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Nuovo sequestro nell’area dell’I-60

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Ci sono 6 indagati per l’interramento Fosso delle Tre Fontane

UN NUOVO CAPITOLO – È partita questa mattina l’operazione che ha portato al sequestro preventivo di parte del cantiere dell’I-60. Tre ettari di territorio che interessano l’intero tratto del Fosso delle Tre Fontane, per il quale è stato disposto il ripristino dei luoghi. Il personale del Corpo forestale dello Stato del Comando Stazione di Roma e dell’Ispettorato Generale su delega della Procura della Repubblica di Roma con i PM Roberto Cucchiari e Antonio Calaresu, questa mattina sono quindi intervenuti sull’area: “Ci sono 6 indagati per falso ideologico, danno ambientale e violazione delle norme paesaggistiche, tra cui 3 dirigenti del comune di Roma, il presidente e due dirigenti del consorzio dei costruttori – spiega una nota del Corpo Forestale dello Stato – Lo storico sito del Fosso delle Tre Fontane, un’oasi testimone del paesaggio agrario naturale romano che conserva ancora un ecosistema interessante sia per la fauna che per la flora, tra via Ballarin e via di Grotta Perfetta, è stato parzialmente interessato da movimenti di terra collegati ad un esteso piano di lottizzazione che riguarda l’area”. L’opera di analisi messa in campo dalla Forestale per arrivare al sequestro sembra ingente: “I Forestali – prosegue la nota del Corpo – grazie agli accertamenti effettuati sul posto ed allo studio condotto su rilievi aerofotogrammetrici, estesi anche all’esame di documentazione storica risalente agli anni ’50 del secolo scorso, con il decisivo supporto del Gruppo Analisi Immagini Operative del Centro Informazioni Geotopografiche dell’Aeronautica Militare, hanno infatti potuto dimostrare come i lavori di movimento terra abbiano effettivamente interessato anche l’alveo del Fosso delle Tre Fontane”. Per l’area è stato quindi richiesta la bonifica e il ripristino dello stato naturale dei luoghi da parte dei responsabili dei lavori, sotto il controllo del Corpo Forestale. 

SOLO IL PRIMO ATTO – Non cela la sua soddisfazione l’Assessore municipale all’Urbanistica Massimo Miglio, che ha sempre sostenuto l’esistenza del Fosso e del vicolo sull’area: “Questo è solo il primo atto, perché quel cantiere è l’emblema dell’illegalità. Quello del Fosso è soltanto uno dei problemi dell’area. Sono stati ritrovati importantissimi reperti archeologici e sono stati imposti due vincoli diretti da parte del Ministero. Sono spariti casali vincolati nella speranza che si potesse eludere il vincolo di tutela per costruire. La Soprintendenza però in questo caso ha evitato la costruzione sull’area perché ha stabilito che il vincolo dei 50 m permane. Gli standard urbanistici oramai non sussistono più, a causa dei vincoli. Tutto il comprensorio dovrà essere ridimensionato. Il sequestro di oggi è un nuovo tassello verso la riprogettazione dell’intero intervento, nonostante la strenua difesa dell’Assessore Caudo, che ha sostenuto l’inesistenza del Fosso, questa mattina la Procura di Roma ha ordinato il ripristino dei luoghi. Sarebbe utile – conclude Miglio – che la vigilanza del territorio venisse lasciata all’ente territoriale, al Municipio”. Anche il Presidente del Municipio VIII, Andrea Catarci, richiama la presenza del Fosso, dei ritrovamenti archeologici e i vincoli del Ministero dei Deni Culturali: “Nessuna delle tre questioni menzionate vengono osservate nella Convenzione Urbanistica del 2009 che dunque risulta ad oggi del tutto inutilizzabile. Essa deve essere riscritta, prendendo atto della sostanziale diminuzione delle superfici a disposizione e proporzionalmente della necessaria riduzione delle volumetrie da realizzare. Chiunque, in Campidoglio e sul territorio, dalla maggioranza come dall’opposizione, ha spergiurato sulla regolarità dei lavori in corso nell’area ha un motivo in più per approfondire e riflettere. Il Municipio – seguita il Presidente – rinnovando l’impegno profuso per la tutela del territorio in particolare su grandi questioni come l’I60, il Parco dell’Appia Antica, Piazza dei Navigatori, ex Fiera e tutto il resto, sceglie come al solito la concretezza, la trasparenza e il rispetto delle regole, valide per tutti compresi i potenti”. D’altra parte il Capogruppo Pd Federico Raccio e la Presidente della Commissione Urbanistica municipale, Antonella Melito, hanno dichiarato di avere “Piena fiducia nella Magistratura, l’unica cosa che auspichiamo è la celerità nelle indagini, perché un cantiere seppur bloccato è un disagio per l’intero quadrante”.

DALL’OPPOSIZIONE LA SODDISFAZIONE DEL M5S – Presente sull’area durante il sequestro il Consigliere capitolino Daniele Frongia del M5S, che ha richiamato il lavoro fin qui fatto dal suo gruppo: “È da mesi che il M5S denunciava irregolarità in questo cantiere, abbiamo spronato Catarci a risvegliarsi dal lungo sonno, mentre invece gli Assessori del Comune e della Regione ci hanno sempre dato rassicurazioni sia sui vincoli sia sul Fosso delle Tre Fontane. Anche il Pd romano aveva dato delle rassicurazioni, a quanto pare queste non sono bastate alla Magistratura che invece applica la legge”. Sul sequestro di una porzione del cantiere che non impedirà comunque di proseguire con le opere di urbanizzazione il Consigliere pentastellato ha aggiunto: “Lo scenario cambia profondamente a partire da oggi, noi non abbiamo letto l’ordinanza del magistrato, ma sappiamo che ci sono sei indagati di cui 3 di Roma Capitale, questo chiaramente non può lasciare inalterato lo scenario. Cerchiamo di capire cosa non ha funzionato, chi ha sbagliato, se questi tre reati effettivamente trovano dei riscontri e dopo si potrà ridiscutere l’intero progetto”.

LA POSIZIONE DEL COORDINAMENTO STOP I-60 – Presenti sul posto durante il sequestro anche alcuni cittadini del Coordinamento che lotta contro l’edificazione. In una nota rilasciata poche ore dopo l’operazione il Coordinamento ha espresso la sua posizione: “Questa è la dimostrazione che le lotte dei cittadini, se giuste, arrivano all’obiettivo. E non solo: il sequestro del fosso e il ristabilimento delle precedenti condizioni ambientali rappresenta, più in generale, uno stop a operazioni condotte per tanti anni con estrema disinvoltura, con un’amministrazione che purtroppo, non si è resa conto di quanto stava accadendo sotto i suoi occhi”. I cittadini non mancano nemmeno di fare i loro ringraziamenti per quanto avvenuto questa mattina: “A tal fine, i cittadini e il coordinamento Stop I-60, in lotta da anni contro i 400 mila metri cubi previsti nell’area, sono grati a quanti si sono battuti per ristabilire la legalità: il Corpo Forestale, i rappresentanti del Movimento 5 stelle dell’Assemblea capitolina e dell’VIII municipio, il presidente dell’VIII Andrea Catarci e l’assessore all’urbanistica Massimo Miglio, attenti alle prescrizioni di legge e vicini alle istanze della collettività”.

SEQUESTRO E’ SINTOMO DI UN MALESSERE NELLA MAGGIORANZA – Raggiunto dalla notizia del sequestro anche il Capogruppo forzista al Municipio VIII, Simone Foglio è intervenuto analizzando l’operazione come l’ennesimo segnale di una difficile composizione dei dissensi all’interno della maggioranza municipale, comunale e regionale: “Ancora una volta vediamo quanto sia incoerente e inesistente lo scambio tra Municipio, Comune e Regione. Anzi – seguita Foglio – vediamo come su questioni tanto importanti per la vita dei cittadini, la differenza di posizione tra le Istituzioni ancora una volta porti ad un sequestro. Questa pratica nel nostro territorio è arrivata ad un punto troppo avanzato per non essere individuata come sintomatica di un malessere politico insito in questa maggioranza. Su ogni vicenda – soprattutto sull’urbanistica, osserviamo un continuo battibecco tra il Presidente Catarci e il PD di ogni livello. Questo – aggiunge il Capogruppo – non solo vanifica ogni sforzo di migliorare fattivamente la quotidianità dei cittadini e la programmazione sul territorio, ma si traduce sempre più spesso in accordi e ricomposizioni che lasciano crepe indelebili sulla maggioranza. Sul Fosso delle Tre Fontane, ancora una volta, aspettiamo che sia la Magistratura a fare chiarezza, perché non possiamo di certo sperare che lo faccia chi manca delle più basilari capacità amministrative”.

Leonardo Mancini