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Le sculture ataviche dell’artista Luigi Gheno

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A piazza dei Navigatori sorge l’imponente scultura bronzea dell’artista veneto

TOR MARANCIA – Passando per piazza dei Navigatori non sarà difficile notare una grande scultura bronzea, che svetta imponente con i suoi 560 centimetri di altezza e le sue 89 tonnellate di peso. Si tratta di “La vela. Sviluppo verticale” l’opera di Luigi Gheno, artista veneto classe 1930, ed è stata inaugurata lo scorso dicembre dall’Assessore alle Politiche culturali e del Centro storico, Dino Gasperini, e dall’Assessore alle Politiche culturali del Municipio XI, Carla Di Veroli. Astratta e bidimensionale, essa è costituita da una superficie frastagliata, da cui sporgono elementi assemblati alla struttura portante, creatori di percorsi tortuosi, ruvidi, labirintici. “La vela” di Gheno ha sostituito una precedente installazione in legno, posta nella stessa sede in occasione dei Mondiali di Calcio del 1990, ed è stata concepita dall’artista a partire dal 2002, con l’apporto di numerose modifiche per la sua nuova costituzione. Essa è stata fusa dalla Fonderia Artistica Pietro Caporella di Roma con il finanziamento di Acea Spa, Banco San Paolo IMI di Torino e Credito Artigiano, mentre la Società dell’Acqua Pia Antica Marcia P. A. ha curato sia l’installazione dell’opera, sia la realizzazione del suo basamento in cemento.
L’artista, che attualmente vive, lavora e insegna a Roma, durante la sua densa carriera ha partecipato alle molte delle più importanti kermesse artistiche, quali la Biennale di Venezia, le Biennali di Gubbio, le Quadriennali di Roma, ai Premi Termoli, alla Biennale Nazionale di Arti Figurative di Verona, alla Biennale di Roma al Palazzo delle Esposizioni e a Dokumenta di Kassel. Formatosi all’Accademia delle Belle Arti di Roma, Gheno nel corso degli anni ha plasmato ogni tipo di materiale, dalla terracotta al legno, dal polistirolo all’alluminio, fino ad approdare ai metalli come il bronzo, incredibile salto verso una consapevolezza e una maturità che vanno di pari passo con uno sviluppo quasi antropologico della sua opera. Come disse Giulio Carlo Argan, Gheno risale “alle prime intuizioni del sacro, quando l’uomo cominciò a cercare nelle cose i segni del passato e del futuro del mondo: nella forma e nei mutamenti formali delle pietre, dei tronchi, dei semi, dei frutti. E questi segni, che non potevano essere accidentali e che dunque significavano ad un’origine e a un destino, prese a rifare col pensiero di predeterminare il proprio futuro, dacché soltanto facendo storia del passato può farsi in modo che il futuro sia storia e non cieco fato” e che, rispetto ad un mondo sempre più tecnologico la scultura dell’artista “ha il valore di una ‘obiezione di coscienza’, è rifiuto di prestazione, affermazione di una libertà che in definitiva non è altro che un’interpretazione storica, o umana della natura”.
La scultura di Gheno si muove dunque in un percorso denso di simbologie e primitivismo, un’atavica concezione dell’uomo e dell’esistenza umana. Un legame indissolubile tra passato e contemporaneo, per non dimenticare ciò che ha portato la società ad essere ciò che effettivamente è. E il valore dell’opera di Gheno, oggi è duplice: restituire alla città una congiunzione con il mondo dell’arte, collocando all’interno degli spazi urbani il valore storico e culturale di cui è pregno, e far avvicinare ogni giorno i passeggiatori distratti, i cittadini, i turisti e le scuole, alla fiorente creatività nostrana, che da sempre ci contraddistingue.

 

Serena Savelli