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Il Campo Nomadi di Tor de’ Cenci sgomberato a gennaio

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La promessa del Vice Sindaco, viene accolta con soddisfazione dal CdQ. Ma l’emergenza sociale, profonda e tangibile, poteva essere evitata puntando sull’inclusione sociale?


 

Che cos’è il multiculturalismo? Ha una valenza smaccatamente positiva oppure, al contrario, si deve ritenere che sia un fenomeno negativo, deprecabile? La domanda è del tutto fuorviante. Trattandosi di un concetto, e non di una realtà ontologica, il multiculturalismo, come l’integrazione, non ha una connotazione positiva o negativa. Molte sono infatti le dimensioni che compongono questi concetti, almeno finché non si scende sul terreno della prassi. Fin quando non li si scompone in indicatori ed indici empiricamente controllabili. Dunque ha senso parlare di integrazione, come di multiculturalismo in astratto? Poco. Molto poco, anzi, se non si individua un insieme di esempi concreti attraverso cui definire se una pratica è votata, appunto, all’inclusione sociale.

E non ha affatto senso pensare che l’integrazione sia un processo unidirezionale. Il fatto che includa una relazione, un rapporto, fa sì che ci siano vari soggetti ad intervenire. E dal comportamento di questi attori sociali, valutato su situazioni empiriche, si può dedurre se esista o meno il fenomeno dell’integrazione. Questa premessa porta ad una domanda: il comportamento degli abitanti di un quartiere, Tor de’ Cenci, che da anni chiedono il trasferimento dei nomadi ospitati nel campo su via Pontina è deprecabile? Per capirlo, sarà necessario riferirsi ad alcuni esempi concreti, che diano la misura di un processo di integrazione o di esclusione. Cui, comunque, partecipano tanto i cittadini quanto i nomadi e le istituzioni.

“Ogni tardo pomeriggio e la notte, i ‘nomadi’ del campo di Tor de’ Cenci danno fuoco a pneumatici, vernici e materiale plastico creando una cappa di fumo nero e denso in tutto il quartiere. Ormai sono anni che questa storia va avanti. L’intero quartiere di Tor de’ Cenci è stato costretto a serrarsi nelle case per evitare di respirare la diossina che si sprigiona e si sedimenta su tutta la zona creando gravissime conseguenze per la nostra salute” scrive un giovane padre, residente a Tor de’ Cenci, che ci ha inviato questa lettera. “Non siamo più liberi di respirare o di uscire da casa quando vogliamo. Siamo costretti ai domiciliari tutte le sere sperando di non ammalarci. Mio figlio di 12 mesi – prosegue il giovane residente – comincia ad avere una strana tosse e mia moglie piange tutte le sere; la situazione è diventata insostenibile”.
Un appello accorato, cui difficilmente si può imputare un atteggiamento persecutorio, pregiudizievole, razzista. È però l’indicazione di un malessere, nel rapporto con il vicino campo nomadi, che viene pubblicamente denunciato e per cui si chiede di intervenire.
Il Comitato di Quartiere di Tor de’ Cenci e Spinaceto, avendo ben presente questa ed altre analoghe situazioni, da mesi raccoglie le firme per porre fine a questa storia.
Recentemente però, si è presentata l’occasione per sottoporre la situazione al Vice Sindaco Sveva Belviso, che ha ricevuto in due occasioni una delegazione del Cdq. La consegna delle oltre 500 firme raccolte è stata foriera di una notizia, più volte ascoltata per la verità. Un impegno, più che una notizia: la soluzione nella maniera più diretta, della situazione di disagio vissuta dai residenti della piccola borgata romana. “Stiamo organizzando le operazioni di trasferimento verso il nuovo campo di La Barbuta dei nomadi del campo di Tor de’Cenci che contiamo di chiudere entro gennaio” ha infatti dichiarato il Vice Sindaco, intervistata a ridosso delle festività natalizie. “Mancano quattro o cinque giorni per ultimare i lavori a La Barbuta. Contiamo di chiuderlo entro i primi giorni del 2012 e da lì cominciare con i trasferimenti”. Sembra tutto pronto dunque, o quasi.
“Siccome è la terza o la quarta volta che l’Assessore Belviso dice che il campo nomadi verrà chiuso, bisogna vedere se sarà quella definitiva o se invece si tratta della solita frottola” fa notare Andrea Santoro, Consigliere e coordinatore del Pd nel Municipio XII. “Dopodichè noi chiediamo che ci sia il rispetto soprattutto per i bambini che vanno nelle scuole del Municipio, affinché venga rispettata almeno la chiusura dell’anno scolastico, per evitare loro dei traumi – tiene a sottolineare Santoro, che aggiunge – Questa chiusura è stata gestita in maniera singolare. Negli ultimi tre anni a Tor de’ Cenci non è stato fatto nessun tipo di investimento volto a promuovere l’integrazione della popolazione del campo, con quella del quartiere – fa notare Santoro – È vero che ci troviamo di fronte ad un fortissimo degrado. Ma è la conseguenza del fatto che questa amministrazione, al di là delle dichiarazioni di facciata, non ha attuato una vera politica di gestione dei campi. E chiaramente anche su quello di Tor de’ Cenci, che era un campo regolare, non c’è stato alcun tipo di intervento. Il fatto che ci siano state richieste per la chiusura poi, è anche dovuto al fatto che la popolazione è esasperata dalla non gestione di una struttura così complessa”. Dunque, nel processo di integrazione è mancato qualcosa. L’interesse a gestirlo, per fasi e per tempo. Con un risultato evidente: l’esasperazione dei cittadini, causata da uno stato di emergenza sociale.

Eppure “il Consiglio di Stato ha inibito un decreto del Presidente del consiglio dei ministri (dpcm) -nel precedente governo – che istituiva, nel 2009, dei Commissari straordinari (i prefetti) per cinque città sulla base dell’emergenza nomadi. Tutto ciò ha inibito ed un pochino bloccato le tempistiche, infatti in questo momento abbiamo il campo de La Barbuta che ancora non ha ripreso i lavori – fa notare Belviso, a fine dicembre, aggiungendo che – ho parlato col Prefetto che sta trattando con il governo Monti sulla possibilità di strutturare un nuovo dpcm sulle motivazioni di emergenza igienico sanitarie in cui vivono queste popolazioni, e non sull’emergenza allarme sociale con il quale l’ex governo aveva strutturato l’atto governativo. Contiamo, quindi, di avere una nuova possibilità operativa”.

Come dire che, in effetti, si agisce sulla base di un’emergenza, essendo venuta meno l’attenzione verso il processo d’inclusione. Ed i residenti come hanno reagito a questa promessa?
“Dopo l’incontro con il Vice Sindaco Sveva Belviso si è riacceso in molti cittadini del quartiere l’entusiasmo per l’ormai prossimo trasferimento del campo nomadi a Ciampino. Anche nel Comitato sono stati tanti gli apprezzamenti per il lavoro svolto dalla Belviso e per la scadenza prossima in cui finalmente dovrebbe terminare quello che per molti è stato ed ancora è un vero calvario, visto che respirare diossina giornalmente non è la massima aspirazione per nessuno” commenta Guido Basso, Presidente del Cdq di Tor de’ Cenci e Spinaceto. “La gente è ormai disincantata da tanti, troppi anni di promesse non mantenute e adesso aspetta di vedere cosa effettivamente accadrà a gennaio” dichiara sempre Basso mentre insieme ad altri cittadini, come Katia Marincioni e Salvatore Posabella, consegna le firme raccolte in questi mesi. “Sarà veramente questo l’anno e il mese del trasferimento? Finalmente i nostri bambini potranno respirare l’aria pulita?” si chiede Basso.
Sarà mantenuta la promessa? A questo punto occorrono pochi giorni per saperlo. Più difficile capire se, chi si entusiasma per il trasferimento dei nomadi, possa essere imputato o meno di razzismo. E per comprenderlo, forse, sarà il caso di riflettere sul ruolo giocato dalle istituzioni in un processo che si è portato ad uno stato di emergenza sociale. Senza tuttavia dimenticare che esiste anche un ruolo giocato dal terzo soggetto teoricamente interessato al processo di integrazione: i nomadi stessi.

Fabio Grilli