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Roma-Latina, delibera del CIPE sulla Gazzetta Ufficiale: sparisce l’intermodalità

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Due miliardi e 700 milioni di euro per mettere in sicurezza la Pontina, trasformandola in autostrada a pagamento

LAZIO – Alla fine di dicembre la delibera del CIPE sull’Autostrada Roma-Latina è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Costo dell’operazione 2.728,7 milioni di euro. Solo la tratta A12 –Tor de’ Cenci è stata quantificata in “594,4 milioni di euro al netto d’IVA”. Per lo sviluppo di quell’intermodalità, a lungo associata all’operazione, neppure un centesimo. Eppure dalla Regione Lazio la soddisfazione è stata grande.“L’approvazione da parte del CIPE del progetto intermodale Roma-Latina dischiude un’opportunità di sviluppo di importanza straordinaria per il Lazio” commentava a caldo, i primi giorni di agosto, l’Assessore alle Infrastrutture e all’Ambiente Fabio Refrigeri, lo stesso che, come testimonia una nota dell’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale del Lazio, il 14 giugno 2014 aveva definito “il progetto attuale di collegamento fra Tor de’ Cenci e l’A12 improponibile”. Una contraddizione che non è sfuggita al M5S. Silvana Denicolò, attuale Capogruppo a La Pisana, dichiara: “Noi abbiamo presentato anche un’interrogazione scritta, rivolta al Presidente Zingaretti e all’Assessore Refrigeri”. Il documento, protocollato nemmeno una settimana dopo l’approvazione del CIPE, interrogava il Governatore e Refrigeri “sulle reali intenzioni della Giunta regionale” visto che le esternazioni contrarie all’opera non erano mancate. Nell’interrogazione, che non ha mai ricevuto risposta, si faceva notare che “il progetto risale a più di 20 anni fa e oggi le esigenze di mobilità sono notevolmente variate mentre sono sorti quartieri interi”. Silvana Denicolò evidenzia inoltre “la propensione dei colleghi a proseguire su questo iter. Mi ricordo addirittura una mozione d’un collega del centrodestra che spingeva ad affrettare l’inizio dei lavori. Ma anche i colleghi di centrosinistra hanno sempre spinto perché quest’opera prendesse il via. Nonostante il parere contrario di molti esperti”. La contrarietà del M5S regionale alla realizzazione dell’opera è corrisposta anche dal gruppo consiliare al Municipio IX. “Noi siamo favorevoli alla messa in sicurezza della via Pontina, una delle vie più pericolose d’Italia, ma senza che diventi un’opera a pagamento dove poi come al solito si agganceranno molteplici interessi edificatori – osserva Giuseppe Mannarà – E siamo favorevoli anche ad un progetto di mobilità ferroviaria. Sosteniamo l’attività e l’impegno che ci sta mettendo il Comitato No Corridoio. Come cittadini e per quanto possibile come gruppo d’opposizione nelle istituzioni”. “L’unica opera veramente utile sarebbe stata una ferrovia in grado di collegare merci e persone a Roma e agli aeroporti – commenta il Consigliere municipale Pd Manuel Gagliardi – Le opere di questa portata rappresentano investimenti sul futuro. Così stiamo legando il trasporto delle merci e delle persone del sud del Lazio, di qui in avanti, al trasporto su gomma e quindi al petrolio. Con costi ambientali, sociali, e logistici elevatissimi. Quello che manca in questo paese è soprattutto una infrastruttura ferroviaria evoluta e capillare – riflette Gagliardi, in controtendenza rispetto alle posizioni del Pd regionale – invece si costruiscono lingue di asfalto quando le ferrovie in alcuni tratti vanno ancora su binario unico”. Una visione molto simile, peraltro, a quella espressa di recente dall’Istituto Nazionale di Urbanistica, fortemente critico nei confronti di “un progetto gravemente sbagliato”. Anche perché “la maggiore efficienza del sistema della mobilità autostradale produrrà, in assenza di un incremento di competitività del sistema di trasporto su ferro, un aumento del traffico di auto verso Roma”. Eppure le alternative, se l’obiettivo come spesso è stato dichiarato era quello di favorire i pendolari che quotidianamente percorrono la Pontina, c’erano. “Nessuno ha mai posto in dubbio che fosse necessario mettere in sicurezza una delle infrastrutture viarie più pericolose d’Italia – ha infatti osservato l’urbanista Paolo Berdini – I comitati che da anni si battono contro l’ennesima imposizione del cartello di imprese che domina l’Italia, avevano elaborato una proposta di allargamento e messa in sicurezza dell’attuale tracciato della via Pontina. Un’idea ragionevole che consentiva di risparmiare qualche miliardo di euro e di lasciare intatto ciò che resta dell’Agro Pontino”. Argomentazioni rimaste inascoltate. “Il problema vero – prosegue Berdini – è che le amministrazioni pubbliche che negli anni si sono confrontate con la questione non hanno mai preso in considerazione questa proposta alternativa. Lo hanno fatto in realtà per mietere consensi come fece l’indimenticato Presidente Marrazzo il quale, dopo aver promesso che non si sarebbe mai fatta una nuova autostrada, fece un repentino cambiamento di opinione e sposò pienamente il progetto. Evidentemente il cartello delle imprese che vogliono conquistare i miliardi dell’appalto hanno mezzi efficaci di convinzione. C’era poi – e resta intatto – il grande nodo irrisolto del progetto: una volta arrivati nei pressi del GRA non è stata ancora formulata una qualsivoglia ipotesi di soluzione dell’accesso a Roma. I problemi urbanistici e quelli del traffico si aggraveranno e una volta aggravati è fuori dubbio che sempre le stesse imprese alzeranno grida scandalizzate per denunciare che la nuova viabilità non funziona. E, c’è da starne certi, formuleranno ipotesi di soluzione che comporteranno ulteriori ingenti spese da parte della collettività”. Collettività che, tuttavia, potrebbe cominciare a non essere troppo bendisposta ad affrontare nuove tassazioni. “Dall’esplosione della crisi economica del 2007 a farne le spese è stata la stragrande maggioranza dei cittadini italiani a cui sono state ridotte le pensioni e tagliato il welfare. Ma chi non ha subito colpi dalla crisi – ragiona Berdini – è proprio il cartello delle grandi imprese che una politica miope e supina continua a finanziare attraverso opere inutili, come la nuova autostrada Roma-Latina. Per loro i soldi ci sono eccome. Dobbiamo capovolgere questa prassi consolidata che sta affondando l’Italia: è questa la sfida che c’è dietro la sacrosanta lotta dei comitati che si battono per una nuova idea di società”. Ed a proposito dei cittadini, in questi giorni il Comitato No Corridoio, avendo aperto un conto corrente presso la Banca Etica, sta cercando di mettere insieme le risorse per approntare un ricorso al TAR. “Non vogliamo lasciare nulla d’intentato. Lo presenteremo con l’associazione Verdi Ambiente e Società, accreditata al Ministero dell’Ambiente per fare il ricorso. Abbiamo 60 giorni di tempo dalla pubblicazione in GU e stiamo cercando di raggiungere la somma di 10mila euro, la gran parte dei quali servono soltanto per avere il diritto a presentare il ricorso. Il resto sono spese legali – argomenta con trasparenza Gualtiero Alunni, portavoce del comitato – chiediamo ai cittadini di sottoscrivere, ciascuno secondo le proprie possibilità. E presto organizzeremo un evento, finalizzato alla raccolta fondi, cui speriamo aderiscano più artisti possibile”. Il tempo stringe, visto che il ricorso va presentato entro i primi di marzo. Intanto resta aperto un interrogativo, i cui sviluppi potrebbero avere un ulteriore costo per la collettività. “La Regione Lazio era il soggetto a cui s’era rivolto l’arbitrato dei soci privati dell’ARCEA, creata da Storace, per i danni derivanti dall’essere stati estromessi dalla gara e sostituiti da Autostrade del Lazio. Hanno già ottenuto 67 mln di euro. Ma la Regione si è appellata e così facendo hanno mantenuto aperto il contenzioso che erroneamente avevano dichiarato risolto. Ora nella sua delibera il CIPE ha chiesto una manleva alla Regione. E dunque se perderanno il contenzioso non dovrà pagare lo Stato ma, appunto, la Regione stessa”. Un aspetto non di poco conto che, al momento, non è ancora stato risolto.

 

Fabio Grilli