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Un milione di metri cubi, nessuno ne parla

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Enorme progetto edilizio in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico.


Al margine estremo del Municipio XII, nella zona denominata Paglian Casale, è in corso un progetto urbanistico che porterà su di un territorio già sottoposto a vincolo paesaggistico circa un milione di mc di cemento. L’area interessata da questo progetto ha un’estensione di 86,5 ettari delimitati ad est dalla via Ardeatina, ad ovest dalla ex ferrovia Roma-Formia, e a sud dalla strada provinciale di Albano che collega i Castelli con l’area di Pomezia e la Pontina Sud. Un territorio, quello di Paglian Casale, già inserito nella ‘Dichiarazione di notevole interesse pubblico’ (ai sensi dell’art. 136 del Dlgs. 42/2004) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del luglio 2009, che descrive le necessità di vincolo per l’area: “Sia i fondovalle che gli altipiani sono tenuti a seminativo nudo; qui più che mai determinando quel caratteristico paesaggio della campagna romana […] scenograficamente dominato dal profilo dei Colli Albani”. Successivamente l’area è stata sottoposta a vincolo dal 2010, grazie all’intervento dell’allora Ministro Bondi. Di diritto fra gli interventi urbanistici più ampi degli ultimi anni, praticamente una cittadina delle stesse dimensioni di Frattocchie, questo progetto porterà sul territorio circa 7.000 abitanti. Purtroppo nemmeno il vincolo cui è sottoposta l’area sembra poter bloccare il progetto, come spiega la Dott.ssa Mirella Belvisi, Vicepresidente della sezione romana di Italia Nostra: “Né il vincolo, né il ricorso al TAR al provvedimento di tutela presentato (e poi perso!) dai costruttori è bastato a fermare la speculazione”.

In sede di controdeduzioni alle osservazioni dei costruttori la Direzione Regionale del Lazio del Ministero dei Beni Culturali ha ribaltato la decisione del TAR accogliendo la richiesta di edificare l’area, una decisione definita da Italia Nostra “incomprensibile”. Le motivazioni per il via libera riguarderebbero il rispetto, da parte dell’idea progettuale, della normale vocazione agricola dell’area. Ma risulta difficile comprendere come un milione di mc di cemento possano farlo: “Il nuovo complesso edilizio viene infatti definito, un ‘borgo rurale ispirato alla tradizione locale'”, dichiara la Belvisi. Sulla base della controdeduzione all’inizio di luglio, dallo stesso Ministero che ne aveva determinato il vincolo, è stato rilasciato il nullaosta per la realizzazione del progetto edilizio convenzionato. “Non è stato tagliato neanche un metro cubo di cemento della cubatura originaria – dichiara Belvisi – che comprende anche una compensazione edilizia”. Una parte della cubatura di quest’opera, infatti, risale alle compensazioni per l’area della tenuta di Tor Marancia. “Per salvare un’area di pregio bisogna insomma distruggerne un’altra! – continua – Qui sorgeranno un’ottantina di palazzi di 5 o 6 piani e un grandissimo centro commerciale. Altra periferia nell’Agro Romano, mentre Roma già presenta, e continua a far costruire, un enorme numero di alloggi invenduti”. Italia Nostra il 3 settembre scorso, nel tentativo di bloccare il progetto, ha presentato alcune Osservazioni alla Valutazione di Impatto Ambientale. Le problematiche riscontrate dall’Associazione sono sintetizzabili in pochi punti di particolare interesse. In che modo il Ministero a soli due anni dall’indicazione di un vincolo possa trovare il modo di superarlo, con l’asserzione che il progetto rispetti la tradizione locale? Ma soprattutto “la tradizione locale rurale e agricola non è fatta certamente di palazzi di 6 piani”.

Inoltre ci sarebbero rischi per la salute degli abitanti infatti, come rilevato in occasione del dibattito sulla discarica provvisoria della Solfatara, a poca distanza da Paglian Casale, è risaputo che quell’area è interessata dalla presenza nel sottosuolo di abbondanti concentrazioni di un gas altamente tossico come il Radon: “Alcuni studi condotti nella zona – continua Belvisi – hanno accertato concentrazioni di gas in alcuni casi doppie rispetto al limite di guardia! Un vero rischio per gli abitanti”. Ma ci sono anche criticità relative al traffico locale principalmente basato sull’asse viario della via Ardeatina. Questa strada, rimasta agli studi dei flussi di traffico degli anni ‘60, ogni mattina è congestionata dal grande numero di pendolari verso la Capitale. La situazione non cambia fra Pomezia e Albano, con tempi di percorrenza ad oggi improponibili. Il trasporto ferroviario è un’altra delle problematiche: la stazione di Santa Palomba ogni mattina è presa d’assalto. Come si potrà, in queste condizioni, reggere un ulteriore carico di flussi? Sentiamo il Presidente del Municipio XII, Pasquale Calzetta, che sottolinea come il progetto edilizio sia un’eredità delle precedenti amministrazioni: “Certamente la sua realizzazione porterà nella zona un aumento della popolazione che avrà un impatto sulla viabilità, dal momento che tutta l’area è a ridosso dell’Ardeatina, dove quotidianamente si registra un enorme afflusso, tuttavia – continua Calzetta – il progetto prevede la realizzazione di una stazione ferroviaria a servizio della nuova area. Il Municipio chiederà, quale condizione essenziale, che prima venga realizzata la stazione e soltanto successivamente si avvii l’intervento edilizio”. Una richiesta certamente condivisibile, ma non risolutiva: rimangono infatti ancora gli assi viari totalmente inadeguati. Sullo stato del progetto Calzetta è chiaro: “al momento è in corso la conferenza di servizi per valutazioni di natura tecnica riguardo l’impatto ambientale dell’opera. Rispetto al disegno originario, è stata presentata una seconda versione che recepisce le osservazioni della Soprintendenza e risulta meno impattante. È stata sviluppata un’idea progettuale che rispetta le qualità dell’agro, mantenendo inalterata un’ampia fascia della campagna romana e preservando i reperti archeologici presenti.

A questo proposito, il disegno prevede la creazione di un asse viario che lasci in mostra e valorizzi le testimonianze archeologiche”. Purtroppo questo nuovo piano urbanistico è passato in una stato di relativo silenzio. Non essendoci comitati di cittadini nella zona, l’interessamento alla questione è venuto solo da alcune associazioni come Italia Nostra, che promettono battaglia. In aprile il Consigliere della Sinistra Arcobaleno al Municipio XII, Matilde Spadaro, ha richiesto un chiarimento sul progetto tramite un’interrogazione al Presidente: “Mi è stato risposto che il parere favorevole della Presidenza sul progetto sarebbe stato subordinato alle valutazione tecniche del caso, nella fattispecie relative ai pareri degli organi preposti del Comune di Roma e della Soprintendenza Archeologica e della Regione Lazio”.

Quello che però sembra strano nella vicenda è la vicinanza, geografica e temporale, degli eventi che hanno interessato la zona della Solfatara e quella di Paglian Casale. Poco prima dell’estate, quasi in contemporanea con il nullaosta del Ministero per l’edificazione, sono venute alla ribalta voci sulla possibile indicazione dell’ex cava di zolfo come sito provvisorio per sostituire la discarica di Malagrotta. Voci presto smentite, con i cittadini da subito schierati contro. Sta di fatto che un nuovo polo residenziale e una discarica, seppur provvisoria, non avrebbero certamente potuto convivere. Che le voci sulla discarica siano state messe in giro per ammorbidire tutti sull’insediamento urbanistico? Questo purtroppo non è dato saperlo, ma dove sono finite tutte le preoccupazioni sui vincoli poste dal Municipio? “In quell’area il Municipio ha mostrato una ferma opposizione alla discarica – conclude Spadaro – Sto attendendo che dimostri la stessa sensibilità anche nei confronti dell’area di Paglian Casale e di tutte le aree che hanno lo stesso grado di tutela. Sarà così? Oppure sarà un vincolo buono per una cosa e non per un’altra?”.

Leonardo Mancini