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Critiche alle novità per il Piano Regolatore Sociale

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Una delibera per riformulare l’impianto dell’assistenza domiciliare a Roma.

 
Il Piano Regolatore Sociale è uno degli strumenti del Comune di Roma, volti all’assistenza domiciliare ai disabili e agli anziani, tra i più contestati. Non perché il fine ultimo del Prs non sia buono, anzi. Sulla carta, infatti, quello approvato a ottobre 2011, in sostituzione del precedente del 2004, e che ha una durata di 5 anni, ha fatto i suoi punti di forza nell’abbattimento delle liste d’attesa del 20-30%, nell’informatizzazione e nello smaltimento delle barriere burocratiche, nella semplificazione ed equità di accesso ai servizi. Fatto sta che, fin dalla sua approvazione, il Piano è stato investito da una bufera di polemiche. Nel Municipio XI, in particolare, venne bocciato con parere negativo di Sel, Pd e Idv, in quanto secondo i suoi rappresentanti istituzionali, esso si poneva in rapporto di continuità con lo smantellamento del welfare, con la negazione delle risorse ai territori, con il sostanziale abbandono delle comunità locali al loro destino, non assicurando risposte alle nuove povertà, alle generazioni precarie e a chi necessita, appunto, di assistenza inclusiva come i disabili, gli anziani non autosufficienti e gli adulti in difficoltà. 

Sull’argomento è intervenuto Andrea Beccari, Assessore alle Politiche Sociali del Municipio XI, che ha fatto il punto della situazione: “Da qualche anno poniamo l’accento sulla necessità, per Roma, di dotarsi di nuove strategie che tutelino e incrementino le politiche sociali. Il 9 gennaio c’è stata una piccola novità. Una delibera, che non è un nuovo Piano Regolatore Sociale cittadino, ma semplicemente una riformulazione dell’impianto dell’assistenza domiciliare a Roma, da noi criticata per una serie di motivi. Essa, infatti, viene presentata come una specie di rivoluzione, invece quello che abbiamo verificato è che la spesa storica viene confermata, dunque non viene messa alcuna risorsa in più a disposizione”. Secondo Beccari, dunque, sono proclami senza effettiva valenza. Infatti “dai calcoli che ci siamo fatti probabilmente ci sarà un declassamento delle ore che attualmente diamo a ciascun utente che abbiamo in carico – ha continuato l’Assessore – Questa delibera partorita dalla Giunta Alemanno è esclusivamente una riformulazione di qualcosa già esistente, che non prevede un investimento di risorse maggiore. I tariffari degli operatori sociali, ad esempio, non verranno adeguati a quelli del contratto collettivo nazionale. Si parla di abbattimento del 25% delle liste d’attesa, che è una cosa incredibile da affermare, perché esse sono molto consistenti. Nel nostro Municipio abbiamo 200 anziani in attesa, mentre per i disabili non esiste, e questo è sempre stato un nostro punto d’onore che il Comune, però, non ci mette in condizione di perseguire”. Un altro punto che denuncia Beccari è la continua mancanza di intervento e di certezze da parte di Roma Capitale, su un campo così delicato e importante come quello dell’assistenza alle fasce più deboli. “Ci si mette a parlare dell’abbattimento delle liste d’attesa, quando invece vengono ridotti gli stanziamenti nei bilanci ordinari dei Municipi. Tagli che hanno piegato, ovviamente, le nostre capacità di manovra: chi lavora nella trincea dei municipi è costretto, ogni giorno, a ricevere i cittadini con situazioni difficili, quelli che non arrivano a fine mese o gli anziani con una pensione di 500 euro, che tra l’altro con la Carta Roma ricevono 30 euro mensili, che è una presa in giro rispetto alla loro situazione”. Lo spaccato illustrato da Andrea Beccari è quello di una realtà difficile, che le istituzioni municipali tentano in qualche modo di appianare.

Serena Savelli