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EUR: Le Torri della TIM non si faranno

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La Telecom rinuncia al progetto: “Ci stringeremo dove siamo”

STOP AL PROGETTO – È arrivato il no definitivo della TIM per il progetto delle Torri dell’EUR. Da mesi al centro di una accesa diatriba amministrativa, l’intervento di riqualificazione urbanistica sembra sfumato nonostante le disposizioni del TAR del Lazio. A rendere noto l’abbandono del progetto da parte del colosso della telefonia è stato l’AD Flavio Cattaneo: “Per quanto riguarda le Torri dell’Eur la scelta è determinata dall’impossibilità di avere gli uffici entro il 31 dicembre 2017, quindi noi abbiamo già espresso ufficialmente la nostra posizione. Ci stringeremo dove siamo”. 

LA TIM ESCE DI SCENA – Sulla vicenda è intervenuto anche l’Assessore capitolino all’Urbanistica Paolo Berdini, che ha rimandato critiche e polemiche alla precedente Amministrazione: “Tim non va nelle torri dell’Eur? Chiedetelo ai responsabili che hanno governato la città prima di noi”. Sembra definitiva la decisione di TIM, nonostante il TAR abbia di fatto annullato la revoca in autotutela del permesso a costruire richiesta dal Comune il 29 luglio scorso. La decisione, arrivata i primi giorni di novembre, non è bastata a far desistere la Telecom, che già dal 30 settembre scorso aveva deciso di uscire dalla joint venture con Cassa depositi e prestiti. Questa possibilità, che la società ha sfruttato in pieno, era assicurata da una clausola che prevedeva la presenza di tutti i permessi proprio entro il 30 settembre, ovvero lo scioglimento senza penali.

LA CRITICA – Per il consigliere capitolino del PD, Giulio Pelonzi, gli errori su questo procedimento sarebbero da associare completamente al comportamento di Berdini: “L’assessore Berdini non dica bugie. Soprattutto non scarichi su altri i propri errori. Oggi siamo di fronte ad una triste vicenda con finale già annunciato. Il blocco dei lavori di restauro delle torri dell’Eur è stato deciso e imposto a luglio quando era già in carica – seguita Pelonzi – Ora la decisione Telecom di declinare l’interesse per la nuova sede con l’aggravio che venga meno anche il restauro, tanto atteso dai cittadini, e che avrebbe dovuto cancellare quella che da anni passa per la Beirut capitolina”.

LeMa