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Boxe: Municipio VIII in festa per il titolo mondiale di De Carolis

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Il Campione del Mondo pesi supermedi Wba direttamente dalla Team Boxe di Montagnola

IL RICONOSCIMENTO – Quest’oggi il Municipio VIII, a margine della seduta del Consiglio, ha consegnato una targa a Giovanni de Carolis della Team Boxe di Roma, che la notte fra sabato 9 e domenica 10 gennaio ha vinto il titolo mondiale dei supermedi, versione Wba. Il 31enne romano ha battuto a Offenburg in Germania il 20enne tedesco Vincent Feigenbutz all’undicesima ripresa per Ko tecnico.

11 ANNI DI PASSIONE – Le motivazioni alla base di questo riconoscimento stanno tutte nell’esperienza della Team Boxe Roma, palestra popolare nel quartiere della Montagnola. A ricordare il percorso fatto fino ad oggi è il Capogruppo di FI, Simone Foglio, tra i primi firmatari dell’atto che il 16 luglio 2004 ha dato vita alla palestra: “Oggi le istituzioni celebrano un evento sportivo, l’impegno di un atleta e una palestra. Il 16 luglio 2004 con un pezzo di carta il Municipio lanciava l’attività della Team Box in un capannone abbandonato – ricorda il consigliere – Tutto parte da lì, con tanti sforzi, impegno e soddisfazione. Spero che il nostro municipio è tutte le forze politiche si rendano protagoniste di altra sfida mondiale – conclude Foglio – portare nella Capitale la difesa di questo titolo”.

L’ANTIDOTO ALLA DISGREGAZIONE SOCIALE – È in questi termini che il Presidente Catarci descrive il lavoro quotidiano di un’esperienza come quella della Team Boxe: “Una storia nata da un’intuizione e da un atto di grande politica, che comprende come le esigenze inevase di un quartiere possano trovare spazio in un capannone abbandonato. Una storia – seguita il minisindaco – che testimonia concretamente l’importanza di riempire di umanità e protagonismo gli edifici e gli spazi vuoti della città. Una storia che accende di nuovo i riflettori sulla ‘nobile arte’, spesso dimenticata nei confini nazionali, grazie all’impresa di Giovanni. Una storia che dà visibilità al prezioso valore di tutte quelle esperienze di palestre popolari e in generale di sport di base che spesso costituiscono, sulla base di sforzi soggettivi e volontari, una delle poche alternative alla strada, alla disgregazione e all’emarginazione sociale”. L’importanza di portare nella Capitale il prossimmo incontro di De Carolis è stata rimarcata anche dalla Regione Lazio: “Tutto questo merita di essere raccontato e di proseguire – conclude Catarci – creando le premesse perché il prossimo evento con cui Giovanni metterà in palio il titolo possa svolgersi a Roma, impegno assunto anche dalla Regione Lazio”.

COME NASCE UN CAMPIONE – “Tutto nasce dalla voglia di mettersi in gioco – ci dice Giovanni, un occhio ancora nero e un sorriso enorme – Quando sono arrivato in palestra non avevo queste prospettive ambiziose. I miei maestri hanno fatto crescere questa passione ogni giorno. Poi i primi incontri, i tornei, il passaggio da professionista, i primi titoli e poi quello mondiale. Vengono i brividi a pensare ad alcuni momenti difficili che grazie a loro ho superato”. L’incontro con il tedesco Feigenbutz è il secondo combattuto da de Carolis, il primo è stato vinto ai punti dal tedesco: “Il primo match è stato molto combattuto e siamo stati sconfitti solo sui cartellini – ci racconta il Campione del Mondo – La stessa opinione pubblica tedesca non la vedeva così. La voglia di riscattarmi da questa condizione ingiusta mi ha dato la forza di allenarmi molto più duramente”. Ricordi distorti della vittoria, annebbiati dall’adrenalina e dalla gioia di aver raggiunto la vetta: “Era tutto chiaro nel momento in cui ho colpito duramente e lui non era più in se. Ho dovuto tirare fuori tutto quello che avevo per portare a casa la vittoria. Quello è stato il momento più alto dell’incontro – seguita Giovanni de Carolis – ho sentito tante emozioni a partire da quel colpo”. Passati i festeggiamenti bisognerà pensare alla difesa del titolo mondiale e anche per Giovanni la speranza è quella di difenderlo in casa: “Deve essere un impegno forte perché il lavoro delle istituzioni non è di poco conto – ci dice – Portare un incontro di questa levatura in Italia non è impossibile, ma ci deve essere la volontà da parte di tutti, le istituzioni, la federazione e gli addetti ai lavori. Noi abbiamo fatto il massimo sul campo sportivo. Se lo vogliono fare realmente hanno tutte le carte per farlo”.

Leonardo Mancini