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Ex Fiera di Roma: l’Aula approva la riqualificazione

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Ora sui 7.6 ettari della struttura partirà un concorso di progettazione

IL VOTO IN AULA – È stata votata oggi dall’Assemblea Capitolina la Delibera 119/2014 per la riqualificazione dell’area della ex Fiera di Roma. Sono 20 i consiglieri, compreso il Sindaco Marino, ad aver votato positivamente il testo, mentre 7 sono stati i voti contrari. Un intervento questo che, secondo il primo cittadino, “la città attendeva da dieci anni”. Marino, come riportato dall’Agenzia Dire, ha continuato spiegando che la sua è “un’amministrazione che si è sempre detta contraria alla cementificazione: Veltroni aveva già tentato di contenerla indicando le aree edificabili in 86mila metri quadrati. Con Alemanno, questi hanno fatto un balzo in avanti, che li portò a oltre 93mila, mentre noi li abbiamo portati a 67.500″. Quindi, ha concluso Marino, “abbiamo ridotto la cementificazione”.

DALL’ASSESSORATO – L’Assessore alla trasformazione Urbana, Giovanni Caudo, ha descritto l’intervento come la “riqualificazione di un’area degradata dentro la città costruita”. 7.6 ettari di territorio abbandonato e degradato da un decennio, ha proseguito Caudo: “dove è sempre esistito un muro continuo che costeggiava la Cristoforo Colombo interrompendo la continuità del verde pubblico ai margini della strada, si potrà avviare un importante progetto di rigenerazione urbana”. La progettazione di questo intervento prenderà le mosse da un concorso, così come prospettato dall’assessorato anche in sede di processo partecipativo.

LE AREE INTERESSATE – “Dei 7,6 ettari del vecchio comprensorio della Fiera, circa 3 saranno destinati a servizi pubblici di quartiere, quelli che servono al nuovo intervento, senza pesare su quelli già esistenti nel Municipio – scrive l’assessore Caudo in una nota – La quantità di edificato, che è molto al di sotto di tutte le proposte di delibere precedenti, 67.500 mq contro i 91.300 di Alemanno e gli 86mila di Veltroni, dovrà essere accompagnato dalla realizzazione di un adeguato sistema di accessibilità pubblica su ferro e sarà subordinato a un documento di indirizzi per il concorso di progettazione urbana che sarà predisposto coinvolgendo i cittadini”. Proprio il documento redatto a partire dal processo partecipativo, portato avanti nel marzo scorso, dovrebbe essere considerato come punto di partenza per la progettazione, va però sottolineato che i cittadini e le associazioni presenti non firmarono il testo, trovandosi in profondo disaccordo con i canoni del progetto.

LE RICHIESTE DEL MUNICIPIO VIII – Il Municipio VIII, tra le critiche dell’opposizione, diede il suo parere positivo non vincolante alla delibera votata quest’oggi ponendo alcune condizioni: “Tra le richieste avanzate dal Municipio si accoglie quella di diminuzione della Superficie utile lorda (Sul) che passa da 75.000 a 67.500 mq, contro i 91.300 di Alemanno. La quota di Sul con destinazione residenziale scende da 60.000 a 54.000 metri quadrati – così il capogruppo PD in VIII Municipio, Federico Raccio e la Consigliera Antonella Melito, Presidente della Commissione Urbanistica – Approvare questa delibera significa prima di tutto sbloccare una situazione che ha pagato errori della precedente gestione della città e ci riferiamo alla giunta Alemanno che, invece di proseguire nel valido processo avviato con Veltroni, proponeva un complesso residenziale di pregio, escludendo i cittadini della zona da qualsiasi possibilità di esprimersi in merito e prometteva di ‘ripulire la zona dai rom’”. Dal PD municipale sottolineano le caratteristiche dell’intervento: “Si parla invece di housing sociale, si parla di servizi (educativi, culturali, etc.), spazi a verde e mobilità sostenibile – seguitano Raccio e Melito -Ricordiamo anche a quanto ammontavano le cubature anni fa: oggi continuano ad essere tante ma il fatto di averle diminuite rispetto a cinque anni fa è un segnale che dà fiducia sul fatto che questa è la volta buona per restituire un importante spazio a Roma e ai cittadini romani”.

TRA LA NUOVA E LA VECCHIA FIERA – Non si può dimenticare che questo intervento serve anche a dare nuova linfa alla società proprietaria dell’area e delle nuova Fiera di Roma: “Le aziende si salvano e si ristrutturano con piani industriali seri, capaci di saper cogliere le opportunità del mercato e di corrispondere agli interessi più generali dello sviluppo economico della città. Questo – ha detto l’Assessore Caudo – è quello che serve prioritariamente alla società che attualmente gestisce la fiera nuova: un rinnovato e credibile piano industriale. La delibera approvata oggi dall’Assemblea Capitolina, nel fare gli interessi generali della città costituisce anche una opportunità in questa direzione”. Collegato a questa delibera anche un emendamento proposto da SEL in merito alla situazione dei lavoratori della nuova Fiera, per Salvaguardare i livelli occupazionali e ritirare le lettere di licenziamento già inviate a 15 lavoratori: “L’atto – spiegano in una nota i consiglieri di SEL Gianluca Peciola, Gemma Azuni, Imma Battaglia e Annamaria Cesaretti – impegna il Sindaco e la Giunta ad adottare ogni utile iniziativa, in sinergia con gli altri soci detentori di quote azionarie, affinché Investimenti Spa e Fiera di Roma S.r.l. si impegnino a salvaguardare i livelli occupazionali e a ritirare, con effetto immediato, le lettere di licenziamento, in attesa che si chiarisca il destino della Fiera di Roma attraverso l’adozione di un nuovo piano industriale”.

UNA DELIBERA IN CHIAROSCURO – Dalla presidenza del Municipio VIII, Andrea Catarci assieme all’Assessore municipale all’Urbanistica, Massimo Miglio, parlano di una ‘Delibera in chiaroscuro’ e spiegano che non ci voleva poi tanto a far meglio delle precedenti giunte. Dagli esponenti municipali, se da un lato si esprime soddisfazione per la diminuzione di cubature e per le altre richieste del Municipio che sono state accolte, dall’altro si sottolineano le necessità economiche dietro l’intervento: “Oltre alla quantità, su cui si era richiesta una decurtazione maggiore, la criticità sta nell’effimera qualità di un provvedimento che, come messo in rilievo dagli approfondimenti scientifici di urbanisti e ingegneri, non è in realtà finalizzato al riassetto urbano ma a sanare parte del debito contratto dalla S.p.A. Nuova Fiera di Roma”. Secondo Catarci e Miglio questa decisione potrebbe delinearsi come la creazione di un precedente, di “una idea dell’urbanistica basata più sulla esigenze finanziarie di società partecipate che necessitano di risanare i debiti accumulati nel tempo che sulla pianificazione del territorio”. In ogni caso Catari e Miglio pongono sul piatto tre punti su cui continuare ad insistere: “Non si può far cassa per coprire il buco della nuova Fiera; non si può procedere ad una cementificazione intensiva, rischiando di far saltare definitivamente l’equilibrio della zona; non si può costruire ancora case di pregio, in una città che ha tantissimi edifici invenduti ed inutilizzati”.

LeMa