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I-60: dal Comune l’apertura sul Fosso

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Secondo il Segretariato Generale è necessario rispettarne il corso

IL SEGRETARIATO GENERALE – Sembra dare peso alle ragioni che hanno portato il Municipio VIII al sequestro, successivamente convalidato dalla magistratura, del’area del Fosso delle Tre Fontane, all’interno del cantiere I-60. È quanto si apprende dall’articolo di Repubblica.it sul vertice del 14 maggio in Campidoglio, durante il quale il Segretariato ha espresso la necessità di rispettare il corso del Fosso. 

 

DAL MUNICIPIO VIII – è il Presidente Andrea Catarci a spiegare come, con il mantenimento del corso del Fosso, l’intero progetto edilizio dovrà essere modificato, con una probabile revisione delle cubature totali. Anche dal’Assessorato Municipale all’Urbanistica, Massimo Miglio, ricorda come tutti gli enti preposti, dall’Autorità di bacino del Tevere fino al PRG, passando per l’area Difesa Suolo della Regione Lazio, hanno sempre attestato l’esistenza del Fosso, per il quale va mantenuta la tutela.

I CASALI – Sono anche i manufatti denominati ‘Case Bernardini’ a complicare la situazione. Infatti dopo le numerose segnalazioni e denunce pervenute dalla cittadinanza nei confronti del presunto abbattimento dei casali, l’ufficio di Coordinamento per i permessi a costruire e vigilanza del dipartimento all’Urbanistica, avrebbe inviato una nota in cui si spiega come, tutt’ora sia vigente il regime di salvaguardia per l’area dei casali. Inserendo quindi una ulteriore area di rispetto di 50 metri all’interno dell’I-60.

I COSTRUTTORI – intervenuti su Repubblica.it, rimangono sulle loro posizioni, affermando che il Fosso non rientra nell’area dell’edificazione: “La Regione ha riconosciuto che sin dall’origine il vincolo sul Fosso delle Tre Fontane non riguarda le aree del Programma Grottaperfetta, ma solo quelle a valle dei suoi confini e, più precisamente, all’interno dell’attuale Parco Longaresi. E questa delibera costituisce un atto dovuto e non illegittimo” affermano dal Consorzio e sottolineano che “nell’area di intervento non è avvenuto ad opera dei costruttori privati l’interramento di alcun fosso, dal momento che, sulla base della documentazione storica aerofotogrammetrica, risulta che già prima del 1980 sul sedime originario era stato effettuato un deposito di terra di circa 10 metri. Ora abbiamo solo ripulito superficialmente il terreno. Niente danni ambientali”.

Leonardo Mancini