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Ex Fiera di Roma: prime critiche al ‘parere condizionato’

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Mentre Fi parla di una ‘Giunta prigioniera delle fibrillazioni interne’, il M5S chiede il parere della Soprintendenza

IL PARERE CONDIZIONATO – Dopo le dichiarazioni del Presidente Catarci e dell’Assessore Miglio in merito alla possibilità di dare un parere positivo, ma vincolato, per il piano di riqualificazione della ex Fiera di Roma, non sono tardate le prime critiche da parte dell’opposizione municipale. Sono tre le condizioni che la Giunta e il Consiglio Municipale potrebbero porre al parere sulla Proposta di Delibera avanzata dal Campidoglio: ampia partecipazione della cittadinanza al documento su cui si baserà il concorso di progettazione; il 50% del residenziale previsto da dedicare all’edilizia convenzionata; e l’attenzione alla Delibera Municipale del 2010 sulle cubature. 

PRIME CRITICHE DALL’OPPOSIZIONE – È il Capogruppo di Fi al Municipio VIII, Simone Foglio, ad aprire le danze sulle critiche alla posizione che la maggioranza municipale potrebbe assumere: “Una Giunta prigioniera delle sue fibrillazioni interne. La lotta tra il PD e Catarci e tra Miglio e Caudo sta portando solo danneggiamenti per il nostro territorio”. Il Capogruppo forzista si dice consapevole di queste difficoltà interne alla maggioranza e chiede quindi di passare la mano, non mancando di ripercorrere le ultime vicende che hanno interessato il territorio: “Abbiamo già assistito a clamorose giravolte politiche. Prima il Polo Ospedaliero del Bambino Gesù, osteggiato dalla sinistra con esposti alla Procura della Repubblica e ricorsi al TAR, ma oggi acclamato come eccellenza del territorio. Poi l’apertura di Eataly voluta dal centrodestra, con il sequestro di un piano da parte del Municipio del ‘compagneros’ – seguita Foglio riferendosi al minisindaco Catarci – Tutto svanì poi nel nulla ma oggi in compenso i ‘compagni’ organizzano lì dentro un convegno dopo l’altro”. Tra i molti casi ricordati dal Consigliere Foglio non mancano nemmeno quelli legati alle grandi trasformazioni urbanistiche come gli ex Mercati Generali, “dove nel silenzio si sono modificate volumetrie e progetto, affidati incarichi onerosi a docenti di Roma Tre con l’unico risultato per il quartiere di aver inaugurato il Centro Anziani due giorni prima delle Elezioni Europee, chapeau. Oppure – come seguita Foglio – Piazzale dei Navigatori, dove la Convenzione partorita nel 2001 e ufficializzata nel 2004 è stata modificata nel 2009. Solo cinque anni dopo il municipio si accorge di quello che aveva combinato e avvia accertamenti con l’ausilio della Magistratura. Risultato? – sottolinea il Capogruppo – tutto bloccato, compreso l’Albergo di via Costantino, oggetto solo delle attenzioni degli amici di Catarci che ogni tanto lo occupano temporaneamente”. Simone Foglio non dimentica nemmeno di accennare all’I-60 e al sequestro del Parco di Tor Marancia da parte del Corpo Forestale: “Queste due situazioni rischiano di rappresentare l’apice delle schermaglie tra Municipio, Comune e Regione”. Sulla possibilità di dare un parere favorevole ma con delle condizioni la posizione del centrodestra sembra quindi chiara: “Ancora ci viene da ridere pensando alle condizioni poste sull’edificazione a Vigna Murata. Tutte – conclude Foglio – brillantemente messe da parte nella recente delibera votata dalla Giunta Marino. La sinistra si ricordi che le bugie hanno le gambe corte”. 

IL M5S GIOCA LA ‘CARTA DELLA QUALITÀ’ – Di tutt’altro tenore la posizione del M5S che pur dicendosi ‘fortemente orientato e favorevole alla riqualificazione della ex Fiera’, chiede maggiori accertamenti sulla presenza sull’iscrizione dell’area nella Carta della Qualità. “Sia la forma che la sostanza delle cose che si fanno – spiega in una nota il Capogruppo pentastellato Carlo Cafarotti – sono molto importanti e non è il caso di commettere errori che possono portare la cosa pubblica in un impasse, o peggio ancora generare un danno”. L’area dell’ex Fiera infatti è inserita all’interno della Carta della Qualità, un elenco di risorse che costituiscono il patrimonio storico della nostra città. “Nella Carta –spiega Cafarotti – il complesso è classificato come ‘Edificio con tipologia edilizia speciale: ad impianto nodale (CP-Capannone)’, e dunque parliamo di ‘elementi che presentano particolare valore urbanistico, architettonico, archeologico e monumentale, culturale, da conservare e valorizzare’. Nella delibera invece – prosegue il Consigliere pentastellato ne viene chiesta, con motivazione singolare, la cancellazione sostenendo che il complesso era stato inserito nella Carta per la sua ‘valenza funzionale’”. Questo comporterebbe che, con la perdita della sua funzione originaria a partire dal 1997, l’area non avrebbe più le caratteristiche per rientrare tra i beni da tutelare. Il M5S nella seduta di Commissione Urbanistica municipale del 18 luglio scorso, ha infatti richiesto ufficialmente che vengano ascoltati in merito gli organi preposti, come la Soprintendenza. “Conosciamo le difficoltà finanziarie in cui versa la Investimenti S.p.A. – prosegue Cafarotti in una nota – ma ci domandiamo se questa Delibera non sia figlia della fretta volta a generare una plusvalenza per Investimenti S.p.A. per toglierla dalle paludi (industriali) in cui versa (ovviamente speriamo di no!). Di certo Roma non può essere urbanizzata nei modi e nei tempi dettati da questioni economiche finanziarie, men che meno di una sola azienda, seppur controllata. Così morirebbe la visione di lungo periodo, così la città verrebbe mortificata da scelte dettate dall’emergenza”.

Leonardo Mancini