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Il Tre Fontane sarà ancora la sede del Rugby Capitolino?

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Tante realtà si contendono la futura gestione dell’impianto, che andrà a bando a giugno. Sullo sfondo una contrapposizione che sembra abbia poco di sportivo.

 

EUR – La storia della Rugby Roma Olympic, nata nell’estate del 1969 dalla fusione della Rugby Roma e della Rugby Olympic ’52, è legata a quella dell’impianto sportivo delle Tre Fontane.
Dopo il fallimento della società, sotto la presidenza di Paolo Abbondanza, l’ingegnere concessionario del PVQ “Città del Rugby” a Spinaceto, il rapporto tra il centro sportivo e la palla ovale ha vissuto una stagione travagliata: tentativi di ricostruzione naufragati; lo spezzettamento della società che, ripartendo dalla categoria Old piuttosto che dal settore giovanile, tentava di restituire linfa vitale al Rugby romano; il proposito di realizzare un consorzio nella galassia delle nuove società; il desiderio di ripartire da zero con una Nuova Rugby Roma. Di sforzi ne sono stati fatti molti, al punto da creare una confusione tale che rimettere insieme le tessere del mosaico non è facile. Eppure a pochi giorni dal bando con cui il Comune metterà a gara la gran parte degli impianti sportivi della Capitale, Tre Fontane incluso, diventa cruciale capire quali siano gli attori in gioco. Procediamo con ordine. Fallita la Rugby Roma Olympic e naufragato il progetto di costituire la Rugby Roma Olympic 1930, un pugno di ex giocatori inizia a tesserare giovani interessati a proseguire l’esperimento del rugby nella Capitale. Nasce così la Nuova Rugby Roma fondata e presieduta da Roberto Barilari, figlio di un campione del passato ed a sua volta ex atleta della società bianconera. Ben presto il progetto di Barilari incontra sulla propria strada l’ascesa di altre società: i Cavalieri, con una sessantina di tesserati; Roma Rugby 2000, una società sportiva guidata dall’editore Gabriele Caccamo; Rugby e Altro, società di cui fa parte Fabrizio Pollak, fratello del Consigliere ex Presidente Municipale Paolo Pollak. L’idea caldeggiata anche a livello istituzionale è quella di creare un consorzio, in attesa della pubblicazione del bando di giugno 2012. Ma l’operazione, che prevedeva la gestione dell’impianto assegnandone il 25% a ciascuna società, non va in porto. Stessa sorte spetta al secondo tentativo: la candidatura dell’a.d. di Eur S.p.A., Riccardo Mancini, come Presidente di garanzia con una quota del 4%, e alle quattro società sportive il 24% ognuna. “L’ipotesi del 24% è naufragata perché noi volevamo un presidente super partes, come Franco Maria Gargiulo, un giocatore del passato che non ha accettato. Ci sono state altre riunioni – ricorda Roberto Barilari – ma il Sindaco ha deciso di nominare Mancini che ha messo in piedi una sorta di s.r.l. con le rimanenti tre realtà. Noi non accettiamo l’accordo perché con 260 tesserati abbiamo necessità dei campi dal lunedì alla domenica. Scendere ad un compromesso con altre realtà, che non si capisce perché siano sedute al tavolo delle trattative visto che hanno pochissimi tesserati, non ci trova d’accordo – prosegue Barilari- sebbene ci abbiano assegnato solo due giornate siamo rientrati dentro al Tre Fontane e di fatto utilizziamo i campi, avendo impugnato al TAR la delibera con cui sono state stabilite queste proporzioni. I campi sono liberi, a noi ne servono 2 per sei giorni la settimana, quindi li utilizziamo”, conclude Barilari. Va anche ricordato come da agosto a gennaio, secondo quanto riportatoci dal Presidente della Nuova Rugby Roma, i suoi giovani che vanno dagli under 6 agli under 20 elite, hanno dovuto dividersi tra gli impianti di Corviale della società Villa Pamphili e quelli di Lungotevere Dante. Ovviamente, pagandone l’affitto. Ma non c’è soltanto la Nuova Rugby Roma. Per iniziativa di alcuni ex giocatori è stata fondata nuovamente la Rugby Roma Club, il cui Presidente “senza quota” è Riccardo Mancini. Ferruccio Tozzi, uno dei quattro Consiglieri di questa neo società, rappresenta idealmente il raccordo tra la storia del vecchio rugby romano, ed il tentativo di restituirgli dignità. “Ho esordito in serie A a 16 anni. Sono arrivato in Italia dall’Australia negli anni Settanta e ho avuto fortuna perché, essendo andato a vivere ad Appio Claudio, un quartiere con tanti disagi, il Rugby mi ha salvato da un brutto giro” ricorda con un filo di emozione l’ex utility player della Rugby Roma Olympic. Oggi Tozzi è un giocatore dei Cavalieri, una delle tre società interessate a realizzare il consorzio del Tre Fontane, oltre che Consigliere della Rugby Roma. “Alla Rugby Roma c’è anche un fatto generazionale: chi vi ha giocato – spiega Tozzi – poi entrava dentro come parte dello staff dirigenziale. Chi viene qui, ha giocato qui, è cresciuto qui, sul modello anglosassone, sente un senso di appartenenza. Quando a settembre ho rimesso piede in quest’impianto, che era completamente abbandonato, con i topi negli spogliatoi, i campi distrutti, i cavi elettrici tagliati e le fontanelle smontate, ho pianto” riconosce con schiettezza. “L’Eur ha la forza di essere la polisportiva più grande del centro sud. Ha un valore inestimabile. Oltretutto farebbe bene anche al quartiere continuare ad avere educatori ed allenatori che hanno vissuto il rugby. Si elimina tanto disagio giovanile. Io quello che chiedo a Barilari é che valuti bene il suo atteggiamento perché lui è da solo, senza storia – fa notare Tozzi, riferendosi al fatto che, la Nuova Rugby Roma, essendo appena fondata, non ha tradizione – mentre noi siamo un gruppo dove lui può trovare affetto e passione che lo può aiutare. Deve fare un passo indietro perché se lavoriamo uniti e compatti portiamo a casa l’obiettivo”. E l’obiettivo è quello di restituire al rugby capitolino, in maniera ufficiale ed il più possibile condivisa, la sua sede storica del Tre Fontane. Scopo peraltro condiviso da Barilari che, rispetto alla Rugby Roma Club ed alle tre società della cordata, ha un numero maggiore di tesserati e rivendica più spazi.
Ma sul piano istituzionale la vicenda è vissuta in maniera differente. Da una parte Pietrangelo Massaro (Pdl), Presidente Commissione Sport del Municipio XII, pur evidenziando “la necessità di trovare una squadra per aiutare i giovani rugbisti del nostro territorio a continuare a praticarlo qui, coinvolgendo i ragazzi della Nuova Rugby Roma” dall’altra esprime anche “un plauso a Mancini per l’idea di prendere in mano la situazione. Si è assunto questa responsabilità cercando di fondere tutte le realtà del territorio”.
Diverse le valutazioni del Consigliere Regionale Enzo Foschi (Pd), che nei giorni scorsi aveva denunciato una situazione poco chiara nella gestione della struttura: “Continuo a sostenere che l’impianto dovrebbe essere messo a bando pubblico secondo il regolamento dato dal Comune che vale per tutta l’impiantistica sportiva. Quello che ho notato invece, è una forzatura, per anticipare la scadenza della convenzione per cui si sono prefigurati soggetti che non fanno rugby ma concorreranno alla gestione”. Una denuncia molto simile a quella fatta da Barilari. “Si è aperto uno scontro sull’utilizzo del Tre Fontane, che vede contrapposti da una parte Mancini e dall’altra un soggetto che, pur facendo sport, ha chiesto tutela ed appoggio al Vice Sindaco di Roma. Lo scontro non è sui progetti ma tra due pezzi contrapposti del Pdl capitolino. Non credo che sia questo il modo più cristallino di procedere. Io chiedo trasparenza”. E se fosse realmente questo lo scenario che si va profilando non dovremmo neppure scomodarci troppo per capire chi vincerà il bando di giugno. Perché sarebbe chiaro sin da subito che l’unico ad uscirne sconfitto sarebbe proprio lo sport.

 


Fabio Grilli