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Boom di orti a Roma per una città più solidale

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mappaZappata2013

Gli orti e giardini condivisi di Roma sono aumentati del 50 % in un anno, passando da 100 a 150

 

 In quasi ogni quartiere della città i cittadini, davanti all’incuria dello spazio pubblico e del verde urbano, si sono rimboccati le maniche ed hanno recuperato le aree abbandonate per restituirle all’uso pubblico.

LA MAPPA – che Zappata Romana ha aggiornato per questo 2013 (www.zappataromana.net), riceve ogni anno la visita di oltre 30 mila persone. La splendida risorsa, pubblicata anche in lingua inglese, permette di reperire informazioni, linee guida e manuali su come iniziare a dare vita ad un orto urbano, oltre a censire tutte le esperienze del territorio romano, con un breve testo esplicativo, una fotografia e i contatti dei referenti.

LA REALTA’ ROMANA – Il messaggio alla base del lavoro di Zappata Romana, cioè quel tanto liberatorio “si può fare”, sembra essere stato ben accolto dai nostri concittadini, che non si sono lasciati scoraggiare dalle avversità. Davanti all’immobilismo della Pubblica Amministrazione nei confronti di queste esperienze condivise, si sono rimboccati le maniche e hanno creato dei nuovi spazi di socialità portando avanti delle opere di riqualificazione spesso in grande stile.

UN GRANDE LAVORO – si nasconde dietro qualche metro quadrato di orto urbano: “Gruppi di cittadini curano le aiuole sull’Appia Nuova, a via Guarico e via dei Guastatori all’Eur e a via Giolitti vicino alla stazione Termini – racconta Zappata Romana in una nota – al verde di Mostacciano ci pensa da solo il signor Piero, in cerca disperatamente di aiuto, mentre a Osteria del Curato i cittadini hanno realizzato una mappa on line con i nomi degli abitanti responsabili di ogni singolo albero”. Ma gli orti e i giardini sono per i romani lo spunto per fare altro, tessere relazioni e fare comunità: “A Tor Sapienza con il progetto Sar San l’orto è l’occasione di integrazione dei bambini Rom, a Coltivatorre e Orto Capovolto ad essere integrati sono i diversamente abili, mentre ad Eutorto l’orto offre un’occasione di socialità e di “affettività” ai lavoratori dell’ex Eutelia”. Spazi vivibili, per tutta la famiglia, magari in quartieri dove la socialità è preclusa dall’asfalto: “Come avviene a San Giovanni negli orti familiari Santa Caterina, a Labaro con Dame D’Erbe, al Pigneto nel giardino di via Castruccio Caro o negli storici giardini condivisi di via dei Galli a San Lorenzo, di via del Mandrione, di via Morozzo della Rocca a Casal Bertone e del Parco della Cellulosa a Casalotti con Legambiente”.

UN LABORATORIO – di vita e di nuovi modelli assieme ecologici, ambientali ed economici: “Questo avviene al Pigneto con Fermenti di Terra – seguita la nota – ai Giardini Persiani Nuccitelli, a Centocelle con l’Orto Maestro, sulla via Veientana con Cambiologica, all’Ostiense con il Cinorto! e all’Ortofficina sulla via Prenestina sull’esempio fornito da Casale Garibaldi con Lavangaquarda e dagli Orti Urbani Garbatella. Di forte potenzialità sociale ed ambientale sono i nuovi orti Tre Fontane e quelli del parco di Aguzzano, mentre costituiscono realtà di forte interesse educativo e culturale le esperienze di Ortolino nel giardino storico dell’Acquario romano, a cura della scuola di Donato, e l’orto Anna Magnani dell’Istituto Comprensivo Fontanile Anagnino”. Unico nel suo genere è l’Hortus Urbis (www.hortusurbis.it), orto didattico con piante antico romane nel Parco Regionale dell’Appia Antica, presso l’ex Cartiera Latina. Uno spazio rimasto abbandonato lungo l’antico e sacro Almone, che ha ripreso a vivere grazie al generoso contributo dei giardini e orti condivisi della città su progetto di Zappata Romana e del Parco dell’Appia Antica.

I RISULTATI ISTITUZIONALI – in particolare per quanto riguarda gli orti urbani sono assolutamente deludenti. Dopo questo lungo elenco di attivismo e condivisione da parte dei cittadini non si può fare a meno di chiedere il conto delle politiche di Roma Capitale in questo ambito: “A Roma vi è un solo orto urbano comunale costato oltre 400.000 euro – continua la nota di Zappata Romana – Altri quattro sono in travagliata gestazione al costo di circa 70.000 euro l’uno. Il nuovo ufficio «Orti urbani» duplica competenze e procedure del preesistente ufficio «Adozione aree verdi comunali», senza apportare miglioramenti nei risultati”. Sono poche semplici linee guida che gli attivisti chiedono vengano seguite nelle politiche di Roma Capitale, fra queste la garanzia per i cittadini di partecipare alla gestione degli spazi pubblici. Buona pratica non facile da attuare se non vengono rimossi gli ostacoli amministrativi che impediscono lo sviluppo degli orti e giardini condivisi. Tutto questo passando dalla sensibilizzazione e dalla formazione, promuovendo lo sviluppo della cultura di pratiche ambientali e sostenibili.

Leonardo Mancini

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