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Municipio VIII: perché Paolo Pace vince in ogni caso

Tra poco scadranno i 20 giorni a disposizione del minisindaco per ritirare le sue dimissioni. Ma qualunque sia l'esito Paolo Pace e il M5S restano in una posizione di forza, mentre la palla passa alle opposizioni

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LE DIMISSIONI – Il 16 marzo scorso il Presidente Paolo Pace ha protocollato le sue dimissioni, avendo riscontrato l’impossibilità di proseguire nel governo del Municipio VIII con un’ampia parte della sua maggioranza ormai schierata contro di lui. Da quel giorno è scattato il termine dei 20 giorni (la scadenza è fissata per il 5 aprile) entro i quali il minisindaco potrebbe ritirare le dimissioni. In questi giorni le notizie, ma soprattutto le voci, si sono susseguite, mentre poco si sa di come il M5s municipale si stia muovendo per arrivare ad una soluzione di questa crisi.

IL RITIRO DELLE DIMISSIONI – Se Pace con un colpo di scena ritirerà le dimissioni, possibilità che per le opposizioni sembra essere una certezza, il dibattito si sposterà tutto sull’agibilità politica del Presidente. In una recente intervista chiedevamo a Pace se nella sua decisione di dimettersi contasse anche la mancanza di agibilità politica dovuta ai contrasti nella maggioranza, la risposta positiva di allora implicherà una spiegazione qualora le dimissioni venissero revocate. Ci sarà da capire in che modo i conflitti siano stati ricomposti. Con un intervento forte del Campidoglio? Con un dibattito tutto interno ai Grillini municipali? Oppure con la divisione tra le due componenti delle poltrone degli assessorati vacanti? Ma la prova di questa ricomposizione sarà l’aula non appena verrà impegnata su uno dei tanti temi caldi posti sulla rotta dell’amministrazione 5Stelle: piazza dei Navigatori, ex Mercati Generali oppure ex Fiera di Roma. Su questi temi si potrebbero ricreare quegli stessi meccanismi che hanno paralizzato l’attività municipale negli ultimi mesi, mettendo alla prova il sistema di contrappesi costruito per superare la crisi di maggioranza.

SE PACE SI DIMETTE – Qualora il Presidente decidesse di lasciare, confermando quindi le sue dimissioni, per il territorio si apriranno lunghi mesi di storytelling contrapposto su quanto accaduto all’interno del parlamento di via Benedetto Croce, in attesa della prossima tornata elettorale. In questo caso la forza della componente vicina a Paolo Pace, che sembra essere debole all’interno degli attivisti ma molto presente tra i cittadini, sarà quella di compattare l’opinione pubblica sulla figura del minisindaco che “non è stato lasciato lavorare”.

IL RUOLO DELLE OPPOSIZIONI – È proprio in relazione al ruolo che dovranno giocare le opposizioni, assieme alla percezione che ne avranno gli elettori del Municipio VIII, che sta la forza di Paolo Pace in questo momento. In caso di dimissioni confermate i consiglieri di opposizione dovranno fare i conti con i cittadini e con la difficoltà di spiegare diffusamente le cause, tutte interne al Movimento, che hanno portato al commissariamento. Contrapponendosi alla sensazione del “non gli è stato lasciato il tempo per lavorare” che sembra già serpeggiare nell’opinione di larga parte della cittadinanza. Se invece la presidenza decidesse di proseguire, il ruolo delle opposizioni si farebbe ancora più difficile. In molte occasioni è stato già affermato che le opposizioni hanno la concreta possibilità di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente. In questo caso, se i consiglieri sapranno scegliere i tempi giusti, potrebbero trovare una sponda nella componente di maggioranza più stanca della linea di Pace. Ma qualora il Municipio cadesse in questo modo, l’opposizione dovrà tener conto dell’opinione dei cittadini, che facilmente si potrebbe trasformare in “non lo avete lasciato lavorare”.

Leonardo Mancini

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