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Il palazzo fantasma del Bambino Gesu’ a San Paolo: venerdi’ scorso l’incontro con i cittadini

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Dopo la denuncia depositata in Procura è tempo di manifestazioni: obiettivo Ministero dei Beni Culturali
Si è svolto venerdi 21 gennaio l’incontro pubblico dal titolo “San Paolo patrimonio dell’umanità o area edificabile?” al quale sono intervenuti tecnici e politici per confrontarsi sui lavori di edificazione che interessano l’area adiacente la Basilica di San Paolo fuori le mura, dove è prevista la costruzione di una nuova sede dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù che ospiterà un poliambulatorio specialistico con laboratori e un auditorium-centro congressi con un parcheggio interrato dalla capacità di più di 200 posti-auto. Tutti i dati sono deducibili ed esperibili solo “ad occhio” perché ad oggi non è stato ancora reso pubblico un progetto, l’unica cifra certa è quella che riguarda la cubatura, 23.000 metri cubi su più piani, su progetto dello Studio Carrara e con lavori della Italiana Costruzioni. Il problema centrale che riguarda quell’area, di competenza del Vaticano, è l’extraterritorialità, sancita dai Patti Lateranensi del 1929 e che concede allo Stato del Vaticano la piena autorità e libertà decisionale sui territori che appartengono allo Stato Pontificio. Una libertà che però, stando agli articoli 13 e 16 dei Patti, riguarda solo gli interventi su immobili già esistenti e non investe anche la costruzione ex novo, che non è prevista dall’accordo tra i due Stati. Inoltre l’area interessata dai lavori di edificazione è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco grazie alla presenza della Basilica e del cimitero paleocristiano sotterraneo che si estende fino all’Ostiense. A partire da questi motivi e non essendo riuscito a trovare un riscontro da parte dell’Amministrazione comunale o regionale o dalla città del Vaticano né dalle altre autorità statali competenti, il Presidente dell’XI Municipio Andrea Catarci (Sel) ha depositato ad ottobre un primo esposto in Procura e in seconda battuta una denuncia con richiesta di sequestro immediato dello stabile. Ma i lavori sono continuati e una prima pronuncia del giudice ha rigettato l’esposto-denuncia facendo riferimento alla sentenza della Cassazione sul caso delle onde elettromagnetiche di Radio Vaticana a Cesano, e sostenendo che sotto la classificazione di “immobili”, rispetto ai quali lo Stato Pontificio ha libertà e autorità, vadano tanto gli edifici quanto i terreni. Un’assimilazione che ha lasciato di stucco il Presidente Catarci e Mario Staderini, il Segretario nazionale dei Radicali che è stato un attivo contestatore dei lavori fin dall’inizio, ma soprattutto l’Avvocato Perticaro, che si è occupato di redigere l’esposto e poi la denuncia e che, in occasione dell’incontro pubblico, ha giudicato quella seguita dal giudice, “una linea giuridica assurda”, parlando anche di un “problema di illegittimità costituzionale” che deriva dallo scavalcamento della Costituzione italiana in base ai Patti Lateranensi. In risposta a questa “immunità sui generis e non assimilabile a quella prevista per le Ambasciate, che non possono edificare a piacimento pur avvalendosi dell’extraterritorialità” l’Avvocato ha provveduto a chiedere al Giudice la restituzione degli atti al Pm.  Questo l’iter giuridico di una vicenda che sembra intricarsi giorno dopo giorno e che non lascia indifferenti Associazioni, Professionisti e Tecnici. Staderini ha parlato di “atteggiamenti clericali di chi ci governa, che mirano a tutelare non la legge ma gli interessi del Vaticano” e ha criticato la linea portata avanti negli ultimi anni dal Vaticano, che “ha messo a valore il suo patrimonio sfrattando persone che abitavano da decine di anni nelle case di proprietà dello Stato Pontificio per rivenderle a potenti di turno e ha trasformato in plessi turistici alcune strutture prima deputate ad ospitare officianti”. Estendendo la sua riflessione all’impatto sui beni archeologici ha inoltre ricordato: “Già dal servizio delle Iene del 29 settembre fu accertato che sono stati sottratti beni archeologici rinvenuti durante i lavori senza che si sappia dove siano conservati e senza che il Ministro sia intervenuto”. Per questo motivo il Radicale ha rilanciato: “A questo punto è necessario farsi sentire e manifestare sotto alla sede del Ministero, per reclamare almeno il rispetto del patrimonio artistico”. Anche il Prof. Giorgio Muratore, Docente di Architettura presso l’Università La Sapienza, intervenendo all’incontro non ha lesinato sulle critiche: “In questa vicenda si intrecciano varie responsabilità e c’è una complicità schifosa tra interessi loschi, legati anche alla Sanità per l’infanzia e questo accade perché siamo un Paese incivile, in cui anche un’iniziativa positiva come un poliambulatorio si trasforma in un’occasione negativa. Tra tante sedi possibili a cui destinare la costruzione, penso agli Ex Mercati Generali, a tutti i depositi Ama presenti sul territorio, si è scelta quella più sbagliata, la Basilica paleocristiana più importante al mondo e che in occasione del Giubileo è stata oggetto di un importante restauro finanziato con soldi pubblici”. Un giudizio a cui si è riallacciato Alberto Attanasio (Pd) Vice Presidente dell’XI Municipio e Assessore ai Lavori Pubblici, che ricorda come all’epoca dell’inizio dei lavori “non fu fornita nessuna risposta alle richieste inoltrate dall’Assessore tramite gli uffici competenti appellandosi all’extraterritorialità che consentiva di agire autonomamente” e precisa che tuttora “non sono state fatte verifiche d’impatto sulla zona, in particolare sulla circolazione e la ricaduta che avrà sul traffico la presenza di un parcheggio che comporterà continue uscite ed entrate di veicoli”. L’Assessore si è poi richiamato all’ex articolo 81 che riguarda le opere di interesse statale, rispetto alle quali “il Provveditorato alle Opere Pubbliche può intervenire bypassando Municipio, Comune e Regione”. L’appello di Attanasio è quello ad affrontare la questione apertamente e con trasparenza e a questo si aggiunge l’amara conclusione dell’Assessore ha concluso: “I doveri valgono per i deboli ma non per i forti, perché un cittadino normale deve fare decine di richieste per installare una veranda senza essere sicuro che gli venga concesso e un potere forte può edificare un ospedale senza tenere conto delle leggi?”. Su questo punto anche gli esponenti della Comunità di San Paolo si sono pronunciati e hanno parlato di “un intervento violento e contro i cittadini, perché insegna a ritenere inutili le leggi”. Insomma le istanze delle associazioni, dei cittadini e della politica sembrano incontrarsi per una questione che, come ha ricordato in chiusura il Presidente Catarci “non rappresenta una polemica contro l’apertura di una struttura che in linea generale farebbe solo bene al territorio ma una difesa di quest’ultimo e una richiesta di legalità e trasparenza” ricordando che, trattandosi di una struttura sanitaria, necessita di un’autorizzazione da parte della Regione che manca ancora e non escludendo, in un clima generale di assenza di controlli, un cambio di destinazione d’uso. Dalle Istituzioni interpellate dal Presidente per ora non è arrivata alcuna risposta, il Sindaco Alemanno ha anzi parlato di “demagogia”  riferendosi alle proteste messe in atto, ma dal Ministero degli Esteri Frattini si è fatto sentire con una lettera di risposta affermando che “gli elementi contenuti nella lettera di Catarci hanno fornito interessanti elementi e valutazioni di cui stiamo tenendo conto nei nostri approfondimenti” e rassicurando: “La questione era già all’attenzione degli uffici di questo Ministero ed è in corso un attento esame dei profili giuridici di competenza della Farnesina”.  A questo punto bisognerà aspettare la nuova sentenza del Giudice e attendere per vedere se la protesta annunciata al Ministero dei Beni Culturali produrrà qualche esito e se arriveranno risposte concrete da parte del Vaticano e delle Istituzioni locali e nazionali. Intanto i lavori continuano e il palazzo in costruzione vale come allarme e come monito, lasciando pesanti interrogativi su come si potrà procedere se davvero si procederà ad un blocco dei lavori.

Stefano Cangiano