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L’arte di strada come strumento di rigenerazione urbana

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sten lex garbatella

Dopo la grande opera murale di Sten & Lex a Garbatella, continuano gli interventi di street art sul territorio

 

Roma è da sempre famosa per il suo incommensurabile patrimonio archeologico. Rispetto ad altre città europee quali Berlino o Londra, la nostra Capitale solo negli ultimi anni ha saputo riscoprirsi culla della street art internazionale. In particolare l’operazione condotta nel Municipio VIII, soprattutto nel quartiere Ostiense, ha portato in luoghi originariamente a vocazione industriale, un’esplosione d’arte vigorosa e vitale che si è espansa rapidamente anche in altre aree del territorio, come è successo nel quartiere Garbatella. Proprio a via Caffaro è stata recentemente inaugurata la grande opera murale permanente di Sten & Lex, sullo stesso palazzo dove qualche anno fa era stato realizzato un immenso lavoro in carta deteriorato dal tempo e dalle intemperie. Il murales è stato finanziato in crowdfunding, ovvero attraverso una raccolta fondi avvenuta tra appassionati d’arte, volontari e cultori, che ha visto il raggiungimento dei 10mila euro necessari per la realizzazione dell’opera.

Ma non finisce qui. Sempre a Garbatella, al parco del Cavallo Pazzo, l’artista Jerico ha realizzato un’opera murale inseritasi all’interno degli interventi finanziati da Cultura Restart, un’iniziativa che “la nuova giunta municipale ha messo in campo, in partenariato con l’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale – ha dichiarato Claudio Marotta, Assessore alla Cultura del Municipio VIII – Abbiamo avuto la possibilità di finanziare programmi culturali per 40mila euro sul nostro territorio durante le feste di fine anno e abbiamo deciso di assegnare i fondi attraverso un bando pubblico”, strutturato a favore delle reti associative, una forza che secondo l’Assessore va valorizzata. Tra i vari punti presi in considerazione dal bando, uno riguardava proprio la rigenerazione urbana, dove ben s’innesta l’attenzione per l’arte di strada, quella stessa arte che già da qualche anno ha fatto guadagnare ai nostri quartieri una serie di bellissime opere murali divenute a tutti gli effetti patrimonio della città. “Vogliamo far diventare Ostiense una galleria d’arte a cielo aperto – ha continuato Marotta – perché la street art è un potente strumento di trasformazione e rigenerazione”.

Un modo efficace, quindi, per diffondere la cultura, sempre più spesso minacciata da tagli e mancanza di fondi. Per questo le opere sul Municipio VIII sono state realizzate a costo zero per l’amministrazione municipale, che oggi rivendica con forza, però, la necessità di un maggiore investimento economico su tali interventi. “Abbiamo avuto la fortuna di trovare degli interlocutori con cui il Municipio, a costo zero, è riuscito a trasformare luoghi del degrado urbano in posti dedicati all’arte – ha continuato Marotta – Penso ad importanti partner come NuFactory (realizzatrice dell’Outdoor Urban Art Festival, ndr), 999 Gallery (galleria d’arte attiva nel mondo della street art grazie alla quale sono stati realizzati importanti interventi ad Ostiense, ndr) e Nessun Dorma (associazione attiva a Roma 70, ndr). La nostra volontà di investire su questo terreno nasce anche dalla consapevolezza che abbiamo dei player culturali capaci di attrarre risorse che consentano di non attingere da economie pubbliche per la realizzazione di queste opere”. Ma per poter espandere questa prominente attenzione alla rigenerazione urbana non solo in quartieri culturalmente vitali come Garbatella e Ostiense, ma anche in altri quadranti del Municipio più “periferici” come Roma 70, dove negli ultimi tempi sono stati molti gli interventi di street art realizzati dall’associazione Nessun Dorma, si ha la stringente necessità non solo di tempo ma soprattutto di fondi.

“Noi continueremo a lavorare su due binari – ha concluso Marotta – Dove potremo realizzare opere di rigenerazione e riqualificazione a costo zero per l’amministrazione le inciteremo, continuando a tracciare un percorso che è già sperimentato. Ribadiamo però la necessità di risorse pubbliche per la cultura. Se fino ad oggi queste opere sono state realizzate a costo zero è sì per la grande vivacità delle associazioni e delle realtà culturali, ma anche perché noi non avevamo risorse in bilancio. Per questo vogliamo che la musica cambi, magari con dei fondi che consentano di costruire un ragionamento programmatico sulla street art urbana. Ciò sarà possibile solo se Roma Capitale ci metterà nelle condizioni di immaginare iniziative che non siano solo ‘spot’, ma che arricchiscano veramente il nostro territorio”.

(pubblicato su Urlo n. 111 – gennaio 2014)

Serena Savelli