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Ciao Pierre

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Pierre

Pierre aveva 69 anni. Era nato nel 1950 in Catalogna francese, a Perpignan. Da 15 anni viveva con la sua roulotte in viale Leonardo da Vinci, condividendo con la comunità locale la vita e le battaglie del quartiere. Una vita avventurosa, fatta di viaggi, lavoro in Germania e in molte parti d’Italia, oltre alla permanenza nella Legione Straniera. In una mia vecchia intervista lo chiamavo ‘Il guardiano silenzioso del viale’, ma ora questo guardiano non c’è più. Purtroppo nella sera del 15 ottobre, mentre la Capitale era avvolta da uno dei primi temporali della stagione, Pierre è venuto a mancare, lasciando dietro di sé un vuoto per certi versi inaspettato.

Personalmente ho conosciuto Pierre nel 2015, anche se prima di allora non era mancata occasione di incontrarlo e di scambiare un saluto o qualche convenevole. Ma la sua storia l’ho scoperta in un periodo per lui piuttosto difficile. Come spesso accade in questa città le vite a margine hanno un’esistenza complessa, fatta di continui spostamenti e di un radicamento quasi impossibile sui territori che attraversano. Non è mai stato così per Pierre, impegnato anche politicamente nella lotta contro la costruzione del parcheggio interrato sul viale. Nel 2015, dopo alcune rimostranze, viene spostato con tutta la sua roulotte in diverse parti della città. Inizialmente al Torrino, in un parcheggio pieno di immondizia, ma anche lì le segnalazioni dei residenti lo costringono ad un nuovo ‘trasloco’, nei pressi del Verano (dove tutt’ora sono presenti diverse decine di roulotte abitate perlopiù da senza fissa dimora). Un vero e proprio ghetto nel quale Pierre, abituato ad interagire con la comunità del quartiere, proprio non riesce ad integrarsi. Purtroppo qui succede il peggio: è vittima di una violenta aggressione. Per derubarlo dei documenti e di un piccolo televisore lo costringono in ospedale per diversi giorni. A questo punto sono i cittadini di viale Leonardo da Vinci a prendere in mano la situazione, riportano la roulotte sul viale e si schierano contro qualsiasi nuovo spostamento.

Pierre, c’è da dirlo, si faceva voler bene, a testimoniarlo non sono soltanto i tanti post sui social network, o i messaggi appiccicati alla porta della sua roulotte, ma la corsa di solidarietà che la sua morte ha generato, coinvolgendo a vario titolo tutte le realtà del quartiere. Dal comitato No Pup, del quale da oltre un decennio Pierre era fiero e attivissimo membro, passando per il Comitato di Quartiere e per le classi della vicina scuola elementare. Già, perché Pierre, oltre ad essere guardiano di quel viale, era anche guardiano discreto e silenzioso dell’entrata e dell’uscita di quei bambini dalla scuola. Proprio da loro, dai loro genitori e dalle maestre è arrivata la raccolta di fondi che permetterà di celebrare un funerale per Pierre, che in ogni caso è riuscito a vedere finalmente riqualificato il viale e scampato il rischio della costruzione per parcheggio. Ma forse il saluto più dolce per Pierre è quello fatto a suo modo da una signora, incontrata per caso davanti la sua roulotte qualche giorno fa: “Nun lo scrive che era un barbone, mica è morto un barbone – mi ha detto strattonandomi un braccio – per noi qui era un vicino de casa”.

Leonardo Mancini