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Municipio VIII: tensioni tra M5S e maggioranza sui Menù Europei

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La maggioranza boccia l’atto 5 Stelle che chiedeva ulteriori modifiche al progetto

I MENÙ EUROPEI – Martedì scorso il Municipio VIII è stato chiamato a discutere della vicenda, ormai nota, dei menù europei nelle scuole romane. Il progetto chiamato ‘Viva l’Europa’ prevede la presentazione nelle mense scolastiche della Capitale di 15 menù ispirati ai paesi dell’Unione. “L’obiettivo – si legge sul sito dell’Assessorato – è quello di far conoscere agli studenti la cultura gastronomica di tanti paesi diversi e di aumentare la consapevolezza di appartenenza dell’Italia all’Europa. Il progetto proseguirà per tutto l’anno scolastico e ogni mese saranno due o tre i menu europei serviti nelle mense”. Tra i piatti serviti ci sono Croque monsieur dalla Francia, Fish and chips dal Regno Unito, Gulasch dall’Ungheria, Paella valenciana dalla Spagna e Wiener Schnitzel dall’Austria. Molti di questi piatti nei paesi di origine sono l’esaltazione del fritto internazionale, ma dall’Assessorato tengono a precisare che “I piatti dei menù europei, così come tutti quelli normalmente serviti nelle mense scolastiche, non sono mai costituiti da cibi fritti, ma esclusivamente preparati al forno”.

L’ATTO DEL M5S – In Municipio VIII la discussione è partita dall’atto presentato dal M5S municipale che chiedeva l’interruzione del progetto fin quando non si fosse arrivati alla sostituzione di alcuni alimenti, come i wurstel, con zuppe prevalentemente vegetariane. Ma anche la somministrazione di tali menù soltanto una volta al mese. Questo atto è stato però cassato dalla maggioranza municipale, che ha invece votato in blocco un proprio documento sul tema. “Non c’è niente da fare, wurstel e patate, fish and chips e piatti simili continueranno ad essere presenti nelle mense delle scuole pubbliche romane, materne incluse – scrivono in una nota i consiglieri penta-stellati, Valentina Vivarelli e Carlo Cafarotti – Potete ringraziare questa maggioranza per la quale è giusto offrire ai bambini alimenti precotti e low-cost, insomma cibo spazzatura e spacciarlo per cultura gastronomica europea”.

LA MODIFICA DEL PROGETTO – Primo elemento del contendere è la modifica messa in campo dal nuovo Assessore Capitolino alla Scuola, Paolo Masini, che per far fronte alle critiche sulla quantità delle porzioni ha dato mandato di aggiungere al menù anche un primo piatto della cucina italiana. Inoltre dall’assessorato c’è stata anche la rassicurazione che, per rendere maggiormente formativa l’esperienza, verranno attivati dei protocolli con le Ambasciate dei Paesi coinvolti nel progetto. “La modifica apportata è la triste conferma di quanto da noi denunciato da tempo – seguita il M5S municipale – ovvero che i piatti proposti, oltre che per niente salutari, erano persino insufficienti per i bambini che rimanevano affamati dopo averli consumati”. Sul tema è intervenuta anche l’assessora alla Scuola municipale, Paola Angelucci: “Con l’introduzione di un primo piatto ci sembra che il menù sia stato riequilibrato. Questo progetto nasce molto bene, come un momento di conoscenza interculturale per i nostri bambini. Certo – ammette l’Angelucci – c’è bisogno che non si fermi alla somministrazione di piatti tipici e ben vediamo l’inclusione nel progetto delle Ambasciate dei paesi coinvolti”. 

LA QUALITÀ DEI PRODOTTI – Le critiche del M5S rimangono, soprattutto in relazione alla qualità dei prodotti serviti: “Il servizio pubblico dovrebbe impegnarsi nel fare esattamente l’opposto rispetto a quanto fatto da questa maggioranza, dovrebbe stimolare bambini e famiglie verso un’alimentazione ed uno stile di vita più sani, preservandoli dall’influenza delle multinazionali dell’alimentare e promuovendo un rapporto diretto con chi il cibo lo produce. Dietro a wurstel e pesce precotto cosa troviamo? Cultura? Qualità? Identità gastronomiche? Specificità territoriali?”. Sulla qualità ha risposto anche l’assessora Angelucci, scherzando sulla preparazione in materia di tutti i consiglieri municipali: “In questi casi ci trasformiamo tutti in nutrizionisti. Ognuno faccia il proprio mestiere, nel menù non ci sono pietanze fritte e inoltre sono stati studiati dai dietisti di Roma Capitale”. 

L’ATTO DELLA MAGGIORANZA – L’atto presentato dalla maggioranza, votato positivamente, punta invece sulla vigilanza sulle regole: “L’attenzione e le preoccupazioni rivolte all’iniziativa “Viva l’Europa” sono indicatori di un’importante sensibilità di tutta la comunità verso la qualità del cibo che viene proposto ai bambini e alle bambine di Roma – ha dichiarato la consigliera PD e presidente della Commissione Scuola, Floriana D’Elia – Condivido le scelte adottate dall’Assessore Masini che ha apportato alcune modifiche per rinforzare l’obiettivo didattico del progetto anche con il coinvolgimento delle ambasciate”. Sul documento votato in Aula municipale la consigliera D’Elia ha poi aggiunto: “Abbiamo tuttavia chiesto una verifica della corretta applicazione di quanto previsto e l’avvio di altre iniziative che possano rafforzare percorsi di reciproca conoscenza tra culture, anche attraverso l’avvicinamento alle diverse tradizioni culinarie – spiega – Ad esempio si potrebbero ripristinare i menù etnici, che la precedente amministrazione ha cancellato”. Gli elementi su cui la maggioranza vuole contare sono quindi chiari, da un lato la valenza culturale del progetto, ma dall’altro la vigilanza sulla qualità dei prodotti: “Sono convinta che la scuola debba promuovere e sostenere modelli positivi anche nell’insegnamento e la diffusione del mangiare sano. Per questo motivo il nostro lavoro in questo senso non inizia con i ‘menù europei’; la Commissione che presiedo, infatti, segue periodicamente il lavoro delle commissioni mensa delle scuole e degli uffici del Municipio per vigilare attentamente sulla qualità del cibo che arriva ai nostri bambini”. Un impegno che vuole assumersi anche l’assessorato municipale: “Mi impegno nella vigilanza sulla qualità dei cibi in tutti i menù e sul rispetto del numero di somministrazioni – conclude l’assessora Angelucci – Ma il problema è tutt’altro, è necessario che le ditte non vincano più gli appalti a ribasso, ma seguendo dei parametri di qualità”.

LM