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Ex Fiera di Roma: il Comune riduce ancora le cubature

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Ex fiera 138

La riduzione, che ricalca l’esistente, indigna il mondo produttivo romano

Tratto da Urlo n.138 settembre 2016

MUNICIPIO VIII – Lungo via Cristoforo Colombo le sorprese non mancano mai: in un caldissimo 9 agosto, l’Assemblea Capitolina approva, con 25 voti favorevoli e 12 contrari (1 astenuto), la delibera sulla riqualificazione dell’area dell’ex Fiera di Roma. Un provvedimento attesissimo dalla Partecipata Investimenti Spa, proprietaria dell’area, tanto che ne aveva già richiesto nei mesi scorsi rapida esecuzione al Commissario Tronca e da ricorrere al TAR per ottenerne il commissariamento. Dunque l’atto è finalmente arrivato, ma è in netta controtendenza con quanto atteso dalla stessa Investimenti Spa. Il provvedimento riguarda le controdeduzioni alle osservazioni presentate da comitati, associazioni e Municipio. Con l’inaspettato accoglimento del ridimensionamento richiesto (nella proposta n. 29890/2015, con i calcoli sulla consistenza edilizia attuale, presentata dalla passata amministrazione del Municipio VIII e citata dall’Assessore Berdini), si passa dai 67.500 metri quadrati del documento di Giovanni Caudo, ai 44.360 metri quadrati ricalcati sull’esistente. 

Il Municipio VIII ha salutato con favore l’approvazione della Delibera, con il Presidente Pace che in primis la definisce “una vittoria di tutte le associazioni territoriali che da dieci anni si stanno battendo contro questa situazione. Una vittoria per coloro che, senza false ipocrisie, hanno sempre sostenuto questa tesi. Per l’ex Fiera di Roma, così come per le altre strategie da adottare su tutte le iniziative urbanistiche del territorio, entro metà settembre ci incontreremo con Berdini e stabiliremo come muoverci per raggiungere gli obiettivi agognati dalla cittadinanza”. Positivo anche il giudizio dell’ex Presidente del Municipio, attualmente Consigliere di Sinistra per Catarci: “Un grande merito a Berdini, visto che il precedente Assessore si era rifiutato di accettare la reale consistenza edilizia. Quando approvammo l’atto – ricorda Catarci – inserimmo 12 condizioni. La prima diceva che non si dovevano superare le superfici esistenti. Dopo l’approvazione abbiamo lavorato per capire quali fossero e lo abbiamo comunicato al Comune nella nota citata anche da Berdini: 44.360 mq. La scelta di Berdini è giusta e insindacabile – conclude in relazione alle necessità di vendita dell’area – È impensabile che si usino i palazzi per ripianare i bilanci di una partecipata e per dare ossigeno ad una nuova Fiera estremamente deficitaria, sarebbe un principio folle”. 

Al momento infatti i padiglioni sono nelle disponibilità di Investimenti Spa, il cui socio di maggioranza è la Camera di Commercio di Roma. La vendita della ex Fiera è necessaria alla società per rientrare dei 180 milioni di euro utili ad estinguere il debito contratto con Unicredit per la realizzazione della nuova struttura fieristica di via Portuense. In ogni caso, anche con queste nuove cubature, i tempi per Investimenti Spa sono molto stretti. Infatti ad inizio novembre dovrebbero arrivare a scadenza i termini del concordato aperto nel febbraio del 2015 per evitare il fallimento di Fiera di Roma. Quindi restano pochi mesi per completare la vendita dei padiglioni di via Colombo. Soprattutto perché chi acquisterà l’area non avrà uno spazio immediatamente utilizzabile. Infatti la vendita dei padiglioni porta con se l’intera progettualità dell’area disposta dalle linee guida della Delibera Capitolina. 

Ma se dalle parti politiche si reputa positiva la decisione del Campidoglio, tutt’altra opinione arriva dalla Camera di Commercio di Roma, che replica all’Assessore Berdini: “La delibera approvata dal Consiglio comunale crea un danno pubblico – scrivono in una nota – Un danno ai soci di Investimenti Spa e un danno ai cittadini romani che si trovano depauperata un’area cittadina (la ex Fiera, ndr) che poteva essere valorizzata in maniera migliore. La prima delibera, nel 2005, prevedeva 288mila metri cubi, poi si è passati a 216mila metri cubi nel 2015 e oggi siamo scesi a 130mila metri cubi: meno della volumetria esistente. Un danno che mina anche gli equilibri finanziari delle società coinvolte con il serio rischio che Roma si ritrovi, in tempi brevi, senza una sua Fiera con conseguenze gravi, in primis, per i lavoratori e i fornitori”. 

Mentre lo scontro con il mondo commerciale e imprenditoriale riguarda la quantità di cubature previste nell’area, ben diversa è la querelle apertasi tra l’Assessore all’Urbanistica Berdini e la Regione Lazio. “Noi siamo di fronte all’amministrazione regionale che ha decine di sedi in affitto passivo. In tutte le altre città del mondo sarebbe stato fatto il vestito su misura per un’amministrazione pubblica: insomma abbiamo un’area completamente pubblica, abbiamo una destinazione acclarata di piano dunque c’è volumetria, c’è un’amministrazione prospiciente a distanza di 100 metri che ha esigenze di spazio perché paga affitti passivi. Non ci vuole mica una zingara per dire di fare una nuova sede della Regione Lazio in modo che i due palazzi siano vicini”. Non è mancata la replica della Regione che, oltre a sostenere le preoccupazioni del mondo produttivo romano, ha dichiarato: “Preso atto dell’orientamento della nuova amministrazione di assumere decisioni strategiche nelle aziende partecipate, al di fuori di ogni forma di concertazione o anche solo di consultazione con i soci, a settembre sarà opportuno un confronto per capire se esistano le condizioni minime per rimanere come Regione all’interno delle società partecipate. È opportuno, poi, precisare che l’ex Fiera di Roma non è di proprietà della Regione Lazio. Pertanto un eventuale utilizzo comporterebbe il pagamento di un canone – si legge – Una scelta di questo tipo determinerebbe un ingente investimento per progettazione, demolizione e realizzazione di nuove strutture; o forse qualcuno immagina che i dipendenti regionali possano andare a lavorare all’interno di capannoni in disuso da anni”.

Per l’Assessorato capitolino le difficoltà economiche che potrebbero ripercuotersi sulla Nuova Fiera hanno radici lontane, e non sono legate alla diminuzione di cubature sull’area di via Colombo. “Fare una fiera in mezzo al deserto non è proprio il modo migliore per mettere a frutto un’attività economica importante – ha detto Berdini – Il debito di investimenti Spa, pari a circa 180 milioni di euro, in gran parte deriva da una localizzazione che, facendo il mestiere di urbanista, non posso non definire scellerata e che è stata abilitata nel decennio precedente”.

Nei prossimi mesi si delineerà il futuro delle due aree. In ogni caso su via Colombo le edificazioni, che ricordiamo seguiranno il mix funzionale dell’80% residenziale e del 20% commerciale, dovranno seguire l’iter di un concorso di progettazione europeo, così come definito nella Delibera Capitolina. 

Leonardo Mancini