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Pasquale Calzetta (PdL), Presidente Municipio XII: sicurezza e integrazione le parole cardine

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Nel terzo Municipio in ordine di grandezza di Roma, ci sono i campi di Castel Romano e Tor dè Cenci su tutti…

Presidente Calzetta, anzitutto una domanda d’obbligo: qual è la causa della reticenza degli esponenti del PdL nell’esporsi sulla questione Rom?

Molte le defezioni e i rifiuti di personaggi politici che solitamente non si negano di fronte ad un’intervista.


Per quel che mi riguarda non c’è nessun problema a rispondere.

Le linee programmatiche che stiamo seguendo sulla questione Rom sono due: il ripristino della sicurezza attraverso il controllo degli abusi edilizi e sulle persone, e l’integrazione. Sono disposizioni che si completano e dipendenti l’una dall’altra.
La ristrutturazione dei campi nomadi e il ripristino di norme di sicurezza sono a garanzia delle famiglie rom e di quelle che vivono adiacenti ai campi.
A Castel Romano c’è un presidio fisso dei Vigili Urbani il cui unico compito è quello di controllare le targhe dei mezzi in entrata e in uscita: da quando abbiamo preso questa semplice disposizione 19 container sono stati abbandonati.
Tor dè Cenci: una volta era una campo modello. Lo scopo è quello di ridargli vivibilità attraverso una risistemazione interna e uno stop agli abusi edilizi. Oggi come oggi è un supermarket della droga, della prostituzione, dell’illecito.
Ecco, accanto alle misure volte a ristabilire il rispetto della legge ci sono i programmi di recupero e di integrazione. Le faccio l’esempio di Intercultura, un evento svoltosi all’Eur a cui hanno partecipato i bambini rom ed a cui ho aderito anche attraverso fondi privati.

Tra gli stessi Rom intervistati, tra l’altro, c’è la tendenza a stigmatizzare la condotta della precedente Giunta, e un’apertura speranzosa verso le disposizioni del nuovo Sindaco. Un’ulteriore motivazione per sdoganare l’idea di destra=decisioni politiche xenofobe. Non crede ci sia una mancanza di comunicazione tra le istituzioni politiche e quella che, per due terzi, è una popolazione con cittadinanza italiana a tutti gli effetti?

A conferma di quello che mi domanda c’è una richiesta di sicurezza che proviene direttamente dai rom.
Anche le cooperative che gestiscono i campi nomadi, una volta molto più garantiste, chiedono gli interventi delle Amministrazioni Comunali e Municipali. La sinistra permissivista e spendacciona ha colpevolizzato le cooperative per il fallimento dei loro progetti, costati milioni di euro.
Si pensi alla scolarizzazione e all’integrazione culturale che sarebbe dovuta cominciare nei programmi delle giunte 15 anni fa: oggi ci sarebbero, se i progetti avessero avuto successo, uomini e donne che potrebbero dire la loro.

Il Municipio che Lei presiede  è tra i più grandi di Roma e, come popolazione e ampiezza geografica, superiore a molti Capoluoghi di Provincia in Italia. Non crede che per occuparsi di una situazione delicata e specifica come quella dei campi nomadi e delle popolazioni Rom occorrerebbe un decentramento amministrativo proporzionato alle responsabilità che si trova a fronteggiare?
Perchè questo decentramento viene da sempre osteggiato dall’Amministrazione Comunale?

In effetti si parla di decentramento dal 1975: processo iniziato ma mai concluso. Il Sindaco Alemanno con la delibera in preparazione per il Municipio XIII (Ostia), sta creando un precedente positivo in questo senso per tutti gli altri Municipi. Un qualcosa che viene richiesto dalle Giunte Municipali di centro-destra così come da quelle di centro-sinistra.

Entrando nello specifico.Le linee programmatiche rispetto alla questione Rom del governo del Municipio XII.

Ristabilire la corretta vivibilità: regolare i diritti e i doveri all’interno dei campi.
Un esempio: il Municipio paga i pullman per portare i bambini rom a scuola; non sempre, usando un eufemismo, c’è corrispondenza tra le spese stabilite per un certo numero di bambini, e il complesso di giovani rom che si reca a scuola.

La Sua percezione personale , da semplice cittadino, del mondo Rom.

E’ un mondo che è stato stumentalizzato politicamente.
Alcuni rom sono molto integrati; altri hanno scelto uno stile di vita rispettabile, differente.
Il problema è per quella buona parte che si sentiva protetta e agiva in modo delinqueziale: non è più così.
Sono proprio di questi giorni i dati del Comandante dei Carabinieri, confermati dalla Prefettura, secondo i quali nell’ultimo mese vi è stata, solo a Roma, una diminuzione della popolazione  zingara di 5-6 mila unità. Qualcosa dovrà significare.
Personalmente, come Presidente di Municipio, il mio primo sopralluogo è stato nel campo nomadi di Tor dè Cenci. A testimonianza che non si parte con nessuna barriera pregiudiziale. Anzi, si cerca una collaborazione per un corretto funzionamento della vita del Municipio.

Simone Lettieri