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Parco Commodilla: Il Comitato del Parco aderisce alla campagna ‘Verità per Giulio Regeni’

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verita giulio regeni

Il 13 Marzo la cerimonia nel Parco alla presenza di Andrea Marchesi, presidente di Amnesty International Italia

L’INIZIATIVA – Il Comitato Parco Giovannipoli, che da anni si occupa del Parco delle Catacombe di Commodilla alla Garbatella, aderisce alla campagna “Verità per Giulio Regeni” lanciata da Amnesty International Italia e dal quotidiano La Repubblica. “Siamo prima di tutto cittadini e l’appello di Amnesty International Italia non poteva rimane inascoltato – spiegano dal Comitato – Domenica 13 marzo alle 11.30 circa, insieme al presidente di Amnesty International Italia Andrea Marchesi, appenderemo la bandiera “Verità per Giulio Regeni” al Parco delle Catacombe di Commodilla, invitando a partecipare alla cittadinanza e le realtà di cittadinanza attiva del territorio”.

HERE TO YOU – Un gesto di sostegno e vicinanza alle tante “famiglie Regeni” che in questi anni si sono trovati nelle medesime situazione, così come ricorda la Campagna Here to You lanciata da Amnesty International Italia insieme a Roberto Saviano. Sarà infatti la canzone Here’s to you, composta nel 1971 come colonna sonora del film “Sacco e Vanzetti” che raccontava la storia dei due anarchici italiani ingiustamente condannati a morte nel 1927 a Boston per un omicidio che non avevano commesso, ad accompagnare il posizionamento della bandiera “Verità per Giulio Regeni”.

UN PICCOLO GESTO – “Chiediamo al territorio un piccolo gesto di solidarietà alla famiglia Regeni appendendo una bandiera gialla al proprio balcone per non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisca per essere dimenticato, per non essere catalogato tra le tante “inchieste in corso” e per spingere il nostro Governo a fare il possibile per scoprire la verità”, aggiungono dal Comitato Parco Giovannipoli. “Qualsiasi esito distante da una verità accertata e riconosciuta in modo indipendente, da raggiungere anche col prezioso contributo delle donne e degli uomini che in Egitto provano ancora a occuparsi di diritti umani, nonostante la forte repressione cui sono sottoposti, dev’essere respinto – concludono – Lo dobbiamo alla sua famiglia, ai suoi amici e colleghi che da ogni parte del mondo chiedono solidarietà”.