanti del territorio della stessa corrente politica, ha voluto lanciare una provocazione: “Vogliamo vendere al 50% una delle tante opere sulle quali le precedenti amministrazioni hanno buttato i soldi dei cittadini – ha dichiarato la Meloni – 400 milioni di euro il costo dell’opera, di cui 20 milioni dati all’archistar Massimiliano Fuksas, 10 anni di lavoro per un’opera ancora chiusa e anche discutibile sul piano estetico”. L’intento di questa manifestazione simbolica, ovviamente, non è quello di (s)vendere la Nuvola, ma di portare al centro del dibattito un tema importante, ovvero l’utilizzo dei soldi pubblici. Ma anche il fatto, ribadito sulle nostre pagine più volte, che molti fondi e/o impegni sono stati utilizzati, male, per un avveniristico progetto, di intrattenimento (con il Luneur, ancora un cantiere, per di più sotto indagine, e l’Acquario, ancora da completare), congressuale (con la Nuvola, ancora da inaugurare dopo 10 anni e 400 mln, e l’albergo Lama, ancora in vendita) e di business (le Torri TIM, che porteranno migliaia di lavoratori), e senza intervenire su mobilità e infrastrutture, quindi sulla vivibilità del quartiere.

“L’iniziativa a cui abbiamo partecipato – ha dichiarato Andrea De Priamo, candidato al Consiglio comunale per Fdi ed ex Assessore all’Urbanistica del Municipio IX – rappresenta la nostra posizione antitetica rispetto alla logica che nei decenni passati ha visto prevalere investimenti spropositati per grandi opere come la Nuvola di Fuksas o le Vele di Calatrava a Tor Vergata. Entrambe hanno costituito un elemento pesantissimo in termini economici, complessivamente di un miliardo di euro di costi per il Comune di Roma”. Ma il punto fondamentale che sottolinea De Priamo è che questi interventi sono le classiche “cattedrali nel deserto perché non completate, non inaugurate e prive di tutte quelle infrastrutture (parcheggi e sottopassi, ndr) al tempo ampiamente decantate”. Quello che si dovrà fare al Comune ora sarà “mettere in campo progetti straordinari solo in presenza di finanziamenti certi – ha continuato De Priamo – e di un quadro infrastrutturale altrettanto sicuro”. Perché quello che manca, attualmente, è proprio una pianificazione organica sulla mobilità. Ricordiamo, infatti, che solamente TIM porterà nel quartiere 5000 dipendenti, a cui si aggiungerà il turismo congressuale e d’intrattenimento. Come sarà possibile uscire dalla (concreta) ipotesi di un collasso dell’Eur? Alessio Stazi, Assessore municipale all’Ambiente uscente e candidato al Consiglio comunale per il Pd, ritiene questa problematica reale e parla di alcune operazioni che potrebbero essere messe in campo per tentare di arginare il problema: “Dobbiamo completare le opere e metterle a reddito, ma bisogna pensare alla mobilità che attualmente è insostenibile e insufficiente. Il trasporto pubblico non può reggere il futuro carico di persone che si riverserà nel quadrante. Dobbiamo aprire una discussione – ha continuato – su sistemi di ‘mobilità alternativa’ non necessariamente pubblica ma sociale: costruire dei sistemi di sharing per auto, bici e scooter, condividendoli con i mobility manager delle strutture che apriranno”. Stazi ha ben chiaro il fatto che “la nuova Amministrazione dovrà riprendere tutto in mano e svolgere le valutazioni del caso. Dobbiamo riuscire a contenere il numero di veicoli che arriveranno nel quartiere e il sistema di sharing potrebbe essere un ottimo espediente per arginare questa problematica, dando una risposta innovativa”.

Chi amministrerà Roma dovrà dunque mettere mano sull’Eur a tutto tondo: accelerare le inaugurazioni, evitare che i cantieri subiscano ulteriori ritardi e soprattutto garantire la vivibilità del quadrante. Di proposte, in questi mesi, ne sono state fatte tante. Basterebbe prendere atto della situazione, ammettere le problematiche e valutare insieme le soluzioni.

Serena Savelli