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Municipio VIII: Il Comitato Stop I-60 torna a chiedere la tutela del Fosso delle Tre Fontane

Il Comitato: “Non vorremmo tra qualche anno lamentare danni incalcolabili”

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MUNICIPIO VIII – Nel pieno delle polemiche sul maltempo e sulla gestione del sistema idrico e idraulico della Capitale, si innesta la denuncia rilanciata dal ‘Comitato di salvaguardia Grottaperfetta Stop i-60’. I cittadini raggruppati in questa associazione, si battono da anni contro l’edificazione dei 22 ettari tra via di Grotta Perfetta e via Aldo Ballarin, tra i quartieri di Roma 70 e Montagnola. Dal Comitato si guarda a quanto messo in atto “a danno dello storico fosso delle Tre Fontane, ovvero l’interramento, per realizzare sopra il corso d’acqua servizi e parcheggi necessari ad adeguare gli standard urbanistici”.

IL FOSSO DELLE TRE FONTANE – Battaglia storica del Comitato è quella per il riconoscimento dell’esistenza del Fosso, che comporterebbe un’ampia fascia di tutela e la necessità di riprogettare (diminuendolo in termini di cubatura) l’intervento urbanistico sull’I-60. “Sebbene dal dipartimento Urbanistica del Comune si sforzino tanto per dimostrare l’inesistenza del fosso, così come sostengono i costruttori, l’Ordine dei Geologi del Lazio, attraverso il suo presidente ed altri esperti sostiene il contrario, come documentato con atti di varie istituzioni: Autorità di Bacino del Tevere, Area Difesa Suolo Regione Lazio, Città metropolitana di Roma, Aereonautica militare, perito tecnico nominato dalla Procura di Roma, Polizia giudiziaria, Corpo forestale, ministero dei Beni Culturali e Ambientali e inoltre foto, filmati e numerose testimonianze”.

LE RICHIESTE DI INTERVENTO – La nota del Coordinamento è corredata da una fotografia scattata il 4 settembre che testimonia la presenza di acqua lungo il tracciato del Fosso, appena al di fuori dell’area della lottizzazione: “A questo punto – incalzano i rappresentanti del comitato – chiediamo l’intervento dell’organismo provinciale cui compete il monitoraggio di fiumi, fossi e argini per capire cosa stia realmente accadendo, se le copiose variazioni orografiche non arrechino danno all’originario impianto idrogeologico. Non vorremmo tra qualche anno anche noi lamentare danni incalcolabili di una possibile, futura esplosione di acque occultate per far posto a 400 mila metri cubi e 32 palazzi su soli 22 ettari”.

LeMa