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EUR Spa: il salvataggio passa per la vendita degli immobili

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Colosseo Quadrato2

L’acquirente potrebbe essere lo Stato, già locatario di molti edifici storici

IL PATRIMONIO DI EUR – Anche per i palazzi storici dell’EUR si potrebbe arrivare alla vendita. A deciderlo è l’assemblea dei soci di EUR Spa, costituita per il 90% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e per il restante 10% da Roma Capitale. Nella riunione straordinaria di oggi, prevista la scorsa settimana ma poi rimandata, è stata deliberata la modifica dell’Articolo 4 dello statuto societario. Il Presidente di Eur Spa, Pierluigi Borghini, il 9 febbraio scorso aveva spiegato ad Omniroma che la vendita degli immobili dell’Eur sarebbe un’ipotesi da valutare solo in extremis.

LA MODIFICA ALLO STATUTO – Il citato articolo regola “la gestione del complesso di beni di cui è titolare, al fine di massimizzarne la redditività nel rispetto comunque del particolare valore storico e artistico dei singoli beni. Nell’ambito di tali attività è compresa l’utilizzazione dei beni immobili per la promozione ovvero per l’organizzazione di iniziative nel campo congressuale, espositivo ed artistico, sportivo e ricreativo”. Nel comma quarto dell’articolo si parla di alienazione dei beni della società, soprattutto riguardo “la valorizzazione del complesso di beni di cui è titolare, anche attraverso l’attività di costruzione ed alienazione di singoli beni e successivo reinvestimento – si spiega poi che – La società può inoltre svolgere attività di gestione, valorizzazione ed alienazione di beni immobili di proprietà di soggetti terzi, sia pubblici che privati”.

LA DISMISSIONE DEL PATRIMONIO – Con la modifica dell’articolo si darebbe la possibilità alla società di dismettere una parte del patrimonio, vendendo direttamente allo Stato, già locatario di molti edifici storici. In pratica una ricapitalizzazione della società, in quanto lo Stato non pagando più gli affitti potrebbe versare nelle casse di Eur Spa una somma equivalente. Un escamotage che potrebbe essere accantonato qualora il Mef decidesse di versare nuovi fondi alla società. Una possibilità questa che sembra sempre più lontana, soprattutto dopo il no del Governo alla ricapitalizzazione per 133 milioni di euro per permettere l’ultimazione della Nuvola di Fuksas.

DAL COLOSSEO QUADRATO A QUELLO FLAVIO – Già nella giornata di ieri l’Assessore alla trasformazione Urbana, Giovanni Caudo, era stato perentorio sulle possibilità di vendita del Palazzo della Civiltà del Lavoro: “Il Colosseo Quadrato non è in vendita. Domani nell’assemblea di Eur Spa si deciderà se il Governo ricapitalizzerà Eur Spa o se si farà un piano di ristrutturazione – spiegava Caudo – In questo caso la società potrebbe cedere, a fronte di una ricapitalizzazione, alcuni immobili allo Stato che comunque rimarrebbero nel perimetro pubblico”. L’ipotesi di ricapitalizzare attraverso l’alienazione del patrimonio nei confronti dello Stato è stata accolta favorevolmente anche dal Deputato Pd, Umberto Marroni: “Rimane però la ferma contrarietà alla vendita del patrimonio storico e monumentale dell’Eur spa, e la perplessità sul meccanismo di trasferimento del patrimonio che dovrebbe comunque prevedere una clausola di non cessione ai privati negli anni a venire e che rappresenta comunque un artificio di carattere contabile in quanto la società Eur spa è di proprietà del Mef al 90%”. Per Marroni l’importante è non ‘svendere’ il patrimonio immobiliare della società, che comunque rappresenta un pezzo di storia dell’architettura italiana: “Bene ha fatto l’assessore Caudo a pronunciare parole chiare e nette contro l’ipotesi di vendita del Colosseo Quadrato. Lo Stato commetterebbe un grave errore a cedere alla logica di svendere i suoi gioielli storici e artistici per ripianare i conti, anche perchè oggi vendiamo il Colosseo quadrato e domani rischiamo di venderci il “Colosseo Flavio”, tale passo sembra assurdo ma è più breve di quanto si possa pensare”.

DAL MUNICIPIO IX – Il Presidente Andrea Santoro parla invece di un rimedio che potrebbe essere peggiore del male: “Non è possibile che si decida il futuro di un intero quadrante della città fra tecnici, funzionari e dirigenti senza che queste scelte vengano inquadrate in una visione complessiva e strategica dell’Eur che comprende il polo congressuale e museale – seguita – Intanto è necessaria la massima disponibilità per la salvaguardia dei posti di lavoro: è inaccettabile che si ricerchino soluzioni finanziare per la sopravvivenza dell’Eur spa, abbandonando 40 dipendenti al proprio destino”.

LM