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Paglian Casale: critiche sul processo partecipativo

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I cittadini pongono le loro osservazioni al progetto da 1 milione di mc: mobilità, vincoli e salute.

Ancora una volta assistiamo ad un processo partecipativo nel quale la preparazione dei cittadini si scontra con un meccanismo rugginoso. Lunedì 7 gennaio alle ore 16,30, orario difficile per potervi partecipare, nel Municipio XII si è tenuto l’incontro sul progetto di Paglian Casale. Una nuova colata di cemento, circa 1 milione di mc, di cui qualche mese fa avevamo dato notizia ai nostri lettori. “Questo non può dirsi un vero processo partecipativo – spiega Matilde Spadaro, Consigliere Sinistra Arcobaleno del Muncipio XII – Della delibera del 2006 che istituisce la partecipazione è rimasto poco. Con il cambio di Giunta gli elementi innovativi di questo strumento sono stati abbandonati”. Le criticità espresse dai cittadini fanno sorgere molti dubbi sull’opera, sul processo autorizzativo e sulla necessità del nuovo insediamento. In particolare tre temi hanno animato l’incontro: il vincolo sull’area, la mobilità e i rischi sanitari. Il progetto, inserito nel Piano Regolatore già dal 1965, si è scontrato con il vincolo paesaggistico del 2010, il vincolo Bondi. In quell’occasione l’istanza dei costruttori venne parzialmente accolta dalla Sovrintendenza, che precluse l’edificazione nella zona nord (Fosso Radicelli), trasferendo la cubatura nella parte restante. “Questa decisione – ha affermato Mirella Belvisi, Vicepresidente di Italia Nostra – è un atto che vogliamo denunciare con forza. È impensabile non ridurre la cubatura”. Anche la deroga alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica), è stata oggetto di contestazione in quanto tale valutazione, come spiegato dall’incaricato del procedimento, l’Ing. Roberto Botta, del Dipartimento di Programmazione e Attuazione Urbanistica, non è stata necessaria vista la preesistenza del progetto all’istituzione della stessa ed essendo stata già approvata dalla Regione la VIA (Valutazione Impatto Ambientale). “La VAS era essenziale – dichiara il Presidente regionale dei Verdi, Nando Bonessio, intervenuto nella riunione – in quanto rende la contabilità dei caratteri socio-ambientali anche in un quadro economico, rilevando l’inutilità di un nuovo insediamento in quel quadrante, soprattutto in relazione alle altre previsioni di zona”. Sulla questione del vincolo i cittadini hanno poi lamentato la dicitura di ‘borgo rurale’ per l’insediamento di circa 86 palazzi di 6 piani, ma anche l’impossibilità di installare pannelli solari sulle case all’interno del vincolo. In questi casi la Sovrintendenza dà parere negativo, in quanto non si rispettano i canoni paesaggistici, pur permettendo la nuova edificazione: “Questo è un problema reale – afferma il Capogruppo Pdl al Municipio XII, Massimiliano De Iuliis – e andrebbe posto alla Sovrintendenza che ha dato il consenso alla costruzione”. Altre criticità riguardano la mobilità: parliamo di circa 7.000 nuovi residenti che andranno ad incidere su via Ardeatina e sulla ferrovia Roma-Formia. Pur avendo previsto un sistema di rotatorie e una nuova stazione, gli interventi risultano insufficienti: “Per nuovi residenti in un quadrante in cui sono previste altre edificazioni – seguita De Iuliis – andrebbe fatta una lettura complessiva, per analizzare il peso che le infrastrutture possono reggere”. Il Presidente del Municipio XII, Pasquale Calzetta, raggiunto telefonicamente, ha assicurato che il Municipio si impegnerà in sede di stesura dell’accordo di programma, per la costruzione della stazione, “ancor prima che arrivino le famiglie”. Restano fondamentali le considerazioni sui rischi sanitari: la zona di Paglian Casale, come le aree circostanti, sono state indicate a rischio fuoriuscita di radon, un gas nocivo sprigionato dal terreno che si accumula nei luoghi chiusi. “A Santa Palomba, vicino Paglian Casale – spiega Antonio Di Lisa, geologo e responsabile Urbanistica Sel Pomezia – nel settembre scorso è stata chiusa una scuola per rilevazioni incompatibili con la legislazione vigente”. Anche il Municipio XII ha preso in considerazione il gas: “Dobbiamo porre l’attenzione su due mozioni prodotte dal Municipio: quella sul radon, e quella contraria alla discarica della Solfatara – seguita Matilde Spadaro – Quest’ultima ripercorreva le qualità ambientali e culturali del territorio sottoposto a vincolo, lo stesso che insiste su Paglian Casale. Queste mozioni andranno messe agli atti di questo processo partecipativo, per comprendere perché si stiano usando due pesi e due misure”. Su queste due mozioni ha voluto fare dei distinguo De Iuliis, che afferma: “Entrambe le mozioni sono state presentate da me. La Asl ha prodotto dei controlli, tutta la zona sprigiona radon che è un problema per i fabbricati esistenti. Sulle nuove costruzioni saranno certamente prese le dovute precauzioni. Il sito della Solfatara, poi, è distante e ha caratteri differenti”. La distanza è di 2.200 metri in linea d’aria, pur rimanendo nel vincolo. Purtroppo i problemi non finiscono qui, infatti nel Comune di Pomezia, 8 mesi fa, sono stati approvati 400.000 mc di insediamenti industriali in prossimità di Paglian Casale: “Come si può pensare – si domanda Di Lisa – di collocare questo insediamento a circa 100 m da tre siti ad alto rischio di incidente?”. Già, come si può? Ma è stato fatto e ci sono scarse possibilità di soluzione, sicuramente non riguardanti lo stop dell’opera: “Conosco bene i problemi del territorio – dichiara Calzetta, rispondendo ai cittadini che speravano in un suo intervento nella riunione – In quanto Presidente non avevo l’obbligo di partecipare attivamente, e ho lasciato spazio ai cittadini. Questo progetto è stato approvato in Consiglio comunale nel 2005, mi sarei aspettato che i convenuti si fossero espressi anche in quel momento, lì avremmo potuto fare di più”. L’Ing. Botta ha comunque chiesto la produzione degli studi sul radon per le necessarie valutazioni: “La questione del radon non è stata presa in considerazione. Nessuno – seguita Botta – ha interesse a mandare i cittadini ad abitare in un’area non idonea alla residenza. Vedremo se questi elementi saranno ritenuti rilevanti o meno”. Il Municipio si è comunque impegnato a vigilare su queste criticità, “in particolare – dichiara il Presidente – sul radon, sulla stazione e riguardo i servizi, il tutto per rendere l’intervento meno impattante. Promettere ai cittadini che elimineremo il progetto? – conclude Calzetta – Mi piacerebbe dirlo, ma ora non siamo in grado di farlo”. La sensazione di ‘mani legate’ si percepisce anche dall’intervento conclusivo dell’ing. Botta, che spiega come “tutti gli interventi hanno posto l’attenzione su tematiche con le quali è difficile non essere d’accordo. Il nostro ufficio, che non ha capacità di indirizzo o scelta politica, si trova a dover attuare provvedimenti e previsioni su cui ci sono delle perplessità. Dobbiamo fare i conti con il Prg – conclude Botta – che rimane cogente fino alla modifica”. Proprio contro questo si scaglia Nando Bonessio dei Verdi, secondo cui non si tiene conto del concetto di bene comune: “Quello di cui c’è veramente bisogno è una revisione del Prg. Ad oggi ci sono molti appartamenti invenduti, questi interventi non risolvono l’emergenza abitativa, ma avvantaggiano i pochi che possono investire”. Al contempo bisogna tenere conto delle altre previsioni edificatorie della zona e della campagna romana in generale: “La continua urbanizzazione delle nostre periferie, con il conseguente deterioramento della campagna romana, renderà invivibile la città, punteggiata di nuovi quartieri che rimarranno vuoti – conclude Mirella Belvisi – Continuiamo a scontrarci con i poteri forti, mi riferisco ai costruttori, che ottengono tutto ciò che vogliono dalle strutture pubbliche che dovrebbero tutelare il territorio”. La vicenda di Paglian Casale ne sarebbe quindi solo uno degli esempi. 

Leonardo Mancini