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L’Associazione Spinaceto Cultura compie vent’anni

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Dal Teatro Boomerang a quello della Dodicesima, fin dove porta il senso civico.

Or tutto intorno/Una ruina involve,/Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi/danni altrui commiserando, al cielo/Di dolcissimo odor mandi un profumo,/Che il deserto consola.
Le poesie, diceva Troisi nel Postino, non sono di chi le scrive. Ma di chi le usa. E la ginestra è una metafora potente, adatta a descrivere quello che, nel quartiere, Spinaceto Cultura rappresenta. Un’oasi di integrazione, laica e spirituale. L’avamposto della civiltà in un quartiere lontano, mal collegato, privo di servizi, abbandonato da molti suoi amministratori. Leopardi ci perdonerà.
Spinaceto Cultura nasce nel 1990, all’interno dell’area oggi occupata dai locali dell’Urban Center e dell’Inps a largo Cannella, il ventre molle del quartiere.
Nei parcheggi sotterranei costruiscono, i fondatori di questa associazione, un teatro. L’unico dell’intero quadrante a sud dell’Eur. Lo realizzano come possono, con le scarse risorse ed i pochi permessi. Così, nonostante le utenze pagate ed il contratto di assegnazione, sulla spinta al rinnovamento promosso dalla giunta Veltroni, si trova un accordo: il teatro Boomerang va chiuso ed anche i locali dell’Associazione vanno lasciati. Lì bisogna creare il secondo centro amministrativo del Municipio, un’aberrazione di cui presto o tardi parleremo. Nel frattempo, poco più là, si sta dismettendo una scuola media, la Mameli. Le sue aule  sono disponibili e le vengono assegnate. “Ci hanno dato i locali della palestra, della mensa, dell’aula magna. Non ti dico in che condizioni erano. Con l’erba del giardino alta due metri e la gente che passando ci diceva: ma voi siete matti, ma chi ve lo fa fare…”. Eppure Maria Otranto, con l’aiuto del marito e dei figli, si rimbocca le maniche. Nel quartiere è una persona conosciuta. Rispettata o avversata, in molti riconoscono il valore delle sue battaglie. Spinaceto Cultura è la sua Associazione e ci tiene, resistendo a qualche iniziale tentativo di occupazione, arginando incursioni vandaliche quanto adolescenziali. La Mameli così rinasce, anzi, fiorisce. Vengono attivati una quantità crescente di corsi musicali, dalla chitarra classica al  pianoforte, dal basso alla batteria. Elencarli tutti è un’impresa vana. Contestualmente prendono piede corsi di yoga, di canto, campi estivi per bambini, ludoteca nelle scuole. Ma soprattutto è il teatro che dà lustro all’associazione. Con i suoi 97 posti a sedere, i suoi 4 corsi annuali, le quasi 200 compagnie che lo hanno frequentato, il Teatro della Dodicesima è il fiore all’occhiello dell’associazione, che nel corso degli anni ha ospitato attori del calibro di Luca Zingaretti e Rocco Papaleo. Ma soprattutto compagnie giovani che qui, con un prezzo decisamente accessibile, possono mettere in opera i loro lavori. Ospitarli non sempre è facile: “Quest’anno c’era una compagnia svedese. Loro mi guardavano, mi parlavano, ma io non capivo praticamente niente – ammette Maria Otranto – Per farli dormire ci arrangiamo. Non avendo una foresteria li ospitiamo nelle nostre case e per il vitto mangiano con noi. Anzi, sapendo che gli attori frequentemente restano a digiuno, con l’aiuto anche della nostra custode e di mio marito, tra paste, secondi e crostate stiamo sempre lì a rimpinzarli”.
I soldi non sempre abbondano. I finanziamenti pubblici questa associazione è riuscita ad ottenerli in sporadici casi. Come quando ha organizzato, pochi anni fa, il Roma Sud Festival, una kermesse musicale di sei giorni cui hanno partecipato alcune decine di band giovanili. E tuttavia, nonostante le ristrettezze, Spinaceto Cultura resiste, grazie ai tesseramenti dei circa 300 soci e, soprattutto, per le quote versate dai 4000 corsisti che in questi anni si sono avvicendati.
“Molte volte capita che si avvicinino ragazzi, interessati alle nostre attività, che purtroppo non dispongono delle risorse economiche necessarie. Allora che fai, quelli che ti sembra siano più motivati, cerchi di aiutarli, di non mandarli via. Magari gli proponi di dare una mano nella gestione quotidiana”. Sottraendoli alle note tentazioni di comportamenti borderline cui, da queste parti,  per la colpevole miopia istituzionale, facilmente si incorreva. “E diamo loro anche la possibilità di apprendere un mestiere – aggiunge – Così facendo nascono figure professionali, dall’aiuto regista al tecnico delle luci”. E chi dice che le soddisfazioni sono solo economiche? “I nostri ragazzi hanno una bella preparazione –  continua compiaciuta la Otranto – due hanno superato gli esami del centro sperimentale di cinematografia. Altri due hanno fatto l’accademia. C’è chi ora lavora con Proietti e chi ha fatto delle fiction televisive”. Ditemi voi, a questo punto, se non era il caso di scomodare Leopardi.

Fabio Grilli