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Palazzo Bambino Gesu’ San Paolo: prima udienza in Procura

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Il palazzo ormai è quasi completato e la possibilità di demolizione ormai impraticabile, continua però la lotta del Presidente Catarci per chiarire le dinamiche e accertare le responsabilità

La vicenda risale ormai all’anno scorso, ne abbiamo parlato diverse volte (qui http://www.urloweb.com/municipio/municipio-xi/2715-sede-bambino-gesu-a-s-paolo-i-lavori-continuano.html e qui http://www.urloweb.com/municipio/municipio-xi/2909-il-palazzo-fantasma-del-bambino-gesu-a-san-paolo-venerdi-scorso-lincontro-con-i-cittadini.html) fino a quando, dopo le querele e la denuncia presentate dal Presidente del XI Municipio Catarci (Sel) presso la Procura, sono partiti gli accertamenti. A ormai nove mesi dalla denuncia è stata fissata la prima udienza, che darà modo al Gip (Giudice per le indagini preliminari) di accertare la verità circa le accuse mosse dal Presidente, che insistono sul mancato rispetto dei Patti Laternanesi (visto che il territorio su cui insiste la struttura rientra nella competenza del Vaticano) oltre che della normativa che riguarda i patrimoni Unesco (la Basilica rientra tra questI), e su procedure poco trasparenti sui rilievi archelogici e l’iter burocratico dei lavori di edificazione.

Il complesso, che si articola in 23.000 mc di ambulatori, uffici, un auditorium e un parcheggio interrato di due piani, sorge a ridosso della Basilica di San Paolo, proprio di fronte a un’altra struttura del Bambino Gesù, e a destare le critiche di associazioni e cittadini è stato anche l’atteggiamento di chiusura dei responsabili amministrativi dell’ospedale pediatrico, che non hanno comunicato con le istituzioni comunali, municipali e anche regionali, beneficiando della libertà totale di edificazione su una porzione di territorio dal valore storico, paesaggistico e archeologico enorme, costruendo addirittura su un cimitero di età tardoimperiale.

Anche in virtù del mancato rispetto del Testo unico nazionale in materia di edilizia (Dpr 380/2001) Catarci ha decisio di procedere alla denuncia presso la Procura della Repubblica, che oggi si trova a dover giudicare il pieno rispetto delle norme. Riportiamo il racconto del Presidente del XI Municipio: ” A seguito della querela del novembre 2010 si è tenuta la prima udienza presso il Gip, in cui è stato presentato un documento che attesta la consapevolezza del Vaticano di aver prodotto un danno inestimabile al patrimonio archeologico e paesaggistico. Nella relazione della Direzione dei Musei Vaticani sulle attività della Santa Sede del 2009, nelle Indagini archeologiche eseguite a San Paolo (presente sul sito del museo al link: http://mv.vatican.va/1_CommonFiles/pdf/Reparti/Rep.RaccolteEpigrafiche.pdf) , alla fine della prima pagina si legge: ‘L’intervento edilizio ha creato un forte impatto ambientale sull’area in origine adibita a parco e non ha reso possibile l’auspicata conservazione e valorizzazione in loco di tutti i resti archeologici, per la maggior parte demoliti dopo i rilievi e il recupero dei mosaici, e ancora: L’intervento edilizio, se da un lato ha creato un forte impatto visivo sull’ambiente circostante (Basilica, Monastero e orto di San Paolo) ed ha interrotto la visione e l’unità interpretativa d’insieme del complesso monumentale basilica-monastero altomedievale, dall’altro renderà interamente fruibile l’area archeologica all’interno di un grande ambiente sotterraneo…’

Il dato di fatto è quindi l’amissione del Vaticano del mancato rispetto delle norme a tutela del patrimonio archeologico, dato di non poco conto ai finiti dell’accertamento delle responsabilità. Il verdetto del Gip è atteso nei prossimi giorni e Catarci, che non ha mai smesso di sostenere che la stessa struttura sarebbe poutta essere edificata in un’altra zona del quartiere, ha dichiarato: “La richiesta di demolizione, che si era inserita nella denuncia del novembre 2010 oggi appare impensabile. Ma non è tardi per chiarire le responsabilità, tanto del Vaticano quanto di tutte quelle autorità, dai Ministri al Sindaco di Roma, che non hanno visto, non hanno voluto vedere o hanno assentito nonostante tutto. ‘Quello che stiamo costruendo non è un luna park ma servirà lo stesso a far sorridere migliaia di bambinì’, è il testo del cartello che campeggia all’ingresso del cantiere accanto alla Basilica.  L’utilità sociale del futuro complesso è indiscutibile, ma resta un mistero perché non si sia deciso di far sorridere i bambini lì vicino, magari sempre nel quartiere San Paolo dove il Vaticano ha diversi immobili di proprietà. E, soprattutto, perché si sia dovuto contemporaneamente far piangere quell’immenso patrimonio archeologico, storico e paesaggistico che è indisponibile anche per gli Stati e che è stato dilapidato. Anzi, non è un mistero, ma solo il frutto di molti e potenti interessi”.


Aspetteremo gli esiti delle udienze, con la convinzione che quando ci si trova di fronte a un colosso come il Vaticano, qui più che mai inteso come vero e proprio Stato, tutto viene complicato da problemi di ordine morale e di adesione religiosa ma altrettanto certi che, proprio chi si propone di incarnare e diffondere i precetti evangelici e di renderli noti ai più, dovrebbe avere e mostrare un surplus di responsabilità e una propensione maggiore al rispetto delle leggi, alla trasparenza e al rapporto con i cittadini, che si tratti di una questione religiosa o di un poliambulatorio pediatrico, anzi, forse di più in questo secondo caso.

Stefano Cangiano