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Catarci, lettera aperta a Renata Polverini

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Pubblichiamo la lettera aperta di Andrea Catarci a Renata Polverini.
Gentile Presidente,

come Lei sa, associazioni, comitati, centri anziani, realtà giovanili, operatori e semplici cittadini si sono mobilitati in molte parti della Regione Lazio per richiamare l’attenzione di chi li amministra sulle problematiche della sanità. I tagli previsti di 2850 posti letto e la chiusura o il ridimensionamento di 24 ospedali pesano come macigni sulle fasce più deboli che, appunto, manifestano  la paura di perdere il diritto alle cure mediche e ospedaliere. Non meno decisa  è stata la presa di posizione delle Istituzioni locali, Amministratori, Sindaci o Presidenti di Municipio come chi scrive, tutti preoccupati, indipendentemente dal colore politico, per la tenuta sociale dei propri territori su un ambito fondamentale quale la salute pubblica. I pochi vantaggi individuabili nel Piano di Riordino sembrano riservati a strutture private a cui, però, potrà ricorrere solo una minoranza.

Non Le scrivo, Presidente Polverini, solo per un discorso generale sul riassetto regionale che pur mi colpisce sia come cittadino che come rappresentante istituzionale. Nel Municipio Roma XI ha sede il CTO, un’eccellenza romana e regionale sulla orto-traumatologia, uno dei pochi ospedali in grado di fornire servizi ed interventi di alta specializzazione. La cittadinanza e il Municipio hanno reagito con istintiva angoscia, mista a rabbia, all’annuncio delle amputazioni previste, avviando mobilitazioni già imponenti fin dagli inizi. D’altronde, Presidente, Lei la situazione del CTO la conosce, avendolo visitato meno di due mesi fa, quando fu riaperto l’eli/porto. In quell’occasione toccò con mano la vitalità di tanta umanità e rassicurò tutti sul futuro dell’Ospedale, della vocazione orto-traumatologica e dell’Unità Spinale, fiore all’occhiello già da anni . Erano solo parole? Oggi sembra di si, visto che si profila, al contrario, la chiusura di Pronto Soccorso e Breve Osservazione, la riduzione di posti letto persino in Ortopedia e Rianimazione, lo spostamento della Neurotraumatologia e dell’Unità Spinale, la riduzione dell’Eliporto stesso a centro di transito verso altri complessi ospedalieri. Quando tutto questo sarà realtà – e stando al Suo Piano mancano pochi mesi – con il CTO morirà il diritto alla salute di un pezzo di Roma. Non sto esagerando: la popolazione del Municipio XI, circa 140.000 persone, è tra le più anziane della città e non disporrà né di un presidio ospedaliero di area medica né di un Pronto Soccorso, su un territorio che si estende per oltre 47 Km quadrati.

Alla luce di quanto sopra, Le chiedo un incontro urgente per  un confronto diretto sulle due questioni che turbano i sonni di molti: le sorti del CTO e quelle della Sanità Pubblica. Siamo tutti coscienti della necessità di razionalizzare il Sistema Sanitario del Lazio. Le difficoltà vengono da lontano, ma la soluzione non sarà adeguata se non si garantirà la sostenibilità del Piano per la cittadinanza. Con quest’obiettivo, Le chiedo di procedere all’ascolto attivo di tutti i soggetti coinvolti, magari per realtà provinciale e non solo in ordine parso, evitando di chiudersi nella torre (d’avorio) di Viale Colombo. L’assenza di responsabilità sociale, talvolta, è un fenomeno più grave della problematica stessa e, usata come nero di seppia, si connota come qualcosa ugualmente dannoso, rafforzando l’idea della subalternità delle Istituzioni a interessi e lobbies particolari.

E’ per questo che fin da oggi, salutandola, e restando in attesa di un riscontro, Le assicuro la disponibilità mia e del Municipio Roma XI per una impegnativa, ma necessaria, riscrittura complessiva del Piano di Riordino.

Il Presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci