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Anche nel Municipio VIII si parla di streaming

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Dopo la sperimentazione in altri municipi, si pensa alla trasmissione delle sedute consiliari

È nella seduta pomeridiana del 29 ottobre scorso che il Consiglio del Municipio VIII ha approvato all’unanimità la mozione, presentata dal gruppo di Sel, per richiedere l’utilizzo dello streaming nella diffusione delle sedute: “Abbiamo superato la lunga trafila in Giunta e nelle commissioni per un atto che vuole dare risposta a due principi: la partecipazione efficace e una comunicazione più trasparente possibile – spiega il primo proponente dell’atto, il consigliere di Sel Amedeo Ciaccheri – Principi questi già presenti nello Statuto di Roma Capitale e nelle linee guida del nostro Municipio”. Infatti lo Statuto citato da Ciaccheri assicura “anche attraverso tecnologie informatiche, la più ampia partecipazione degli appartenenti alla comunità cittadina, singoli o associati”.

Questi principi, oltre alla pubblicazione tempestiva dei documenti e degli atti che passano all’interno del Consiglio Municipale, si vanno sempre più identificando con lo streaming delle sedute, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle: “Abbiamo già il potenziale per avviare questo strumento ad un costo ridotto – spiega la consigliera Valentina Vivarelli – Spesso la politica rimane indietro, nel tentativo di rincorrere le nuove tecnologie. Con l’approvazione di questo atto saremo tra i primi ad avere la diretta streaming delle nostre sedute, elemento che si traduce in partecipazione e trasparenza sulla scorta dell’attivazione dei due Consigli pomeridiani per permettere ai cittadini di partecipare”.

È stato lo stesso Movimento 5 Stelle a richiedere alcune modifiche al dispositivo della mozione che, nel suo testo originale, oltre ad auspicare un archivio online delle sedute e ad impegnare le istituzioni a valutare le procedure per la realizzazione tecnica delle dirette streaming, non conteneva alcun riferimento ai costi dell’operazione e alle iniziative di diffusione del mezzo: “La volontà di ricercare delle soluzioni low cost, soprattutto in questo momento di crisi, è un atto dovuto – spiega Vivarelli – così come la diffusione e la pubblicizzazione di questo nuovo strumento all’interno dei canali della comunicazione istituzionale”. Da parte di tutti i gruppi politici presenti in Aula è arrivato il parere favorevole a questa mozione: “Credo che questo sia un atto necessario per adeguare tutte le istituzioni assembleari all’evoluzione dei mezzi di comunicazione – spiega in aula il consigliere del Pdl municipale, Maurizio Buonincontro – Ci sono delle istituzioni come la Camera e il Senato che lo fanno da tempo, ritengo giusto che a queste assemblee si aggiungano anche i Municipi di Roma Capitale”.

L’elemento positivo che questo strumento può innescare, è rilevato da Buonincontro anche sulla tipologia di discussioni che verranno proposte in Consiglio: “Credo che lo streaming delle sedute potrebbe stimolare la discussione di tematiche più importanti che certamente aumenteranno la partecipazione della cittadinanza”.

Ma sono ancora molte le criticità di questo strumento che sono state avanzate dai consiglieri di diversi schieramenti politici negli altri municipi in cui si è iniziato a trasmettere le sedute del Consiglio. In primis la proprietà dei video e la possibilità o meno di inquadrare e trasmettere le immagini del pubblico, o dei consiglieri non impegnati nel loro intervento. Ma anche i costi dell’infrastruttura necessaria alla ripresa della seduta, alla trasmissione in streaming e all’archiviazione dei video. Molti di questi aspetti sono stati analizzati dal capogruppo del Movimento 5 Stelle al Municipio VIII, Carlo Cafarotti, al quale abbiamo chiesto quale sia l’idea di streaming da loro auspicata: “Noi utilizziamo lo streaming nelle nostre riunioni da diverso tempo e a costo zero, proprio per questo abbiamo voluto aggiungere, alla mozione presentata da Sel, l’indicazione per un approccio low cost nella gestione di questo strumento. Esistono delle piattaforme online che forniscono il servizio di Broadcasting senza avere la necessità di poggiare su una banda internet eccessiva – nulla di più di una normale linea ADSL – Si può quindi mettere in piedi lo streaming con gli strumenti già presenti nel Municipio”. Sui costi per la ripresa delle sedute ha poi aggiunto: “Basterà impiantare qualche web cam sui banchi del consiglio per evitare il costo della regia durante la seduta, anche se questo si concluderà nella video ripresa di tutti i banchi contemporaneamente”.

Problema questo già avanzato all’interno della discussione sullo streaming nel Municipio IX, che da alcuni mesi sperimenta questo nuovo mezzo. Le riprese di tutti i consiglieri, anche al di fuori del loro intervento in aula, potrebbero creare disagio e problemi nella gestione low cost del mezzo. Sull’archiviazione dei video delle varie sedute per il capogruppo del Movimento 5 Stelle non si dovrebbero presentare particolari problemi, in quanto le piattaforme online da lui prospettate già contengono questo servizio: “Questo elimina un ulteriore costo per il Municipio – conclude Cafarotti in relazione alla proprietà dei video – Per noi è importante che le riprese, una volta effettuate siano open source, cioè da tutti fruibili e acquisibili, senza essere di proprietà di nessuno”. Questo tipo di ‘licenza’ prevede la possibilità per gli utenti di acquisire liberamente i video utilizzandoli a proprio piacimento. La stessa regolamentazione che prevede, per alcuni software, la possibilità di ottenerne i codici di programmazione per modificarli e migliorarli. L’utilizzo indiscriminato dei video, in altri municipi, è stato identificato come una criticità del sistema. In particolare si è parlato della trasmissione pubblica dei video oppure del montaggio degli interventi dei consiglieri. Su quest’ultima criticità intravediamo un possibile terreno di scontro, visto il dispositivo della mozione votata in Aula: “Si rimanda quindi la regolamentazione della ripresa in streaming e l’archiviazione delle immagini alla commissione competente, per salvaguardare il principio di privacy di ciascun partecipante alle sedute consiliari, prevedendo anche forme di tutela della manipolazione delle immagini stesse”. Un’impostazione molto differente rispetto al concetto di open source proposto dal Movimento 5 Stelle.

(tratto da Urlo n. 109 – novembre 2013)

Leonardo Mancini

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