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Parco dell’Appia: Santa Maria Nova viene restituita alla città

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Nell’ambito de ‘La Dolce Via’ viene regalato un nuovo gioiello ai cittadini romani

LA DOLCE VIA – Nella terza edizione della manifesta zione ‘Dal Tramonto all’Appia’, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma presenta ai cittadini la restituzione di Santa Maria Nova: “La sera dell’11 luglio sarà possibile accedere gratuitamente, e per la prima volta, alla nuova area archeologica di Santa Maria Nova che confina con le imponenti rovine della Villa dei Quintili, aperta anche questa per godere di un unico spazio ricchissimo di storia, di archeologia e di paesaggio incontaminato – si legge sul sito dell’iniziativa – Si potranno visitare il casale, un impianto termale e una cisterna rotonda di epoca romana, per poi continuare il percorso all’interno della Villa dei Quintili”. Per il giorno 11 luglio le visite guidate saranno gratuite e partiranno alle 18.00 e alle 21.00. Nei weekend successivi del mese di luglio le visite saranno a pagamento, alle ore 17.00 e 18.00, per un massimo di 30 partecipanti.

UN PEZZO IMPORTANTE DELLA CITTÀ – A fare da portavoce alle bellezze del Parco è il Presidente del Municipio VIII, Andrea Catarci: “L’Appia Antica è la Regina Viarum, il Parco che ne prende il nome è un inestimabile patrimonio storico, archeologico, paesaggistico e naturalistico. Da solo, il Parco, basterebbe a sollevare un pezzo di economia cittadina, con un distretto culturale, ambientale e di servizi all’insegna della sostenibilità. È un cuneo verde all’interno dell’espansione edilizia romana – seguita il Presidente – assediato da traffico veicolare dannoso per la conservazione dei monumenti ed ostacolo alla fruizione, oltraggiato da quell’abusivismo edilizio in forma odiosamente speculativa che l’ha invaso malgrado la tutela integrale apposta nel 1965”.

LA LOTTA CONTRO GLI ABUSI – Sull’abusivismo edilizio in più occasioni il Municipio VIII ha lavorato al fianco dell’Ente Parco per scoraggiare e far arretrare il fenomeno: “Dimore principesche costruite sui resti di una civiltà millenaria, come segni dell’interesse privato che schiaccia quello pubblico, a cui contrapporre la cultura del rispetto e dell’unicità del luogo. La collaborazione tra Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma e il Municipio – sottolinea Catarci – ha permesso negli anni di ottenere buoni risultati nel perseguire alcuni degli abusi edilizi presenti”.

Leonardo Mancini

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