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Gestione impianti sportivi: il Comune riscrive le regole

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Impianto sportivo appena consegnato fiume giallo

Approvata in Campidoglio una mozione che stravolge il rapporto tra Comune e concessionari d’impianti sportivi. Tra opportunità ed insidie, la novità della proposta

Tratto da Urlo n.115 maggio 2014

ROMA – La gestione delle strutture sportive, nel territorio del Municipio IX, ha rappresentato spesso un tasto dolente. Ma il quadro è drammatico anche nel resto della città. Secondo l’ex Consigliere municipale Pdl Cimini, ora responsabile cittadino C.S.A.IN., “anche le grandi palestre sono in difficoltà e se qualcuna va in controtendenza è solo perché la sua apertura è stata rimandata negli anni. Il momento storico è particolare per chi ha in concessione impianti sportivi e se non si ridiscutono i contratti di affitto, si rischia la chiusura”. C’è poi un’aggravante. “Nel settore sportivo, dicono gli Enti di Promozione – prosegue il delegato dei Centri Sportivi Aziendali Industriali – più della metà degli addetti è sotto ai 30 anni. Una categoria particolare, quella dei giovani neolaureati e non, che incontra difficoltà d’accesso nel mondo del lavoro, motivo in più per sbloccare questo meccanismo. Viceversa non verrà nulla di buono per il territorio e le comunità”. Ma qualcosa, in effetti, l’Assemblea Capitolina l’ha fatto. È infatti passata una mozione, la cui prima firmataria è la Presidente della Commissione Sport, Svetlana Celli (Lista Marino) che ha raccolto consensi trasversali. I temi affrontati riguardano le concessioni degli impianti sportivi, per cui vengono messe sul piatto una serie di opzioni che vanno dalla rinegoziazione dei mutui ad una moratoria biennale degli stessi, dalla trasformazione del rapporto di concessione in diritto di superficie all’alienazione del bene, alias il riscatto dell’impianto sportivo da parte del concessionario. “Il problema principale dell’offerta pubblica di sport a Roma, in realtà, non è che i concessionari in tempo di crisi non ce la fanno a pagare, anzi la stragrande maggioranza è in regola con i pagamenti” spiega la Consigliera Celli in una nota. “Il vero problema è che negli ultimi anni la città ha assistito ad un incremento non omogeneo degli impianti sportivi. Fino a qualche tempo fa i concessionari potevano realizzare opere e proporre migliorie agli impianti comunali, grazie a convenzioni con l’istituto per il Credito Sportivo (I.C.S.), attraverso le quali ottenevano linee di credito garantite da fideiussioni del Comune. Oggi, per problemi di bilancio, questo non è più possibile e la città si ritrova impianti pubblici che non possono essere ristrutturati, oltre a numerosi cantieri bloccati per l’impossibilità di accedere a finanziamenti”. Un esempio eclatante lo si ravvisa in via Fiume Giallo, dove c’è un impianto sportivo che da anni necessita d’una ristrutturazione. Durante un lungo contenzioso legale, è stato saccheggiato e profondamente vandalizzato. “Per colpe non nostre, ci siamo trovati a dover gestire la riapertura di un impianto distrutto senza poter usufruire di nessuna delle agevolazioni previste dal regolamento sugli impianti sportivi comunali – ci ha spiegato Paolo Patriarchi, Presidente del Consorzio Roma Eur Torrino Sport – Non posso quindi che esprimere un giudizio positivo sull’iniziativa del Presidente Celli, perché credo che vada nella direzione del superamento d’un regolamento non più rispondente alle necessità di un’efficace gestione dell’impiantistica sportiva pubblica”. Particolarmente apprezzata sembra essere l’opzione del Diritto di Superficie, la quale “comporta che, per un numero stabilito di anni, il concessionario è proprietario della struttura – chiarisce Celli – e quindi la struttura può anche essere portata in garanzia a qualsiasi banca, ma alla fine torna nel patrimonio comunale”. Un’opzione valutata positivamente dal concessionario dell’impianto di via Fiume Giallo. “La concessione del Diritto di Superficie potrebbe essere una risposta valida per sostituire la pratica delle fideiussioni comunali – premette il Presidente del Consorzio Roma Eur Torrino – ma tutto questo, trattandosi di impianti costruiti con soldi dei cittadini, deve essere rapportato e differenziato in base alle finalità sportive perseguite in ogni impianto: il Comune di Roma non può sottrarsi al ruolo di garante di servizi per la cittadinanza”. Tradotto: se l’offerta d’un impianto si rivolge prevalentemente a famiglie, disabili e scuole, dovrà avere un trattamento differente da quello che persegue attività economicamente più redditizie, come il fitness. Ma l’opzione messa in campo da Celli, insieme ai Consiglieri Palumbo (Pd) e Quarzo (Fi), non convince proprio tutti. “Se il Campidoglio dovesse seguire questo atto di indirizzo approvato dall’assemblea capitolina – premette l’ex Consigliere municipale Federico Siracusa – circa 400 ettari di aree verdi comunali dei PVQ e numerosissimi impianti sportivi potrebbero passare di mano dal pubblico al privato”. Il meccanismo che denuncia Siracusa, è il seguente. “Gli investimenti per queste aree verdi comunali denominate PVQ sono stati realizzati con il capitale privato, ma i finanziamenti che le banche hanno dato ai Concessionari, hanno la garanzia al 95% del Comune di Roma. È lo stesso meccanismo messo in atto per gli impianti sportivi. Adesso si dice che i concessionari non ce la fanno a pagare le rate del mutuo e quindi che le casse del Comune, già disastrate, rischiano una seria esposizione verso le banche”. La stessa Presidente Celli ha ricordato con un primo comunicato, rilasciato a seguito dell’approvazione della mozione che “molti impianti sportivi sono stati realizzati grazie al fondo a garanzia del Comune per il rilascio di fideiussioni a favore dei concessionari. In caso di inadempienza di questi ultimi il Comune sarebbe esposto per circa 200 milioni di euro”. Un passaggio che ha fatto saltare la mosca al naso a Siracusa: “Nel corso degli ultimi 10 anni il Comune di Roma ha concesso garanzie per ben 600 mln di euro al Credito Cooperativo di Roma ed all’Istituto del Credito Sportivo per i finanziamenti elargiti ai Concessionari dei PVQ, per la realizzazione di impianti sportivi, oltre che di strutture ludiche e commerciali, su aree verdi pubbliche comunali”. Se dunque l’opzione del rilascio del diritto di proprietà, messo in pratica per evitare l’esposizione della Capitale sulle fideiussioni degli impianti sportivi, dovesse essere applicata anche ai concessionari dei PVQ, allora il danno per il verde pubblico sarebbe evidente. Oppure no. Secondo la Consigliera Celli questa possibilità non esiste. “I PVQ hanno convenzioni differenti, visto che non praticano tariffe convenzionate ma si muovono nel libero mercato; hanno realtà tipologiche diverse, dal momento che gli impianti sportivi si riducono ai campi sportivi ed annessi servizi, mentre i PVQ oltre a strutture anche commerciali, come mission hanno la gestione di aree e parchi pubblici che tali devono rimanere – osserva Celli in una nota – i PVQ hanno infine ben note problematiche a conoscenza di tutti, che non hanno minimamente sfiorato l’impiantistica sportiva comunale”. Le problematiche “note a tutti” sono così state riassunte dal Capogruppo M5S del Municipio IX, Giuseppe Mannarà: “Dieci rinvii a giudizio chiesti dalla Procura di Roma l’anno scorso per reati piuttosto pesanti: truffa, tentata e consumata, falso in scrittura privata, falso ideologico, corruzione aggravata, falso in scrittura privata. I rinviati, ci teniamo a ricordarlo, sono imprenditori, amministratori di società, dirigenti e funzionari del Comune ed anche membri di Commissioni di Vigilanza. Noi siamo estremamente preoccupati – continua Mannarà – dell’approvazione della mozione che mira a rilanciare gli impianti sportivi comunali e a sbloccare i Punti verdi qualità. Parliamo sostanzialmente di vendere le aree ai privati per permettergli di rientrare dei soldi spesi per gli impianti sportivi che costruiscono. Questo meccanismo varrebbe anche per i PVQ e, soprattutto in questo caso, l’occasione sarebbe più che ghiotta!”. L’ipotesi è verosimile? Secondo alcuni dei nostri interlocutori la risposta è affermativa. Secondo la Presidente della Commissione Sport eletta con la Lista Marino, no. L’arbitro, ancora una volta, sarà il tempo.

Fabio Grilli