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Vallerano: il Municipio è compatto contro l’impianto di trattamento rifiuti

L’ente di prossimità vota in modo unanime, ma la vicenda resta nelle mani di Regione e Città Metropolitana

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Tratto da Urlo n.155 marzo 2018

VALLERANO – Prosegue la mobilitazione dei cittadini contro l’impianto di trattamento rifiuti previsto nel quadrante di Vallerano, precisamente al numero 273 di via di Valleranello. Il sito, nelle disponibilità della Lazio Maceri Srl, si trova a poco più di 50 metri dalle abitazioni del quartiere. Per questo motivo, e per le difficoltà alla viabilità che l’impianto porterebbe, i cittadini restano fermi sulle loro posizioni.

L’IMPIANTO PREVISTO – Dell’impianto abbiamo già parlato in passato, ma è comunque bene ricordare quali sarebbero i numeri di questo intervento. Stando a quanto appreso fino ad ora, quello che si intende realizzare è una stazione logistica per la ricezione di rifiuti misti, che verranno divisi per categorie e poi spediti nelle sedi preposte a lavori di trasformazione. Nell’impianto potranno essere conferiti rifiuti solidi urbani non putrescenti, quindi in generale rifiuti anche speciali ma non pericolosi, come carta, cartone, plastica, oli esausti, batterie, toner, abbigliamento, sfalci e potature, metalli e legno. Non sarà però consentita (fortunatamente) la ricezione di umido o materiali deperibili con emissioni maleodoranti. Si parla di una struttura costituita da un capannone di 870 mq, con una superficie esterna per lo stoccaggio pari a 2.520 mq e un ulteriore terreno per movimentazioni logistiche di 990 mq. Un impianto capace di trattare 78.200 tonnellate di rifiuti l’anno, incluse 2 tonnellate di cosiddetti reflui (il materiale misto eventualmente deperibile). Il limite giornaliero conferibile sarebbe di 260 tonnellate quotidiane da movimentare con un numero massimo di 12 camion ogni ora, per un totale di 98 al giorno.

L’ITER AUTORIZZATIVO – La competenza per l’autorizzazione di questo tipo di impianti ricade sulla Regione Lazio e sulla Città Metropolitana. L’ente municipale in questo caso non ha voce in capitolo, mentre il Comune viene interpellato per l’espressione di un solo parere, per giunta non vincolante. Il Campidoglio, infatti, si è espresso sul progetto, fornendo l’unico parere negativo (di natura urbanistica) in tutta la vicenda, che però non ha portato alcuno stop all’iter autorizzativo. “Nella provincia di Roma esistono già circa 150 impianti simili – si legge in una nota del M5S in Municipio IX – Si tratta di impianti privati la cui autorizzazione è di competenza regionale e per i quali enti locali come i comuni vengono interpellati solo per il rilascio di un parere. In particolare, il Dipartimento Pianificazione e Attuazione Urbanistica (P.A.U.) di Roma Capitale, ha espresso parere contrario, motivandolo con una non conformità urbanistica del sito identificato dalla ditta che ha proposto l’impianto. Questo parere contrario – seguitano dal M5S – è stato facilmente superato poiché, una volta autorizzato l’intervento, le Norme Tecniche Attuative del Piano Regolatore Generale di Roma Capitale consentono in automatico la modifica dell’attuale destinazione d’uso dell’area”. Così è arrivato il nullaosta al progetto che verrà attivato dalla Lazio Maceri Srl. L’iter infatti risulta completato, e anche i termini utili a presentare obiezioni sono ormai scaduti.

L’ATTO DEL MUNICIPIO – Il 15 febbraio scorso in Municipio IX si è tenuta una seduta di Consiglio dedicata alla sola vicenda dell’impianto di Vallerano. In quella sede è stato concordato tra parti politiche, e votato all’unanimità, un atto per chiedere formalmente alla Città Metropolitana e alla Regione di rivedere o ritirare le concessioni fin qui fornite. Intanto nelle scorse settimane anche la Commissione Ambiente Municipale, presieduta dal Consigliere del M5S Marco Maria Crescenzi, ha sottolineato le criticità che potrebbero mettere in discussione l’intero processo autorizzativo (seduta del 6 febbraio scorso). Dal rischio di esondazione del Fosso di Valleranello fino al rischio di incendi, passando per le distanze da abitazioni e scuole e per la difficile viabilità per il traffico pesante. Nonostante questa votazione, le opposizioni municipali non intendono aspettare e vogliono proseguire a contrastare questo intervento. “Bisogna approfondire tutte le componenti e le criticità che l’impianto porta sul territorio, dal punto di vista urbanistico, ambientale e della mobilità – spiega il Capogruppo di Fdi, Massimiliano De Juliis – Allo stesso tempo bisogna fare pressione perché tutti gli atti di questa vicenda vengano resi pubblici attraverso il sito del Municipio”. Anche il resto delle forze d’opposizione non intende aspettare immobile l’esito dell’atto votato in Municipio. “Il nodo in questa vicenda è che quel sito non può diventare un impianto di trattamento, non si può fare per ragioni trasportistiche, per la vicinanza alle case, al quartiere di Vallerano, di Eur Papillo, ma anche dell’IFO a meno di 1 km – spiega il Consigliere Pd, Alessandro Lepidini – Inoltre c’è la presenza di un’area vincolata, quella del Fosso di Valleranello. La nostra volontà – seguita il Consigliere dem – è quella di presentare al più presto una Delibera d’iniziativa municipale per una contro-variante urbanistica, per allontanare definitivamente questa possibilità”. Qualora questo strumento venisse approvato, l’Assemblea comunale avrebbe 70 giorni per pronunciarsi in merito.

DAI CITTADINI – Nonostante le settimane di campagna elettorale, i cittadini della zona non hanno voluto mollare la presa. In pochi giorni sono state raccolte, inviate e protocollate presso la Città Metropolitana e la Regione, circa 2000 firme per chiedere l’annullamento delle autorizzazioni. Inoltre non sono mancati gli incontri sul territorio e lo studio di tutti gli atti di questa vicenda, affidati anche a professionisti legali, dell’urbanistica e dell’ambiente. A spiegare come i residenti si stanno muovendo è il Presidente del Cdq Eur-Vallerano, Paolo Ingrassia: “Ci stiamo interfacciando con dei professionisti anche perché vogliamo allargare il campo d’azione e occuparci dell’intera zona industriale al limite del nostro quartiere”. Si tratta perlopiù di capannoni, in molti casi sfitti, ma che destano preoccupazione tra i residenti. “Abbiamo richiesto un tavolo al Municipio IX, a partire da una Commissione congiunta Urbanistica e Ambiente, per richiedere la previsione della riconversione della zona industriale, magari con le stesse caratteristiche residenziali del quadrante”. Intanto in questi giorni la mozione votata in Municipio IX dovrebbe aver raggiunto sia la Città Metropolitana sia la Regione Lazio, i due enti che, al momento, potrebbero mettere la parola fine a questa vicenda.

Leonardo Mancini