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Sembra sfumare l’ipotesi di sgombero al Casale Papillo

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papillo

Gli occupanti preparano una prova di carico per confutare l’inagibilità della struttura

La vicenda del Casale dell’Ara (PachaMama per gli occupanti) continua a far parlare di sé. Nel 1993 l’Amministrazione comunale ha ricevuto il casale, nell’ambito di una convenzione urbanistica con il Consorzio privato Acqua Acetosa Ostiense. La struttura, fortemente degradata, necessitava di una ristrutturazione prima di definirne l’uso d’accordo con il Municipio e i cittadini. Purtroppo il processo ha subito un lungo stop. “In diverse occasioni l’Amministrazione ha provato ad entrare in possesso del bene, accettandone la cessione – spiega il Vicesindaco Nieri – Ma i tecnici, con dei sopralluoghi, hanno riscontrato che le condizioni non rendevano possibile la presa in carico del Casale, che risulta ancora in possesso del Consorzio Acqua Acetosa Ostiense, cui spetta anche la sorveglianza”. A complicare ancora la vicenda, è il problema del vicino Punto Verde Qualità, esteso nel 1998 anche all’area interessata dalla convenzione urbanistica. “È evidente – seguita Nieri – che al momento è necessario trovare una soluzione condivisa con tutti i soggetti, che riconosca le aspettative degli abitanti e di chi propone un progetto socioculturale per la struttura, evitando che l’Amministrazione capitolina perda fondi pubblici per una struttura che rischia di finire completamente in mano privata. È in questa direzione che lavoriamo con il Municipio IX”. 

Dopo l’occupazione del casale, il 28 giugno scorso, il Comitato di Gestione si è dato da fare per cercare di rendere vivibile l’edificio e promuovere un progetto che parla di agricoltura sociale e unione delle vertenze sull’occupazione, l’integrazione e l’emergenza abitativa. Ma l’occupazione è stata da subito osteggiata dai residenti, che lamentano la mancanza di un qualsiasi spazio di aggregazione nell’area (le stesse riunioni del CdQ vengano fatte all’aperto, in mezzo alla strada). Lo ‘scontro’ è stato quindi inevitabile, fino alla riunione partecipativa organizzata dal Municipio IX il 23 novembre all’interno della vicina scuola elementare. In quella sede si è deciso per un percorso partecipativo che riconsegni alla cittadinanza il casale riqualificato. Nelle settimane seguenti non sono però cessate le polemiche, soprattutto in relazione alle diverse prospettive sullo sgombero degli occupanti. Secondo molta parte della politica municipale infatti, la posizione del Comitato di Gestione, cioè rimanere all’interno del casale fino alle rassicurazioni sulla riqualificazione, non è conciliabile con il processo di partecipazione. L’iter immaginato dal Municipio prevede la presentazione di progetti sull’utilizzo, la successiva riqualificazione e l’assegnazione attraverso un bando. Una prospettiva sposata anche dal CdQ, che ha proposto di trasformare l’area nel punto di aggregazione che manca al quartiere. Il progetto del Comitato richiama infatti la necessità di una piazza pedonale, di una ludoteca, di un asilo e di spazi commerciali. La polemica si è quindi protratta fino all’11 febbraio, quando la discussione di una mozione sul tema dello sgombero ha portato all’occupazione dell’Aula consiliare di via Silone. Un gruppo di attivisti legati all’iniziativa del PachaMama, ha bloccato i lavori per evitare il voto. “Lo considero un grave incidente di percorso – ha spiegato in una nota il Presidente del Municipio IX, Andrea Santoro – ribadisco che l’occupazione dell’aula da parte di chiunque non sarà mai uno strumento per dialogare con l’amministrazione che mi onoro di guidare”.

L’avvenimento è stato condannato trasversalmente, infatti anche il Consigliere Pdl, Gino Alleori, ha dichiarato di attendere “che il doveroso provvedimento di sgombero venga eseguito al più presto”, aggiungendo che “è ora di dire basta ad ogni tipo di esitazione e colpevole collusione con i professionisti delle occupazioni. È dal mese di giugno che il quartiere Papillo è sotto scacco. Ora attendiamo, anche in considerazione di quanto accaduto in Aula, la massima severità e celerità da parte del Presidente Santoro e dell’Assessore Nieri affinché, con determinazione, venga restituita credibilità alle Istituzioni in tutta questa triste e grave vicenda”. La risoluzione per lo sgombero, definita dagli occupanti “imprecisa e scorretta nel metodo”, è stata comunque votata ma, come spiega il Comitato di gestione: “Non tutto sembra essere perduto, lo sgombero è sospeso perché la nostra occupazione rientra nella delibera regionale sull’emergenza abitativa – spiega il portavoce – riguardante tutte le occupazioni fatte entro il 31 dicembre 2013”. Sulla questione dell’agibilità del Casale, nodo cruciale su cui si basano le richieste di sgombero, il Comitato di gestione ha poi affermato di stare “preparando una prova di carico per dimostrare la stabilità. Invitiamo ad assistere gli uffici tecnici del Municipio e del Comune che invece hanno decretato l’inagibilità. Sarà questa la nostra perizia di parte”. È poi il tavolo tecnico del 17 febbraio ad aver riacceso la polemica, con gli occupanti che dichiarano: “Tutto tace e il Municipio si è sfilato dalla decisione rimandando tutto al Vicesindaco Nieri. Aspettiamo – concludono – di essere convocati dagli uffici per presentare il progetto e concorrere all’interno del futuro bando”.

Una interpretazione diversa sulle funzioni del tavolo arriva però dai cittadini del CdQ Papillo-Acqua Acetosa Ostiense che, attraverso il loro portavoce dichiarano: “Il tavolo tecnico deve essere tra il Municipio, l’Assessore Caudo e il Vicesindaco Nieri. Al tavolo decisionale – seguita – non si possono sedere né gli occupanti né qualsiasi altro soggetto interessato che non sia parte delle istituzioni. Non può esistere un tavolo tecnico a cui partecipano tutti i soggetti interessati, anche perché di progetti ne sono stati presentati molti. È il Comune che dovrà decidere quale sarà quello migliore per la zona. Noi – conclude – chiederemo che ci siano le coperture economiche, oltre alla ristrutturazione del casale a carico del costruttore”.

Leonardo Mancini